Carmelì a mammà…
Categoria Teatro
San Martino Valle Caudina (Avellino). La rassegna culturale San Martino Arte, voluta e organizzata dal Comune e dalla Pro Loco della cittadina avellinese, è arrivata alla sua XXVIII edizione. Dall’11 al 14 agosto, le serate sono dedicate al cabaret, alla musica, al teatro. Molti gli applausi per la compagnia del Teatro di Donna Peppa, che il 12 agosto ha portato in scena, presso l’anfiteatro Luisa Conte, Carmelì a mammà co chi l’hai vista a luna e maggio?, tratta da Nu bambeniello e tre San Giuseppe di Gaetano di Maio con l’adattamento e la regia di Antonello Aprea. La piece in due atti è ambientata nel napoletano, in un paese di campagna. Carmelina (Valeria Minghelli) sogna di fare cinema e col sostegno della mamma, Eleonora ( Teresa Di Rosa), va a Roma a fare un provino per un film ottenendo un suo ruolo. Solo in un secondo momento, si scopre che il film è osé e la signorina ha girato una scena senza veli. Suo padre Pasquale è disperato: tutti in paese sono stati al cinema, anzi al cinematografo, e hanno visto quel film, la gente ne parla, i ragazzini impertinenti si fermano fuori casa dell’uomo a cantare E levate a cammisell. Ma i guai non finiscono qui: la ragazza, tornata dalla capitale, confida a Filiberto (Maurizio Gioia), amico di famiglia, che aspetta un bambino. Ma chi è il papà del pargolo? Nicolino (Gennaro Ascione)? Raimondo (Antonio Nigro)? O Leopoldo (Francesco Giugliano)? In tutto questo marasma la giovane deve tener conto del fidanzato, Giovannino (Antonio Auricchio) emigrato in Germania. I possibili futuri papà, se inizialmente non vogliono saperne di prendere in moglie una donna un po’ libertina, dopo un improvviso ingaggio della ragazza in un film con Marlon Brando, e quindi un favoloso contratto, si ripresentano tutti con tanta voglia di matrimonio. La complicata vicenda procede a suon di battute brillanti, scene comiche, equivoci vari che regalano al pubblico tante risate. Anche qui, come in ogni paese, c’è chi non si fa i fatti propri, come la classica vicina di casa impicciona, Francesca (Alda Orsino), munita persino di binocolo per meglio scrutare negli affari altrui, e sua figlia Vicenzella (Arianna Iacomino), continuamente in cerca di qualcuno che la sposi. Divertente anche Matilda (Enza Ascione), la zia un po’ ingenua e molto sorda di Carmelina, che renderà solo tutto più difficile con i suoi continui fraintendimenti. I personaggi risultano spassosi, interessanti, ben delineati, ognuno con le proprie peculiarità. In modo particolare, Antonello Aprea, ― interpretando Pasquale, tipico brav’uomo che non sopporta che in paese si spettegoli su di lui e i suoi, e che in famiglia si sente rispettato solo dal cane — e Teresa Di Rosa — che si cala nei panni di una femmina tosta dalla battuta mordace sempre pronta —, sono stati notevolmente applauditi. Il cast, molto ricco, ha visto ancora sulla scena: Veronica Amendola (Silvana); Giuseppe Argento (Guaglione); Cazù (Antonietta Russo); Carmela Maria (Concetta); Patrizia Gammaldi (Masella); Salvatore Majorino (Fiascone); Ileana Rivieccio (Adarella); Giancarlo Sorrentino (Luigino). La compagnia di Torre del Greco (Napoli) riscuote dunque un successo considerevole grazie alla bravura e alla professionalità del suo direttore e dei suoi attori.
Settembre al Borgo
Categoria Teatro
Si terrà dal 31 agosto al 5 settembre a Casertavecchia la quarantesima edizione di Settembre al Borgo, il festival di teatro, musica e letteratura diretto da Paola Servillo e Ferdinando Ceriani promosso dall’Ente Provinciale per il Turismo di Caserta, con il Comune di Caserta, la Provincia di Caserta e la Regione Campania. Il festival quest’anno avrà come tema la leggerezza. Per sei sere le piazze e i teatri naturali della cittadella medievale che domina dall’alto la Reggia di Caserta, accoglieranno gli oltre venti appuntamenti di teatro, di musica e di letteratura del programma, e le iniziative editoriali, mostre, incontri, promossi per il quarantennale della rassegna. Mimmo De Simone si è occupato di narrare la storia di questi 40 anni in un testo edito da Guida, mentre i volti dei protagonisti delle edizioni del festival affolleranno 120 vetrine di Caserta per una singolare mostra. Il festival presenta anche quest’anno un cartellone autorevole con molte prime, anteprime e serate esclusive, l’apertura è dedicata al debutto in prima assoluta di Horovitz suite, sei atti unici dello scrittore americano Israel Horovitz messi in scena usando la location dell’Hotel Jolly di Caserta. Seguirà la messa in scena di Interviste Impossibili, con Anna Bonaiuto, Remo Girone e Luisa Ranieri: questa serata ha ricevuto il logo delle cerimonie ufficiali del 150° anniversario Unità d’Italia. Altro appuntamento da non perdere sarà il Concerto appassionato omaggio alla grande canzone classica napoletana con Fausto Cigliano, Gigi Finizio, Fausto Mesolella, Angela Pagano, Luca Persico (99 Posse), Raiz, Peppe Servillo e Fausta Vetere con la direzione musicale di Solis String Quartet. “Questo festival rappresenta uno sguardo verso il mondo” sottolineano i due direttori artistici, “anche quest’anno la leggerezza ha guidato le nostre scelte, e siamo certi accompagnerà il pubblico sera dopo sera. Uno sguardo leggero ma attento, in un territorio dove le eccellenze, le bellezze, la società civile, la cultura e le arti, sono state per troppi anni oscurate al mondo dall’immensa nube tossica della camorra.”
Il Mulino dei matti
Categoria Teatro
Il Mulino Pacifico di Benevento si trasforma in un ospedale psichiatrico. Noi del pubblico ci troviamo all’esterno, nell’ampio cortile, finché due infermiere non ci invitano ad entrare. Così inizia “Il Mulino dei matti”, la rappresentazione teatrale di Michelangelo Fetto, regista, presidente e direttore artistico della Solot Compagnia Stabile di Benevento. La piece, che è rientrata nella rassegna “Tutti pazzi per il teatro” (organizzata dal Centro di salute mentale di Puglianello), affronta il tema delicato della malattia psichica. Muovendoci insieme agli attori da una stanza all’altra (lo spettacolo, infatti, è di tipo itinerante, sono ammessi solo venti spettatori per volta) possiamo constatare cosa succedeva nei manicomi (o “lager”, come li definisce il regista) prima che venisse promulgata la legge Basaglia: gente in pigiami lisi, spaventata, maltrattata moralmente e fisicamente. I personaggi raccontano le loro storie funeste. Non mancano riferimenti letterari, quindi ad E. Allan Poe (Il rumore del cuore) o a Dino Campana (Il canto della tenebra), ma anche a fatti realmente accaduti riportati da vari articoli giornalistici. Grande attenzione viene dedicata a Franco Basaglia: un’attrice sciorina la sua biografia, sottolinea il merito che questi ha avuto nell’aver portato all’introduzione in Italia della legge 180 che prevede un rinnovamento delle metodologie di cura nelle cliniche psichiatriche. Un malato mentale, curato nella maniera più opportuna, servendosi anche dei metodi più inaspettati come l’arte, la pittura, la musica, può essere in grado di esaltare le proprie qualità umane e quindi di recuperare i rapporti con il resto della società. Una delle scene più tristi e coinvolgenti è di certo quella in cui un paziente viene sottoposto ad elettroshock dalle austere infermiere. Ecco però che all’improvviso i malati si levano contro le due carnefici, torturandole, in qualche modo prendendosi la loro rivalsa. “I matti” di de Gregori (suonata e cantata dagli attori stessi) fa da colonna sonora prima dell’ultimo applauso. Gli attori, giovani e molto capaci, che hanno dato vita ai vari personaggi: Lucia Caporaso, Rosita Cavillo, Serena De Rienzo, Enzo Fallarino, Noemi Francesca, Claudia Maio, Leopoldo Maio, Carlo Oropallo, Nietta Nives Panella, Cosimo Ricciolino, Vincenzo Romano, Chiara Saccone ed Irene Scocca. Michelangelo Fetto risponde a qualche nostra curiosità.
Da cosa è scaturita l’idea di rendere “i matti” protagonisti di uno spettacolo teatrale?
È un pallino che avevo da parecchio tempo. Inoltre stanno revisionando la legge 180; si parla ancora di elettroshock quando si sa che da un punto di vista medico non porta risultati. Nonostante questo, forse verrà riapplicato. Questi malati vengono raggirati, come succede spesso anche a chi è affetto da malattie non mentali. Il fatto è che ogni elettroshock ha un costo, e quindi ogni volta che viene praticato, si guadagnano soldi.
Una cosa che ha colpito è il tono drammatico con cui sono state recitate alcune barzellette sui matti.
Le barzellette sui pazzi è la cosa che più mi fa andare in bestia. Sono come le barzellette sugli Ebrei. La gente ride, ma quando in televisione vede le immagini di malati legati ad un letto in preda alla disperazione, cambia canale, non vuole vedere. Allora, ho voluto raccontarle in modo drammatico. E il pubblico è spiazzato: qualcuno sorride, qualcuno ride, altri restano seri. La barzelletta è come l’ultimo atto d’accusa.
Il fringe italiano del teatro
Categoria Teatro
Al via 38 spettacoli di compagnie e gruppi provenienti da 14 città italiane, 7 città straniere e 6 paesi proposti al pubblico in 8 teatri e spazi della città: questi i numeri di E45 Napoli Fringe Festival in contemporanea al Napoli Teatro Festival Italia 2010. Dopo il numero di lancio di giugno 2009, E45 vara la sua seconda edizione, corealizzato da Fondazione Campania dei Festival e Interno 5, il Festival presenta dal 4 al 27 giugno il suo nuovo percorso parallelo di spettacoli di prosa, danza, performance e azioni teatrali. Da Napoli a Roma, da Parigi a Rio de Janeiro passando per San Pietroburgo, Bruxelles, Londra, Brighton, Edinburgo; queste alcune delle città di provenienza delle compagnie selezionate tra le 270 circa che hanno risposto al Bando di partecipazione di Novembre 2009. Saranno presentati 31 spettacoli italiani e 7 stranieri che andranno in scena ai teatri e spazi Elicantropo, Bolivar, Galleria Toledo, Trianon Viviani, Sancarluccio, Körper, Chiaradanza e Chiesa della Pietrasanta. Tra i titoli e le compagnie di area napoletana troviamo: il Romeo e Giulietta non sono morti di Salvatore Caruso e Tonia Garante, La gabbia di Tony Laudadio, Napoli Piazza Garibaldi di Itinerarte, Cronache minori di Cantieri stupore, Just di Pina Di Gennaro, Mamma compie 70 anni di Tourbillon Teatro, La Bella Lena Viaggio verso l’estasi in 12 contrazioni della Compagnia Franca Battaglia e Nuha di Chiaradanza.. Dal fronte internazionale, i parigini Iskra Theatres presentano Monologue avec Valise; da Rio de Janeiro la compagnia Troupp pas d’Argent con Cidade das donzelas; i russi di San Pietroburgo, Mr. Pejo, con Mogota; da Bruxelles Cie Les Orgues con Babel ou le ballet des incompatibles; dal Regno Unito, il gruppo Fran Barbe Dance Theatre di Londra con Fine Bone China; Prodigal Theatre Company di Brighton con The Tragedian – The Rise to Fame of Edmund Kean; da Edinburgo, Organic Theatre con Amid The Alien Corn/Sadako. Una serie di iniziative e di appuntamenti collaterali accompagneranno il programma degli spettacoli in modo da arricchire il festival che non è di certo povero di appuntamenti.
Sabato, domenica e lunedì
Categoria Teatro
Sul palcoscenico del Teatro il Piccolo di Fuorigrotta la compagnia Tribulet, diretta da Daniele Mazzocchi, ha portato in scena “Sabato, domenica e lunedì”, testo in tre atti scritto da Eduardo de Filippo. La commedia, resa famosissima da film omonimo con Luca de Filippo e Sofia Loren, è una fotografia della famiglia, numerosa e patriarcale e vede al centro della scena, Donna Rosa (interpretata da Francesca Bianco), che prepara il rito domenicale del pranzo a base di maccheroni al ragù e la sua famiglia che le gira intorno, rumorosa e vivace, eccetto Peppino (Antonio Piaggio), suo marito, cupo e pensieroso. Tra i due coniugi c’è, infatti, un’ombra di risentimento, d’insofferenza fatta di piccole tirannie domestiche, di dispetti, di rimbrotta menti, che solo tra le quattro mura di una casa possono diventare offese imperdonabili. Il motivo del malumore reciproco, il pubblico lo scoprirà solo alla fine, dopo, l’atteso pranzo domenicale, luogo di appassionati confronti tra i convitati. Il lunedì, appunto. Sulla regia della rappresentazione, salutata con entusiasmo dal pubblico, abbiamo rivolto qualche domanda a Daniele Mazzocchi.
Come mai la scelta di “Sabato domenica e lunedì”?
Volevamo mettere in scena un testo che trattasse dell’incomunicabilità e questo testo di Eduardo ci ha consentito di poter riflettere su come essa veniva intesa nel 1959 e su come ci appare oggi, in un mondo in cui, pur essendo agevolati da ogni tecnologia abbiamo difficoltà a esprimere le nostre emozioni. Questa storia è l’esempio di come, per un incidente banale, una famiglia dall’invidiabile solidità, possa arrivare, senza gli strumenti della comunicazione, al tracollo.
In “Sabato domenica e lunedì” la famiglia è la vera protagonista, nei suoi eccessi e paradossi: pensa che il pubblico possa ancora riconoscersi nella famiglia tradizionale così come è proposta dalla commedia?
Penso proprio di sì: prendiamo l’abitudine del pranzo domenicale in famiglia ad esempio. È qualcosa che ci appartiene ancora, il pubblico può ancora ritrovarsi in quel modello.
Quali sono gli elementi nuovi nella sua reinterpretazione del testo?
Abbiamo apportato qualche cambiamento qua e là per renderla più fruibile al pubblico moderno, lasciando però intatta la struttura narrativa. Non abbiamo tagliato nulla, abbiamo voluto conservare questa bella commedia così com’è.
Ritmo Suono Voce della Natura
Categoria Teatro
Il cielo per soffitto e, intorno a noi, alberi al posto delle pareti. E non stiamo parlando della canzone di Gino Paoli, cari lettori. Bensì dello scenario del tutto particolare in cui è stato ambientato l’ultimo lavoro teatrale di Gianluca Masone, attore e regista napoletano, dal titolo Ritmo Suono e Voce… della Natura. In occasione della Festa delle Oasi 2010, l’Associazione Wwf Sannio e l’Oasi “Montagna di Sopra” (Pannarano, Benevento) ha organizzato il 10° Anniversario dell’Oasi di Pannarano. A 1160 metri d’altezza, al Rifugio “Acqua delle Vene” abbiamo potuto assistere alla rappresentazione i cui protagonisti sono stati gli elementi della terra, «I quattro elementi che vanno a coniugarsi: l’acqua è un’acqua che non spegne il fuoco, e il fuoco è un fuoco che non incendia» ci dichiara il regista. Aria, Acqua, Terra e Fuoco che armonizzandosi creano la natura perfetta e meravigliosa. I testi che ascoltiamo recitare da Masone, e gli attori Michele Annunziata e Ilaria Paggio (della compagnia teatrale, l’Ascolto), sono poesie incentrate sulla natura e la sua esaltazione. Tra i brani proposti, spiccano i versi famosi di Ungaretti (Sereno e Sonnolenza) e quelli di Ignazio Amico (A Bassa Voce) che ben mettono in rilievo la pausa dall’ansia, dalla fretta del quotidiano che la natura sa offrire all’uomo inquieto. Ritmo Suono Voce… della Natura diviene così un connubio assoluto fra teatro e poesia, fra uomo e mondo naturale, come ci chiarisce Gianluca Masone, «Uno spettacolo per unire l’arte teatrale e la letteratura al meraviglioso sfondo culturale dell’oasi del Wwf di Pannarano. Siamo partiti dai ritmi naturali per giungere ai suoni e poi dar voce appunto alla natura così da creare un’atmosfera magica e fiabesca». Ad accompagnare le voci recitanti, le musiche originali di Pasquale e Sara di Matteo.
Papà cercasi
Categoria Copertina, Teatro
Il sipario del teatro Mediterraneo si apre su di una scena intrisa di fumo, irrompe il corpo di ballo e l’atmosfera è preludio per quella frenesia che si scatenerà col musical Mamma mi A.A.A. cercasi papà disperatamente presentato dall’associazione Spettacolando e curato da Mauro Di Rosa. Il pensiero va subito a Mamma mia, film con Meryl Streep uscito nel 2008, a sua volta riadattato dal musical di Catherine Johnson. La storia è la stessa: la ventenne Sophi (la convincente Francesca De Lucia) è in procinto di sposarsi con l’amato Sky (Luca Lo Martire), vive su di una piccola isola greca che sul palco rivive attraverso il suono delle cicale e gli interni dell’hotel gestito dalla madre Donna (la bravissima Adelaide Capasso). Un giorno la promessa sposa trova un vecchio diario della madre, e vi scopre la vita sentimentale intensa della donna, che nel periodo precedente alla sua nascita frequentava tre uomini diversi. All’insaputa della madre, decide di invitare i tre presunti papà al matrimonio, sperando che uno di loro possa accompagnarla all’altare. Il fatidico giorno si avvicina e gli invitati iniziano ad arrivare: ci sono le migliori amiche, Ali e Lisa, e le amiche della madre, la titanica Rosie e la stradivorziata Tanya, e arrivano anche i tre candidati alla paternità, ovvero Sam, Harry e Bill (rispettivamente Salvatore Paride, Carmine Gottardo e lo stesso regista Mauro Di Rosa ). Tra canti e balli si consuma questa allegra storia, riportata coloratissima e sfrenata in scena. Tanti personaggi affollano il palco cantando (rigorosamente dal vivo in inglese ed italiano) e dimenandosi, il corpo di ballo fa da contorno e favorisce nel tumulto i cambi scenici e le musiche (curate da Nico Valentino) stemperano i momenti salienti della trama, senza però svelare l’identità del presunto padre (eppure la madre dovrebbe saperlo!). Un finale da ridere si (esilarante la parentesi comica di Pasquale Ioffredo nella parte del prete), ma il sorriso di certo non abbandona mai lo spettatore a cui verrà quasi voglia di scatenarsi e intonare il tormentone Mamma mia, here I go again my, my, how can I resist you.
Abbiamo incontrato il regista del musical Mauro Di Rosa che ha soddisfatto qualche curiosità:
Come nasce l’idea di riadattare la storia di Mamma mia a teatro?
Abbiamo colto l’occasione del fatto che questo musical in Italia non è stato ancora rappresentato, avevamo però i problemi dei diritti, riservati ad una grande casa di produzione americana. Ed ecco quindi il motivo del riadattamento e relativo cambio del titolo in: “MammamiA.A.A: Cercasi papà disperatamente!”
Fate tutti parte di Spettacolando, ci spieghi brevemente i vostri obiettivi e finalità?
L’obiettivo è quello di mettere in scena spettacoli e di creare eventi in cui il centro di tutto sia sempre comunque l’arte in ogni sua espressione, che sia il teatro, la danza, la musica, la pittura e ogni altro genere. Ma sempre e comunque l’arte!
Negli ultimi anni è il musical che va per la maggiore a teatro, o meglio attira più pubblico, come mai questo fenomeno secondo te?
La gente va a teatro soprattutto per non pensare, per svagarsi, e il musical rispetto al teatro di prosa da questa libertà al pubblico. Negli ultimi anni viene data un’idea sbagliata del teatro di prosa, allontanando progressivamente il grande pubblico dalle sale! Il pubblico non è “educato” al teatro, e la spettacolarizzazione di ogni cosa di certo non aiuta ad invertire questa tendenza. Da parte mia sono per il teatro di prosa al quale devo i miei natali artistici!
Alla Madonna di Loreto
Categoria Copertina, Teatro
Le luci si abbassano e all’improvviso gli spettatori del Teatro Civico 14 (Caserta) si trovano scaraventati in una colorata e vivace Napoli del diciottesimo secolo. Siamo nel periodo quaresimale, il palco si popola di figure come truffatori, meretrici, nobiluomini tanto ricchi quanto ingenui. Sono i personaggi usciti dalla fantasia di Antonio Iavazzo, regista di “Alla Madonna di Loreto”, presentata dall’associazione culturale il Colibrì e la compagnia teatrale il Pendolo. Sul palcoscenico, bravissimi attori: Giovanni Arciprete, Monia Cirulli, Giancarlo Colella, Gregorio Corrado, Antonietta Del Prete, Giuseppe De Nubbio, Nunzia Lentino, Vincenzo Nappi, Luca Palmieri, Angela Panico, Michelina Porfidia, Marco Serra. Una commedia spassosa in cui il protagonista è il popolo con la sua fortissima speranza di ascendere, usando qualsiasi mezzo, la scala sociale. Cardella, ex lavandaia e cantante del Teatro Nuovo, è riuscita nell’impresa di sedurre il principe don Clorindo del Cassero. È una donna invidiata dalle altre ancora costrette ad ingegnarsi per scovare un modo che le porti ad una condizione di vita migliore senza troppi sforzi. E per realizzare questa ambizione, gli straccioni danno il via a molteplici travestimenti: la popolana sguaiata e bestemmiatrice non si fa scrupoli nell’indossare un abito da suora pur di chiedere l’elemosina e così “guadagnarsi da vivere”. Le trasformazioni, per le quali i personaggi cambiano continuamente per rimanere comunque sempre uguali a se stessi, sembrano quindi avere un ruolo rilevante: i primi a comparire sulla scena sono due ciechi che chiedono la carità, in realtà, due finti ciechi che spillano soldi muovendo a pietà chiunque capiti loro a tiro. Il più giovane dei due si travestirà da principe al fine di avvicinarsi più facilmente ai facoltosi. Il fatto che sulla scena vi sia anche un en travesti (divertentissimo!) non è sicuramente un caso. Un continuo “teatro nel teatro” attraverso il quale ognuno inconsapevolmente esprime il proprio disagio e la propria voglia di fuga dalla realtà misera che vivono. Metamorfosi frequenti e una completa mescolanza degli stili, specchio della stessa esistenza umana che prevede la contaminazione di sacro e profano, di comico e tragico, diventano mezzo per affrontare tematiche tutt’altro che leggere: la debolezza dell’uomo, la corruzione ecclesiastica (un prete con l’abito talare per metà sbottonato ha appena lasciato una prostituta), la pedofilia (un distinto lord inglese innamorato del principe ragazzino). L’ultima parte è palesemente drammatica: una festa orgiastica culminerà in una scena terrificante e imprevedibile. La colonna sonora che è parte integrante della rappresentazione (gli attori si cimentano, infatti, anche in parti cantate) è opera del maestro Franco Reccia. Ma cosa lega un Settecento napoletano così descritto e il presente? Iavazzo ci risponde: «Molti sono i riferimenti all’attualità: la pedofilia a livello ecclesiastico, se vogliamo. Ma la commedia risulta attuale anche nel continuo capovolgimento dei ruoli: il napoletano stereotipato che diventa crudele, il pezzente che cerca il riscatto sociale dichiarando persino il proprio figlio come finto nobile. Dunque, c’è qui tutta la napoletanità nel bene e nel male. Così come scrivevo nelle note di regia, ci sono scene commoventi nella loro comicità: il capo pezzente espone il principe al bacio dei vari straccioni, in questo modo quasi riscattandosi della povertà che li colpisce. Anche nella leggerezza, ci sono rimandi ai giorni nostri. Il Settecento è solo un pretesto, siamo nell’attualità più stretta».
Un marito ideale
Categoria Teatro
Stavolta i Chiltern hanno scelto Palazzo Venezia a Napoli per dare uno dei loro consueti eleganti ricevimenti. Gli attori dell’Ascolto, Associazione (napoletana) di Cultura Teatrale per un Teatro di Parola, danno corpo e voce ai personaggi di Un Marito ideale, una delle più note commedie di Oscar Wilde. Anche noi del pubblico abbiamo il nostro ruolo: siamo ospiti di sir Robert Chiltern e signora. E stiamo ancora chiacchierando tra noi quando ecco che la rappresentazione inizia: aforismi del commediografo inglese vengono declamati e mentre ascoltiamo, come in ogni festa che si rispetti, un lacché passa offrendo pasticcini. Lentamente, ci spostiamo per prendere posto nella Casina Pompeiana che diventa il palcoscenico dove si svolgerà la vicenda. Siamo a Londra,1895. Sir Robert Chiltern è un politico, sottosegretario inglese agli Affari Esteri, onesto, integerrimo, irreprensibile. È il marito ideale di lady Gertrude, una donna che è esempio di moralità. Va tutto bene, ogni cosa sembra al suo posto. A scompigliare la quiete della coppia, arriva da Vienna mrs Cheveley, sfacciata e senza scrupoli, che pur di farsi finanziare un progetto fraudolento da sir Chiltern, non esita a minacciarlo di rivelare un segreto che potrebbe mettere a repentaglio l’intera vita professionale e sentimentale dell’uomo: Robert ha infatti costruito tutta la sua fortuna su una truffa. Tra gli ospiti dei Chiltern, lord Arthur Goring: il dandy, superficiale, dedito a godere dei piaceri della vita. Eppure lord Goring, al momento di aiutare i suoi amici ad uscire dalla complicata situazione, si dimostrerà saggio e assennato. Gianluca Masone, che interpreta l’impertinente Goring, firma la regia e l’adattamento della piece cogliendone l’attualità: in fondo, quella società falsamente per bene e solo apparentemente basata sui valori etici non è così lontana dalla nostra. Apparenza versus realtà è il motore della commedia: Robert si vede costretto a scendere dal piedistallo dell’impeccabilità ammettendo i suoi errori; Arthur, invece, sarà persino punto di riferimento per gli altri che si trovano in difficoltà. Con Gianluca Masone sulla scena: Ilaria Paggio, Michele Nunziata, Marzia Simiani, Rita Licenziato, Massimo di Stasio, Antonio Iodice e gli allievi Annalisa Arcucci, Livia Conte, Guido di Paolo. Dopo l’inchino di rito da parte della compagnia per rispondere agli applausi del pubblico, Masone ringrazia tutti e in particolar modo l’artista Pina Cipriani del Teatro Sancarluccio per la sua presenza; e Gennaro Buccino, imprenditore e presidente dell’associazione L’incanto, che si è occupato dei lavori di ristrutturazione dell’antica sede diplomatica della Serenissima, per farne un centro di cultura. «E ora potete anche accomodarvi in giardino per un buffet», aggiunge il regista, «I party dei Chiltern non finiscono mai!» dice sorridendo. Visto il successo ottenuto, lo spettacolo sarà ripetuto il 30 maggio ancora a Palazzo Venezia in occasione della chiusura della rassegna culturale Maggio dei Monumenti 2010. Un’opera, questa di Un marito ideale, per riflettere sui vizi della società odierna alla luce della spiccata ironia wildiana… e poi, detto tra noi, fare la parte degli invitati non è tanto male!
Il teatro e la città
Categoria Teatro
Per la presentazione della terza edizione del Napoli Teatro Festival questa grande macchina internazionale ha previsto quattro incontri dal titolo “Il teatro e la città”, in collaborazione con un nuovo soggetto istituzionale: l’Università degli Studi. La terza stagione del festival che vede da anni ormai Napoli come sede fissa dei suoi spettacoli, esordisce dunque con una presentazione che ha come tema principale il rapporto tra la città, così controversa, piena di contraddizioni e insieme così adatta ad essere palcoscenico e il teatro. Il primo dei quattro incontri, svoltosi presso la sede della Facoltà di Lettere e Filosofia e condotto da Francesco De Cristofaro, è stato luogo di dibattito sul ruolo della città come spazio scenico. Il festival, infatti, avrà come sedi – oltre a quelle istituzionali dei più noti teatri Napoletani come il Teatro Mercadante o il Teatro San Carlo – anche cornici singolari come il Real Albergo dei Poveri, il Maschio Angioino, il Real Orto Botanico; la kermesse si muoverà tra musei, gallerie, piazze e perfino spazi inconsueti e densi di vita come le fermate d’autobus. Napoli diventa luogo dell’azione scenica, ma ne è essa stessa protagonista, ospitando tra le sue strade, nelle sue piazze, delle performance che in nessun altro luogo si caricherebbero di una tale suggestione. In programma appuntamenti che soddisfano tutti i gusti: si va da perfomance della durata di tre minuti ad altre di nove ore, dai classici scespiriani a contenuti di grande modernità. Tra tutti, la punta di diamante di questa stagione 2010 è “Romeo e Giulietta”, per la regia di Alexander Zeldin. Nell’offerta c’è anche “Bizzarra” un’autentica soap opera a puntate di Raphael Spregelburd diretta da Manuela Cherubin, una teatro-novela che sperimenta la contaminazione dei linguaggi televisivo e drammatico, e che mette in contatto due città, Napoli e Buenos Aires; e ancora “Football football”, lavoro del regista serbo Haris Pasovic che ci regala uno schizzo del mondo calcistico fatto di danza e musica. Con il suo straordinario contributo al festival quest’anno Napoli è di nuovo la primadonna.




