Musica Sacra al Duomo

Set  10
7
di Claudia Barbarino  
Categoria Musica

Musica sacra al duomo di Casertavecchia tra gli appuntamenti artistici che chiudono la 40ª edizione di Settembre al Borgo. La kermesse culturale, con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e sotto la direzione di Ferdinando Cerini e Paola Servillo, anche quest’anno, dal 31 agosto al 5 settembre, ha proposto una serie di eventi teatrali e musicali d’eccezione. Tra questi, il Gran Concerto di Musica Sacra a cura dell’Associazione culturale “Aniello Barchetta”. Dirige l’ Orchestra Filarmonica Campana e il coro dell’associazione, il maestro Antonio Barchetta (figlio di Aniello, violinista e compositore maddalonese). Alcuni dei brani scelti per l’occasione, come Stabat Mater (Gioachino Rossini), Panis Angelicus (César Franck), Ave Maria (Edoardo Bottigliero) sono interpretati dalle voci possenti del soprano Ornella di Benedetto e dei tenori Angelo Casertano ed Enzo Peroni. La preghiera degli Angeli di Calamandrei inaugura la performance. Il violino solista è Armand Pritfuli. Segue Vengo Signore cantata da Enzo Peroni, collaboratore di importanti direttori d’orchestra e ospite delle maggiori fondazioni liriche italiane ed europee. Toccanti La Vergine degli Angeli (aria da La Forza del Destino di Giuseppe Verdi) e l’Ave Maria (Cimmaruta), nell’esecuzione della Di Benedetto. Le parole della preghiera cattolica di Tommaso d’Aquino, O Salutaris Hostia, diventano musica per Salvadore. A cantarci i versi, è il tenore Angelo Casertano «raffinato interprete del bel canto, vanta un’ intensa e lunga carriera: numerose le sue tournèe in Italia e nel mondo», ricorda la voce recitante di Luca Tramontano. Pur non appartenendo al repertorio sacro, tra i brani, anche la sublime Gabriel’s Oboe di Ennio Morricone, utilizzato dalla Cei per presentare l’otto per mille della Chiesa cattolica. Giuseppe Romito, primo oboe del teatro San Carlo, omaggia il grandissimo musicista italiano. Prima di chiudere, Tramontano ringrazia il pubblico, numeroso e plaudente, e gli artisti, confessando la sua emozione. Passa dunque la parola al maestro Barchetta: «Ho voluto dare un’impronta nuova a questo concerto, focalizzando l’attenzione su musicisti molto famosi (Morricone, Verdi, Rossini), ma anche su quelli meno noti, conterranei, come Salvadore, Cimmaruta, Scialdone. Con don Battista Scialdone, scomparso qualche anno fa, ho avuto l’onore di collaborare. Sacerdote di Vitulazio nella diocesi di Capua, ha recuperato tantissima musica, facendo un grandissimo lavoro. Sono riconoscente a questi autori  perché hanno reso possibile tale concerto. E poi un grazie a monsignor don Pietro di Felice, parroco di Casertavecchia e cancelliere della Curia Vescovile di Caserta, che ha subito mostrato il suo entusiasmo quando abbiamo proposto il nostro spettacolo; e ancora un grazie a tutti voi». Pochi i giovani presenti ad un evento così raro e suggestivo. «La lirica piace poco ai ragazzi», spiega al giornale Ornella Di Benedetto, soprano affermato anche a livello internazionale — si esibisce nei più importanti teatri svolgendo parti da protagonista in diversi ruoli —, «perché non la conoscono. Sono pochi quelli che la studiano. Il problema è che la scuola non aiuta i giovani a conoscere la musica lirica, non la propone, e anche i Comuni e le associazioni culturali sembrano restii ad organizzare concerti del genere». Semplice e persuasivo, l’Exultate Deo di padre Settimio Zimmarino chiude la performance, eseguito da coro e orchestra.

Birra, Avitabile e i Bottari

Set  10
6
di Claudia Barbarino  
Categoria Musica

Botti, tini, falci e sassofono per mettere su una straordinaria performance: quella di Enzo Avitabile e i Bottari di Portico a Valle di Maddaloni (Caserta). Gli artisti campani si esibiscono la sera del 4 settembre in occasione della Festa della Birra organizzata dal Comune e dalla Pro Loco di Valle. L’Anfiteatro “Luigi Vanvitelli” è invaso dai fan del cantautore che nel 2004 inizia la fortunata collaborazione con i Bottari (la cui musica originale prende spunto dalla tradizione secondo la quale i contadini battevano botti e tinozze allo scopo di allontanare dalle cantine gli spiriti del male). Quindi la produzione degli album Salvamm ‘o munn‘ (che ricordiamo ottenne ben quattro nomination ai BBC World Music Award) e, nel 2007, Festa Farina e Forca. Ex collaboratore di James Brown e Tina Turner, Premio Tenco 2009, Premio Harpo Marx nel 2010, Avitabile con i Bottari  inizia lo spettacolo di suoni e colori di Napoli e del mondo. «Uagliù, o’ ritmo e o’ messaggio», sottolinea più volte dal palco. Il ritmo e il messaggio (sociale e politico) come perni dei brani del sassofonista partenopeo. Paisà, Chest’ è l’Africa, Tutt’ugual song e criatur, O munno se mov… fanno ballare e al contempo inducono l’ascoltatore a riflettere. Non manca qualche sorpresa: Antonio Riccardi  —che con Luca Imprudente forma il duo hip hop napoletano dei Co’ Sang  — compare sulla scena e, improvvisando, intona Rind o rion. Lo show volge al termine. I musicisti si inchinano al pubblico per ringraziare e salutare, ma la platea insiste perché lo spettacolo continui. Avitabile, anzi, “Enzuccio” (come lo chiamano i fedeli ammiratori confidenzialmente) non si fa pregare ed esegue la famosa Soul Express, «così facciamo anche riposare un po’ i Bottari», aggiunge. E infatti i percussionisti di Portico, diretti dal capo pattuglia Carmine Romano, portano incredibilmente il ritmo per quasi due ore continue di concerto. Con grande energia si prosegue con Aizetè (colonna sonora del film Incantesimo Napoletano) e  Tarantella bruna. E intanto, scorrono fiumi di birra! E ballare tarantelle diventa sempre più naturale. D’altronde, Avitabile incita: «Uagliù, abballat ‘ncopp o ritmo»! E non lo si può certo deludere! A contribuire al successo dello show, i musicisti: Antonio Bocchino (ciaramella), Diego Carboni (tastiere), Gianluigi di Fenza (chitarra), Gianpaolo Palmieri (basso), Carmine Pascarella (tromba); Mario Rapa (batteria) che, in particolar maniera negli assoli, hanno dato prova della loro bravura.

Terrasonora, tra cuore e tamburi

Ago  10
21
di Claudia Barbarino  
Categoria Copertina, Musica

La musica folk campana scuote Santa Maria a Vico (Caserta). I Terrasonora, gruppo di musica popolare contemporanea, si sono esibiti in Piazza Aragona nella serata del 17 agosto in occasione della tradizionale festa dell’Assunta. Molto conosciuta in Italia e in Europa, la band vanta un curriculum ricchissimo: vincitrice di concorso Musicultura 2010 (trasmesso il 14 di questo mese su Rai Uno) col brano “Guardame”; un album di successo “Core e Tamburo”, che ha ottenuto, nel 2008, il ″Recommandè Trad Mag Award” dalla rivista francese “Trad Magazin” (Parigi); un nuovo cd bell’e pronto che attende solo di essere prodotto e distribuito. Non si contano, poi, le partecipazioni a rassegne musicali: Afrakà, Rock e Solidarietà, Volpe Show, Movimenti in Libertà, Napoli Parole e Musica, Piazzetta Merola, BengioFestival, ecc. Numerosi i premi di cui i Terrasonora sono stati vincitori; ne citiamo alcuni: vincono — nel maggio del 2000 ― la Prima Edizione del Premio Beniamino Esposito (al teatro Augusteo di Napoli) e il Premio Speciale della Critica, nonché il Premio per la miglior composizione “C.A. Rossi” — nel gennaio 2002 ― al Hit Festival Saint Vincent – International Pop & Ethno Music. Nel 2005, “Suonare a Folkest” (San Donato Val Comino, Fr); l’European Folkontest (Casale Monferrato, Al), nel 2007. Il ritmo coinvolgente e vitale del folk napoletano, entusiasma la critica e il pubblico. A Santa Maria a Vico, Piazza Aragona è gremita. E’un genere musicale quello dei Terrasonora che non può non piacere tanto è pieno di brio; e se all’inizio dell’esibizione qualche ascoltatore più timido si limita a battere il ritmo col piede, alla fine anche questi si ritrova a zompettare… come morso da una tarantola! Ecco l’effetto stupefacente dei Terrasonora e della bella musica del sud. Tanta allegria, certo; ma non solo. Ciò che rende originali e interessanti gli artisti napoletani è il perfetto equilibrio tra passato e presente: le loro composizioni fanno sì riferimento all’antico retaggio musicale popolare, ma nello stesso tempo, i Terrasonora non si esentano dal raccontare la realtà odierna. Da questo assemblaggio, vengono fuori brani come L’America sta ccà, che è stato finalista a “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty 2007″ ― nonchè “Best of Demo 2008″ per la trasmissione radiofonica “Demo” su Radio Rai Uno. Il brano, vivace e a tratti orientaleggiante, è incentrato sul problema attuale dell’immigrazione clandestina. I versi intensi di Guardame, invece, traggono ispirazione dal conflitto israelo-palestinese. Anche dal punto di vista musicale, vi è una perfetta fusione di stili e di ritmi: gli strumenti sono quelli tipici (flauto, tammorra, ciaramella) affiancati da quelli più contemporanei (basso elettrico, tastiere) ― e da altri provenienti da culture esotiche, cajon, darabouka, nay. Altri pezzi eseguiti durante la serata, Ciorta (un’invocazione a Sant’Antuono, spiega al pubblico il musicista Fabio Soriano) e Addà girà ’sta rota, dal sapore scaramantico. Non dimenticano, i Terrasonora di proporre classici del repertorio folk, La rumba degli scugnizzi e La Tamurriata nera, ad esempio; ma anche La gatta cenerentola (Roberto de Simone) o Tarantella (Athanasius Kircher). Molto apprezzata la Tarantell d’a fatic (di Nando Citarella). Sul palco: Antonio Esposito (basso acustico); Gennaro Esposito (chitarre); Raffaele Esposito (tastiere e pianoforte); Francesco Ferrara (voce e castagnette); Gaia Fusco (voce) Antonello Gajulli (percussioni); Fabio Soriano (fiati); Massimiliano Punzo (tecnico del suono). Insieme ai musicisti, anche Antonio d’Ambrosio e Maria Teresa di Stefano per le coreografie. La stampa estera ha parlato molto dei Terrasonora per cui riserva solo parole di lode. Dopo il concerto, non potevo fare a meno di congratularmi con loro e così scambiare qualche parola con Raffaele Esposito (che è anche produttore artistico) e Gennaro Esposito (autore dei brani, oltre che chitarrista).

Qual è la chiave del vostro successo anche al di fuori dell’Italia?

Raffaele Esposito: Io credo sia lo spirito che c’è sul palco, l’energia tutta sua che sprigiona questa musica. E poi, la buona sinergia del gruppo. Suoniamo insieme da diciotto anni. A fondare la band, nel lontano 1992, siamo stati io, Gennaro Esposito e Antonio Esposito. Poi, si sono aggiunti gli altri; comunque siamo insieme da moltissimo tempo. Sai, stranamente, qua in Italia, ci apprezzano più da Roma in su che a Napoli. Per carità, io amo Napoli, è da questa città che viene la musica che faccio, ma riconosco che qui veniamo acclamati meno che in altre parti.

Parlavate di un nuovo album…

R. E. : Sì, ma ora non posso dirti molto, siamo senza produzione.

Interviene Gennaro Esposito: Noi abbiamo una grande caparbietà nel voler suonare insieme. Il primo cd è stato distribuito dal Centro di Cultura Popolare, ma è tutto auto-prodotto.

R. E. : Pensa, arrivati a Musicultura, si sono messi le mani nei capelli quando ci chiesero: «Ma come siete arrivati qua»? E io ho risposto: «Con tre auto!». (Ridiamo).

Beh, però in ogni modo riuscite a mettere su performance come questa a cui abbiamo appena assistito, a prendervi le vostre soddisfazioni, non è male, è gratificante.

R. E. : Ma è anche molto sacrificante. Abbiamo impiegato quasi vent’anni per giungere a Musicultura.

Altri concerti in programma?

G. E. : Il 19 e 20 novembre a Verona e Ravenna.

Intanto che la band si esibisce per l’Italia del nord, aspettiamo speranzosi un nuovo spettacolo dalle nostre parti… perché a noi i Terrasonora so’ piaciuti assaje!

Viaggio nella canzone partenopea

Ago  10
12
di Francesca Bianco  
Categoria Musica

Il Chiostro di Santa Maria la Nova nel mese di agosto si trasformerà nella culla della musica classica, anzi della canzone napoletana. Fino al 20 agosto i concerti guidati dalle abili mani del maestro Peppe Napolitano, allievo del grande maestro Sergio Bruni, e dei suoi Nuovi Cantori di Napoli rappresentano un viaggio nella storia della melodia partenopea, famosa e riconosciuta in tutto il mondo. La rassegna dal titolo La Canzone di Napoli, giunta ormai alla XII edizione, è organizzata dall’associazione “Teatro Stabile della canzone napoletana” e da “Enne” Museo Casa della canzone napoletana e prevede un ricco programma di serate all’insegna della tradizione. La suggestiva cornice del Chiostro di Santa Maria la Nova farà da sfondo a serate romantiche abbracciate dalla tradizione canora della cultura locale e dal ricco repertorio che va dalle villanelle del ’500 alla canzone digiacomiana e postdigiacomiana, da “Era de Maggio” a “La rumba degli scugnizzi”, da “’Tu si na cosa grande” a “Tammurriata nera” e “’O surdato ‘nnammurato”: solo alcuni dei brani eseguiti da Peppe Napolitano (voce e chitarra), accompagnato da Michele De Martino al mandolino e Paolo Propoli alla chitarra. Il maestro ricostruirà, quindi,  il percorso della tradizione canora partenopea nella sua forma più rigorosa libera da dilettantismi e oleografia. “Il nostro progetto”, ha spiegato Peppe Napolitano, “nasce con l’obiettivo di supplire alla mancanza di spazi dedicati alla canzone napoletana durante i periodi di grande afflusso turistico. È il mio piccolo contributo alla promozione della cultura di questa città ed anche una fonte di soddisfazione personale”. La rassegna, quindi,  nasce con l’intento di dedicare uno spazio alla musica napoletana in un periodo in cui Napoli è affollata da turisti, ed è possibile promuovere anche presso di loro l’iniziativa, con la speranza che questo possa contribuire a diffondere in Italia e nel mondo una parte di cultura napoletana.

Karl Potter Percussion Group

Ago  10
8
di Claudia Barbarino  
Categoria Musica

Sessa Aurunca (Caserta), Teatro Romano. E’ il 6 agosto, anche se non sembra, visto il freddo che fa. Un po’ di ritmo afro funky che ci riscaldi è proprio quello che ci vuole. Ed ecco che la prima serata di “Sessa Aurunca: Emozioni d’estate 2010″ organizzata dal Comune di Sessa Aurunca Assessorato al Turismo e alla Cultura propone Karl Potter Percussion Group e la buona musica ethno-funk. La band, formatasi per volere di Potter nel 1992, attualmente è composta da Francesco Poeti alla chitarra; Mauro Salvatore alla batteria; Alessandro Tomei al sax; Ivan Vicari all’organo; Potter naturalmente alle percussioni. «Stasera voglio tornare alle miei radici americane» spiega il percussionista del New Jersey poco dopo essere salito sul palco, «alle cose con cui sono cresciuto: il funk, il jazz, il blues, il latino. Chi vuole ballare, it’s ok!». Ed infatti quello che ci faranno ascoltare i cinque musicisti è una fusione di armonie mediterranee, latine, americane sostenute dal ritmo africano delle congas di Karl. «Sapete cos’è il funk?» chiede il musicista statunitense per darci subito la sua personale definizione «è un insieme di rum, tequila, birra, vodka con ghiaccio» per far capire al suo pubblico quanto travolgente possa essere la sua musica, quanto questa possa dare alla testa, come un cocktail potentissimo. L’ex percussionista di Pino Daniele dà spazio ai suoi musicisti che, tra una difficoltà e l’altra (l’organo improvvisamente smette di suonare; il batterista fa un capitombolo, a causa di un palchetto forse troppo angusto) portano avanti il loro spettacolo con garbo e maestria. “Poggibonsi blues” è il pezzo scritto da Tomei. Vicari, al suo caratteristico organo Hammond B3, esegue Jimmy Smith, padre dell’organo jazz, rivoluzionario musicale degli anni Sessanta e Settanta; Poeti suona Wes Montgomery, chitarrista jazzista. Herbie Hancok non manca all’appello dei grandi e il gruppo sceglie per questo concerto la sua Watermelon man, resa famosa dal percussionista cubano Mongo Santamaría (uno degli ispiratori di Potter). Little Sunflower (questa volta l’omaggio è al trombettista Freddie Hubbard) trova il suo spazio in veste funk bossa nova. Prima di salutare col suo divertente napoletano misto inglese (la serata è stata un susseguirsi di «jamm annanz», «suon uagliò» e affini!), Karl Potter termina, accompagnato dai suoi, con Summertime (composta da George Gershwin per l’opera americana Porgy and Bess), versione funky. La manifestazione continuerà fino al 28 agosto con una serie di interessanti momenti artistici.

Una serata con Dionne Warwick

Ago  10
5
di Claudia Barbarino  
Categoria Musica

Chiude in bellezza la rassegna Summer Nights Jazz all’Outlet La Reggia Designer (Marcianise, Caserta). Lady Dionne ha stregato gli spettatori con le sue canzoni celeberrime e la sua voce sicura, vigorosa, limpida. Walk on by, scritta per lei da Burt Bucharach, che trova in Dionne l’interprete perfetta delle sue composizioni e con questo pezzo la consacra al successo planetario nell’aprile del 1964, apre la sua performance. Seguono ancora brani storici: Anyone who had a heart, I’ll never love this way again, Message to Michael, Heartbreaker, I’ll never fall in love again. È sobria ed elegante la signora del pop afro-americano, come i suoi musicisti rigorosamente in abito scuro e papillon. Ce li presenta: da Philadephia, Jeffrey Lewis alla batteria; da Los Angeles, Ernest Tibbs al basso; da San Diego, William Hunter, alle tastiere; dal Brasile, Sao Renato Brasa alle percussioni; da Boston, Kathy Rubico al piano. Sonorità jazz bossanova, tanto care alla cantante, creano una calda atmosfera quando Donnie, nel suo stile originale un po’ gospel, un po’ brasileiro, intona l’Aquarela do Brasil di Ary Barroso e Do you know the way to San Josè (Burt Bucharach). Ed è in questo momento dello show che la pianista, unica donna sul palco insieme alla Warwick, suona il suo vivace coinvolgente assolo. Dionne sembra un po’ stanca, ma continua con classe e disinvoltura il suo spettacolo. Comincia a raccontarci di un uomo che lei conosce molto bene, un bravo attore e musicista, ma soprattutto un cantante «wonderful wonderful». Ed ecco che accanto all’artista, compare suo figlio David Elliot (sono insieme nella foto). Un bel ragazzone in giacca bianca, ottima presenza scenica, voce meravigliosa… tutto mammà! Emozionanti i duetti come I say a little prayer for you (proprio quella del Matrimonio del mio miglior amico, ripresa da tante artiste tra cui Aretha Franklin), composta nel ’67 e ancora oggi molto amata; lo “you” finale, sofisticato, difficile, che i più non possono permettersi di imitare senza far ridacchiare chi gli sta intorno, è tutto di David. Il pulcino, lasciato solo sul palco, dà prova ancora della sua bravura e con un seducente Bésame mucho strappa poderosi applausi. Dionne Warwick riprende le redini del palcoscenico: dolcissima come l’amore che decanta è What the world needs now is love sweet love, colonna sonora di molte pellicole, Il Diario di Bridget Jones o Forrest Gump ad esempio. L’esibizione finisce ancora con un duetto D&D, come ha detto la stessa Dionne, ed ecco che a fare le veci di Steve Wonder, c’è ancora David in That’s what friends are for. Beh, è stato uno di quegli eventi di bellezza rara, di perfezione artistica, che trasformano per un momento gli outlet da luoghi di compere a centri di occasione di arricchimento culturale a cui ci si può vantare di aver partecipato. Perciò d’ora in poi quando diciamo: “Caro, vado al centro commerciale con le amiche”, non ci venga più risposto che fare shopping è solo una frivola perdita di tempo!

 

Summer Nights Jazz

Ago  10
2
di Claudia Barbarino  
Categoria Musica

I centri commerciali sempre più non solo come luoghi di shopping, ma anche di eventi culturali. La piazza dell’outlet di McArthur Glenn “La Reggia Designer” (Marcianise, Caserta) organizza “Summer Nights Jazz”, quattro serate, dal 30 luglio al 2 agosto, che propongono al pubblico casertano artisti nazionali ed internazionali. La notte di sabato 31 luglio ha visto sul palco dell’outlet il percussionista napoletano Tullio De Piscopo. Il famoso batterista ha proposto i nuovi successi, Conga Milonga, uscito nel maggio di quest’anno, ma anche brani indimenticabili, come Andamento lento e Comm si bell (Festival di Sanremo1988) e (dall’album Bona Jurnata) dedicata alla mamma. E poi la divertente Pummarola Blues e il pezzo più impegnativo A cozzeca (incentrata su Napoli e il colera che l’ha colpita negli anni Settanta). Tra i pezzi recenti eseguiti dall’artista partenopeo, Arriving Soon, tratto dall’album omonimo realizzato nel 2009, già molto popolare in Giappone e in Europa e da poco uscito in Italia, dove il sax è di Mattia Cigalini, giovanissimo sassofonista (appena vent’anni), con De Piscopo sul palco de “La Reggia”. Il signor Musica Senza Padrone, che da sempre si contraddistingue per i suoi ritmi vivaci ed energici, non dimentica di celebrare i grandi della canzone napoletana, del jazz e del pop. Ecco l’omaggio a Renato Carosone, Herbie Hancok e Michael Jackson. Spettacolare l’esecuzione dei Carmina Burana. Il programma prevede il concerto di Dionne Warwick, che avrebbe dovuto inaugurare la manifestazione il 30 luglio, e la cui esibizione annullata a causa del maltempo è stata rimandata a martedì 3 agosto alle 21; i Neapolitan Heart (1 agosto) e gli Avion Travel (2 agosto).

Di Voce in Voce

Lug  10
26
di Claudia Barbarino  
Categoria Musica

Giunge a conclusione la seconda edizione di Musica nei Borghi, la manifestazione organizzata e promossa dall’Ente per il Turismo di Benevento sotto la direzione artistica di Vittorio Iollo. Volta alla valorizzazione dei territori del Sannio attraverso una serie di iniziative artistiche, Musica nei Borghi ha visto coinvolti vari paesi del beneventano. Dopo Fiorella Mannoia a Montesarchio, Eugenio Bennato e l’Orchestra Popolare del Sud a Castelpagano, tocca quindi al comune di Pietrelcina la serata definitiva con lo spettacolo di Voce in Voce con l’esibizione della Big Band Orchestra (nata nel 1999 come Sannio International Big Band) diretta dal maestro Umberto Aucone e la voce nera di Jenny B. Un piacevolissimo concerto, vivace, positivo durante il quale sono stati eseguiti brani celebri di Glenn Miller (“In the mood”, ad esempio che ha messo tanta allegria!), Henry Mancini, Frank Sinatra. Jenny B., conosciuta soprattutto come cantante jazz, un World Grammy Award nel curriculum, numerose collaborazioni e partecipazioni televisive, omaggia le regine del soul, Gloria Gaynor e Aretha Franklin; ma non mancano all’appello artiste italiane come Mina e Mia Martini. Non può mancare “Semplice sai”, il brano con cui si aggiudica il premio della critica al Festival di Sanremo nel 2000, scritto da lei stessa. Un’intesa perfetta quella che si crea tra l’orchestra e la cantante tale da poter improvvisare un bel funky jazz. È magia se poi a cappella Jenny accenna “Rescue me”, scritta quando faceva parte dei Funky Company. Non solo brava, anche simpatica: ride con il pubblico, ringrazia con affetto, si concede per firmare autografi. «Quest’anno dodici comuni sono stati sede di eventi musicali e culturali, sette in più rispetto all’anno scorso», ci tiene a sottolineare il presidente dell’EPT Giovanni la Motta che poco prima dello spettacolo, insieme  al sindaco di Pietrelcina, Gennaro Fusco, ha preso parola: «Con centotrentamila euro, a completo fondo regionale, siamo riusciti a mettere su eventi artistici e musicali rilevanti, dimostrando che anche con pochi soldi si possono fare grandi cose».

 

Pomigliano Jazz Festival

Lug  10
19
di Claudia Barbarino  
Categoria Musica

Organizzato dalla Fondazione Pomigliano Jazz, Pomigliano Jazz Festival giunge alla XV edizione. Le serate del 16, 17, 18 luglio vedranno alternarsi sul palcoscenico del Parco Pubblico di Pomigliano d’Arco (Napoli) musicisti di fama internazionale. Brad Mehldau inaugura la manifestazione. Una vera star del jazz. Un “jazz rock”, oseremmo dire, veloce, isterico, vorticoso. Il pianista statunitense, compositore di varie colonne sonore (“Eyes Wide Shut” o “Million Dollar Hotel”, tra gli altri) esegue pezzi originali, ma anche remake di brani dei Radiohead, Massive Attack, Beatles, tutti rivisitati secondo il suo stile originale frutto di un’educazione classica e di una chiara necessità dell’artista di uscire dagli schemi con l’improvvisazione. Il pubblico è incantato dalla sua grandissima personalità musicale; rimane basito, invece, dinnanzi a qualche mossa non prevista da parte del musicista stesso che smette improvvisamente di suonare se si accorge di un flash (e sì, che la platea era stata avvisata, però non si può dire certo che Meldhau brilli di simpatia); si alza con fare minatorio, fa un gestaccio… Così brusco e imprevedibile, come la sua musica. La serata non finisce qui. La seconda esibizione è quella di ImproWYSIWYG, acronimo per, “What You See Is What You Get” (ciò che vedi è ciò che ottieni), espressione indicatrice di istantaneità, di immediatezza. Roberto Masotti, fotografo d’arte e spettacolo (per circa vent’anni è stato fotografo della Scala di Milano), ideatore di ImproWYSIWYG, performance sperimentale audio-visiva, dove le immagini e i suoni improvvisati divengono strumenti ideali per creare atmosfere altamente suggestive. Il controllo delle proiezioni è affidato a Masotti e Gianluca Lo Presti; la parte musicale a Eivind Aarset (chitarra ed elettronica), Michele Rabbia (percussioni), Giovanni Falzone (tromba) e Pasquale Bardaro (vibrafono e rhodes). Le fotografie si susseguono: bagnanti al mare; foglie secche; mani che scagliano pietre deturpando la natura. Ogni scena diviene estro per i musicisti che suonano in base a ciò che l’immagine ispira. Il risultato è assolutamente inatteso, un’opera d’arte astratta che ognuno interpreta secondo la propria visone delle cose. Unico neo, forse, la lunghezza della performance, che ha incitato alcuni spettatori a schiacciare un beato pisolino! L’ultima parte della nottata è riservata alla musica elettronica, a cura di DJ SET around midnight. Il primo spettacolo è dei Martux_group: da un’idea di Maurizio Martusciello aka martux_m, uno dei più importanti autori italiani di musica elettronica, che si esibisce insieme con Klocleo e Lanvideosource. Ricercatore di sonorità nuove che legano la musica elettro-acustica all’improvvisazione jazz. Pomigliano Jazz proporrà nel corso delle serate, musicisti come Denis Colin, Marco Zurzulo, Jonas Jullhammar quartet, per citarne alcuni, un’ottima occasione per prendersi una sana boccata d’arte.

Da Paisiello a Gulda

Lug  10
9
di Claudia Barbarino  
Categoria Musica

«Buon ascolto e benvenuti alla corte di Ferdinando IV» sono le parole accoglienti che il maestro Francesco Nicolosi riserva al pubblico di Caserta. Siamo al Belvedere di San Leucio, pronti ad assistere al primo di due concerti all’interno della rassegna “Leuciana Festival”, la manifestazione artistica e culturale che vede la direzione artistica di Nunzio Areni. I maestri Francesco Nicolosi al pianoforte e Giovanni Sollima al violoncello saranno i protagonisti, insieme con l’Orchestra del Teatro San Carlo diretta da Gennaro Cappabianca, di due eccelse esibizioni che hanno portato il pubblico casertano da un’epoca all’altra, da un paese all’altro, in modo morbido ed elegante come solo la musica di grandi concertisti sa fare. Nicolosi esegue pezzi di Giovanni Paisiello (1740– 1816), compositore alla corte di Ferdinando di Borbone. I brani (tratti dal Concerto n. VIII in do maggiore; Concerto n. VI in si bemolle maggiore e Concerto n.VII in la maggiore) ci invitano ad un’atipica escursione nel XVIII secolo, all’epoca di Ferdinando e Maria Carolina. Le note stillano dal pianoforte di Nicolosi come le più delicate e leggere gocce d’acqua; entrano in scena come graziose e sofisticate nobildonne che sanno come attirare l’attenzione degli astanti. Il pianoforte sprigiona la sua musica ed è tutto un elegante ghirigori, un luccichio sontuoso, un balletto di abiti a festa… e poi, l’incantesimo svanì; ma senza nessuna tristezza, solo un lungo meritato applauso. Prima del secondo concerto, l’omaggio a Bèla Bartók (1881-1945). L’Orchestra propone le sette Danze Rumene composte dal compositore ungherese nel 1915 ispirandosi alle danze popolari della Transilvania. Infine, è la volta di Giovanni Sollima che musicherà Friedrich Gulda (1930 – 2000). Un violoncellista tutto d’un pezzo, serioso e ingessato? Tutt’altro. Sollima si presenta in tutta la sua semplicità: t-shirt, bermuda e scarpe informali. A lui il compito di farci da guida nel viaggio di ritorno: dal Settecento di Nicolosi e Paisiello, passando per l’Ottocento di Bartók e i luoghi esotici dell’Europa orientale, al pieno Novecento con Sollima e Gulda. I fiati dell’Orchestra accompagnano il solista. Si aggiungono Vincenzo Bardaro alla batteria e Alberto Parmigiani alla chitarra. Ouverture e Finale alla Marcia riscuotono particolare successo. Durante l’esibizione, il vento dà fastidio, porta via gli spartiti. Il violoncellista non si scompone, continua a suonare; e intanto, fa le faccette, scherza col direttore d’orchestra, caccia dalla tasca persino occhiali con nasone, Sollima  si diverte e diverte. Serissimo nella sua comicità. Il pubblico chiede il bis dei due pezzi che viene gentilmente concesso. Il musicista, sempre suonando, si alza dalla sua postazione e alla fine della simpaticissima Marcia si lancia in un salto degno della migliore rock-star. Tanti minuti di applausi per ringraziare delle emozioni che i maestri e tutti gli orchestrali hanno regalato. Intanto, notiamo con piacere la presenza di molti giovani… a smontare la solita solfa che ai ragazzi non piace la musica classica.

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