Femminile e Sacro

Set  10
7
di Angela Marino  
Categoria Arte

Dalla festa della Madonna del Carmine alla festa della Madonna di Piedigrotta, Napoli trova sempre mille modi per celebrare la sua madre, protettrice dei poveri e dei dimenticati. E appunto sull’onda di queste celebrazioni si svolge la mostra che s’intitola proprio “ Femminile e Sacro, il transito del materno”, in mostra per l’appunto dalla festa della Madonna del Carmine a quella della Madonna di Piedigrotta, al Complesso monumentale di Santa Maria La Nova (Piazza Santa Maria la Nova, 44). Una collettiva tutta al femminile sul tema della sacralità della donna, promossa dal Museo di Arte Religiosa Contemporanea  ARCA, dall’associazione Oltreilchiostro onlus, e curata da Lidia Curti. Dal 2006 anno della sua fondazione, ARCA si propone l’obiettivo di offrire al pubblico un repertorio artistico contemporaneo, esaltando il talento di molti giovani artisti e promuovendo anche una fruizione dinamica ed interattiva attraverso cyber visite, così come ha fatto in occasione di questa mostra che è disponibile all’indirizzo:http://www.oltreilchiostro.org/cybermuseum/iart.php del Cyber Museo della collezione. Le artiste impegnate, Celicilia Battimelli, Annamaria Bova, Marisa  Ciardiello, Rosa Panaro, Carla Viparelli, hanno poco in comune in quanto a curriculum artistico, sperimentano forme e tecniche diverse: fotografie, collage, olio su tavola, sculture di cartapesta; utilizzano linguaggi dissimili ma tutte hanno disegnato la donna, la madre, una tra le icone più rappresentate della Bibbia e della storia, in maniera attuale, contemporanea, mostrando tutte le facce del rapporto col Figlio, con se stessa, col mondo. Maria è ambigua nella tavola di Carla Viparelli; giovane, fresca, sorridente, nelle foto di Cecilia Battimelli; è “Carità” nella statuina composita di Rosa Panaro. Se il Figlio è consustanziale al Padre non lo è per questo meno alla Madre. Così la vedono le nostre artiste, quando rappresentano Maria crocifissa e inchiodata, separata dal figlio ma da lui inscindibile. Un altro modo per raccontare la maternità insomma. Mettere a confronto la visione moderna di queste donne con quella iconografica della tradizione nelle opere già appartenenti al Complesso di Santa Maria inoltre, è ancor più interessante e fornisce un’ulteriore chiave di lettura a questo discorso.

Tornare per partire

Set  10
1
di Angela Marino  
Categoria Arte, Copertina

Se le vacanze sono finite troppo presto e la voglia di viaggiare, la nostalgia dei posti visitati e delle esperienze vissute non ci lasciano pace, allora forse “Tornare per viaggiare”, ovvero “The Horizon line is here” è la mostra che fa per noi.  La collettiva che ha come tema il viaggio è in mostra alla Galleria Umberto di Marino Arte Contemporanea (Via Alabardieri, quartiere di Chiaia), fino al 10 settembre 2010, a cura di Lorenzo Bruni, con opere di: Elena Bajo, Ulla von Brandeburg, Runo Lagomarsino, Pedro Neves Marques e Andrè Romão. Video installazioni, sculture, fotografie e performances ci raccontano il viaggio nella società del “viaggiare liquido”, in cui luoghi esotici, lontani e avventurosi sono a portata di clic, in cui il contatto con altre culture è accessibile, facile, celere. Possiamo vedere una strada o una piazza attraverso una web cam, rintracciare ogni indirizzo con Google map; possiamo essere ovunque, guardare qualsiasi cosa dalla nostra postazione computer e dal nostro Iphone: e allora cosa vuol dire veramente “viaggiare”? A dare una risposta sono questi cinque artisti con le loro opere e con il loro punto di vista. Lo fa Elena Bajo, proiettando un oggetto simile a un meteorite in sala e ricreando uno spazio atemporale che lo spettatore può vivere secondo la propria soggettività; Pedro Neves Marques con “Nothing lasts forever”, ritrae un rematore in barca, in bianco e nero, che continua a remare senza raggiungere mai la meta. Lo slide show di Runo Lagomarsino dal titolo “Contratiempos”, racconta il continente sudamericano prendendo le mosse dall’edificio progettato da Oscar Niemeyer a San Paolo. Andrè Romão e Pedro Neves Marques uniscono il loro talento in quella che forse è l’opera più evocativa: il dialogo di due attori divisi da una parete di plexiglass, richiamo all’usanza dell’antica Grecia di consultare l’oracolo prima di partire per un viaggio. A completare questo percorso di ricerca ci sarà, inoltre, la pubblicazione sul tema, che sarà presentata per il finissage della mostra a settembre.

Ricamo contemporaneo

Ago  10
27
di Angela Marino  
Categoria Arte

Sopra la tela, il ricamo. Così Berend Strik, il versatile artista olandese il cui orizzonte espressivo abbraccia l’architettura, la fotografia, il cinema e non ultima la pittura, dà ai suoi lavori quell’impronta personale e creativa che le contraddistingue. Strik, espone le sue opere in America, Belgio, Olanda e in Italia, dove è la napoletana Galleria Bilndarte, spazio sito nel quartiere di Chiaia, che ha l’onore di presentare la sua personale “Transfixed stiched photographs”, aperta al pubblico sino al 14 ottobre 2010. La mostra, presenta una collezione di tele, in cui sono colori sfumati, neutri a dominare, tranne dove il colore, aggiunto con l’intervento di ricamo, la fa da protagonista. In alcune tele è solo l’esiguo ricamo a ornare l’immagine di partenza; in altre, si tratta di veri e propri arazzi, dove il tessuto ricopre quasi completamente il disegno. I soggetti scelti sono intimistici: paesaggi, case, dettagli, scene d’interni. Immagini che rimandano a un mondo interiore in cui l’immagine acquisita è rielaborata, interiorizzata, resa unica da un sostrato di memoria e immaginazione. Un risultato, che l’artista di Amsterdam ottiene partendo da uno scatto in bianco e nero – che nella visione estetica dell’autore rappresenta un momento unico, irripetibile e dunque finito – vivacizzato da un ricamo. Un ricamo semplice, ottenuto con i classici ago e filo; piccolo, semplice espediente che spezza la bidimensionalità dell’immagine per farne un oggetto tridimensionale. L’uso di questo processo creativo ha origini lontane nella vita personale dell’artista e, come spesso accade nell’arte, spontanee, casuali: egli interveniva con il ricamo, infatti, su vecchie foto, sugli album di famiglia,  per poi perfezionare una tecnica che si adatta come non mai a esaltare il valore della fotografia del momento, della sua fissazione nel tempo e nella dimensione visiva.

Archeologia – atemporale

Ago  10
21
di Angela Marino  
Categoria Arte

Le sale di Castel Nuovo, meglio conosciuto come Maschio Angioino, ospitano la mostra antologica di Sergio Sorgini, artista romano che vive e lavora a Verona, sulla “Archeologia atemporale”. La mostra, che è stata curata da Franco Riccardo, promossa dall’Assessorato alla Cultura e organizzata da Effeerre Edizioni, espone una selezione delle opere dell’artista dagli anni Cinquanta sino a oggi. Si tratta di un viaggio nella vasta produzione del pittore- scultore-illustratore: dai suoi esordi nel mondo del fumetto (“Il Vittorioso”, ” Il Giornalino”, “l’Intrepido”), all’avventura come cartellonista per le grandi case di produzione americane come la Paramount, la Metro Golden Mayer o la Universal, ai più recenti lavori scultorei e pittorici. Di grande interesse è la ricerca sul corpo femminile: le sue donne sono raffigurate nei pastelli e negli oli come feconde matrone, i cui corpi massicci sono morbidamente e plasticamente atteggiati, ma i visi e gli sguardi sembrano assenti, fissi e aperti come quelli delle icone bizantine.  Sorgini, eclettico e camaleontico sperimentatore di tecniche, realizza le vere archeologie con la scultura: ancora le opulente figure femminili, variamente assemblate con pezzi unici, smembrati ma uniti e contigui figurativamente, emblemi, queste donne, delle “ferite della storia”, come il maestro stesso le definisce. Un discorso complesso e articolato nel tempo che ci racconta una storia: quella della contemporaneità e lo fa attraverso i canali e i mezzi più vari. Chi può dire, infatti, se siano più eloquenti le magnifiche sculture dalla bellezza classica o le illustrazioni fumettistiche? In fondo, anche le locandine delle grandi commedie americane datate anni Sessanta ci dicono tanto della nostra storia. E’ prorpio  questa la peculiarità della mostra: parlare tanti, tanti linguaggi diversi.

Pompei e le sue lune

Ago  10
17
di Francesca Bianco  
Categoria Arte

Pompei, la città dai mille segreti famosa in tutto il mondo, che ogni anno viene visitata da milioni di turisti viene resa ancora più affascinante dai percorsi de Le lune di Pompei (tutte le sere fino al 16 agosto e fino al primo novembre tutti i week end). Visite notturne agli scavi di Pompei con itinerari completamente inediti di suoni e luci con partenza da Piazza Anfiteatro, vogliono far rivivere al visitatore una civiltà passata attraverso tecnologie multimediali, giochi di luce, suoni e la forza evocativa della Luna. Il percorso parte dalle necropoli di Porta Nocera, prosegue con la visita alla Casa del Giardino d´Ercole, detta anche Casa del Profumiere, continua per via dell´Abbondanza, soffermandosi nella case di Loreio Tiburtino, di Venere in Conchiglia e di Giulia Felice e si conclude nella splendida cornice dell´Anfiteatro con suggestivi giochi di Luce. Il percorso è scandito dalle lune! Sette grandi lune luminose, infatti, segnano il percorso e le soste, creando un’atmosfera da sogno: la Luna di Morte, la Luna del Successo, la Luna Mitica, La Luna della Vita, la Luna che non C´è, la Luna Illegale e la Luna che si Diverte, sono i motivi guida che narrano la storia, la mitologia e i segreti di Pompei. L’ iniziativa, organizzata dall’Ente Provinciale del Turismo di Napoli, co-finanziata dalla Regione Campania, Assessorati al Turismo e ai Beni Culturali in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei e con il Comune di Pompei, vede la direzione artistica di Francesco Capotorto. Per Dario Scalabrini , responsabile dell’EPT Napoli, ‘’Questa e’ una iniziativa contro il turismo mordi e fuggi. Vogliamo che i visitatori restino a Pompei più di un giorno e che possano abbinare anche un visita diversa agli Scavi. Per la miglior riuscita dell’iniziativa abbiamo coinvolto anche albergatori e commercianti di Pompei, tutta la città è pronta ad una accoglienza straordinaria. Tranne che nei mesi più freddi il nostro obiettivo è rendere possibile visitare tutto l’anno Pompei di notte’’.

More Paintings

Lug  10
26
di Angela Marino  
Categoria Arte

La galleria Annarumma 404 -spazio espositivo che sorge al centro della città, accanto al Maschio Angioino, fondato nel 2004 da Francesco Annarumma- ospita la prima personale europea dell’artista statunitense Noah Davis, intitolata “More Paintings”, visitabile fino al 15 settembre 2010. La Galleria napoletana espone la collezione di questo singolare interprete di un espressionismo moderno, silente e intimista. Le sue opere ritraggono scene d’interni, popolate da figure inquiete e inquietanti. Così per esempio è “Brunette woman”, una delle opere in mostra che ritrae una figura femminile ripresa a mezzobusto, dallo sguardo pensosamente rivolto verso il basso e la folta capigliatura castana in primo piano, languida e assente. La  pittura di Davis è densa, pastosa, dagli intensi colori autunnali che si fanno evocatori di atmosfere nostalgiche e lontane, come quella de “Untitled (Woman at an Edge) ”, dove una silhouette femminile in piedi sul margine di una roccia, si staglia solitaria su un cielo serale. Nei suoi quadri si può scorgere un po’ di Derain, un po’ di Picasso, un po’  di Matisse, ed è proprio con Matisse che il confronto diventa inevitabile: se “la Danza” è il manifesto di una umanità gaudente e primitiva il suo “Three figures with guns” è la rappresentazione di una società ormai lontana da qualsiasi manifestazione della gioia di vivere.  Tre figure armate stanno in piedi sul mondo in una danza macabra e desolata. Il verde della terra che in Matisse è color smeraldo, si spegne, il blu del cielo, si stinge.  Nell’arte di Noah Davis è possibile scorgere le più diverse influenze, gli echi di tanti grandi artisti del Novecento. E’ davvero difficile credere che lo sguardo che sa così ben indagare i recessi della memoria, le pieghe sconosciute della psiche umana e li traduce in immagini appartenga ad un artista che vive nella capitale della mondanità e dell’eccesso, Los Angeles. Pure, il giovane artista ha scelto Napoli, per incominciare l’avventura europea, una scelta anche questa insolita ma della quale certamente, il pubblico napoletano gli sarà grato.

Alter Ego al Lanificio25

Apr  10
26
di Roberto Strino  
Categoria Arte

Ispirato a “La Serve” di Genet, in scena al Lanificio25 dal 23 al 25 Aprile, lo spettacolo “Alter Ego” ha attirato l’attenzione del pubblico napoletano.

La performance, della durata di 55minuti circa, è frutto della collaborazione tra il teatro studio HYPOKRITES, diretto da Enzo Marangelo, e la Compagnia Von Sacher-Masoch, fondata dalla talentuosa attrice-autrice Federica Palo.

La rappresentazione trasuda di recitazione naturalistica, e i richiami al teatro di Sarah Kane sono evidentissimi. Spazi angusti della mente fanno da teatro alle angosce che accompagnano i passaggi traumatici dell’esistenza, come quella del distacco dall’utero. Le “pieghe” della coscienza sono rappresentate dalla gestualità annaspante sotto il peso della pressione delle luci, e delle presenze deformi che fanno ricordare il teatro più audace di Pippo Delbono.

Numerose eco lynchiane, a partire dal muro di suono graffiante, fino a quasi citare “La Tempesta” shakespeariana, grazie a questo imbuto emotivo che rende statica la volontà umana.

Un’ottima prova teatrale da parte delle attrici ma soprattutto una buona prospettiva di miglioramento per gli eventi del napoletano, che si può dire abbiano trovato un punto di partenza per instaurare una continuità di teatro d’avanguardia con un feedback positivo, a quanto sembra, da parte delle persone, addetti ai lavori e non.

Vita da una natura morta

Mar  10
30
di Claudia Barbarino  
Categoria Arte

Dopo Castel Sant’Angelo e San Pietroburgo, ora sono gli appartamenti storici del Palazzo reale di Caserta a vantare l’esposizione degli ultimi capolavori di Ettore de Conciliis. La mostra dal titolo “Ettore de Conciliis. Opere 1982-2010” è organizzata da Il Cigno Edizioni in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Caserta e Benevento. A disposizione del pubblico, circa una quarantina di dipinti: la natura, con le sue ampie campagne, i suoi alberi maestosi, i suoi fiori leggeri e vivaci, ne è la protagonista. «Dopo una pittura incentrata su temi sociali e politici», spiega Lucia Bellofatto, direttrice del complesso vanvitelliano, «l’artista sposta la sua attenzione dalla realtà alla natura, anticipando, grazie alla sua sensibilità, una tematica che sarà molto discussa negli anni successivi, cioè la salvaguardia dell’ambiente naturale». L’artista, originario di Avellino, inizia la sua carriera nel 1965, dipingendo per la chiesa di san Francesco della sua città un murale in cui tratta i temi importanti, come la pace e la guerra, «e che testimoniano la fiducia e la speranza di miglioramento che de Conciliis nutriva», continua la Bellofatto, che cita ancora come esempio di una pittura impegnata, il Memoriale di Portella della Ginestra, murale del genere “land art”, realizzato in Sicilia nel 1980. La continua e attenta osservazione del reale porta de Conciliis ad esplorare spazi sempre più nuovi, ad avviare una ricerca che gli fa guardare il mondo in maniera più contemplativa e gli fa cogliere tutto ciò che di bello la realtà circostante, persino quella più quotidiana, quella scontata, apparentemente senza poesia, può offrire. «Un pittore non può fare la rivoluzione coi pennelli, ma può comprendere e difendere la natura e la sua bellezza; anche la bellezza degli uomini, di quegli uomini che lottano per un mondo migliore», ci dice il maestro. Prima di entrare nel vivo della mostra, possiamo osservare Piazza San Pietro, datata 1970-75, quindi fuori dai nuovi lavori. È questa, come si preoccupa di chiarirci de Conciliis, un’opera sperimentale, e perciò soggetta a polemiche: fu, infatti, commissionata dal Vaticano e poi dallo stesso rifiutata perché colpevole di fondere il tema sacro con quello sociale. Procediamo ed eccoci a contemplare i recenti capolavori, suddivisi in Campagna romana, Notte e Fiumi. Siamo nel bel mezzo di un campo soleggiato, quando guardiamo Colore ambra nella campagna romana, immersa negli ultimi caldi raggi di sole della giornata; o quasi ci sembra si sentire la frescura portata dalla pioggia, ammirando Pioggia sul Tevere. Di grande fascino le scene notturne: Luna, stelle e colline; Luci di sera; Notturno in argento. Incantevoli, tra gli altri, L’intensità dei riflessi e Trasparenza e riflessi in cui la natura dà un inconsapevole e meraviglioso spettacolo di se stessa specchiandosi nell’acqua. Impressionante quanto realistico sia Crema in una ciotola nera, lo spettatore si sente quasi autorizzato a toccare il cucchiaino per accertarsi che si tratta di un dipinto. Passaggio silenzioso, con l’assenza di movimento, la staticità degli elementi, il silenzio quasi ce lo fa avvertire: proseguiremmo in punta di piedi, oltre i pilastri, verso il sentiero. E ancora, Covoni verso sera, Casa abbandonata (in foto), Campo incolto e molti altri ognuno con il suo universo fatto di colori e di pennellate veloci, pronte ad eternizzare la bellezza appena scorta in cui ci si potrebbe piacevolmente perdere.

Cromatica della fantasia

Mar  10
14
di Angela Marino  
Categoria Arte

 Il PAN, Palazzo delle Arti di Napoli, ospita fino al 5 aprile 2010, la rassegna dal titolo “Cromatica della Fantasia”, omaggio napoletano al grande scrittore, poeta e pedagogo Gianni Rodari, in occasione del novantesimo anniversario della nascita e del trentennale della morte, nonché, quarantennale dell’assegnazione del più ambito riconoscimento attribuito ad autori per l’infanzia, il H. C. Andersen Award. La rassegna consta di un duplice percorso espositivo che esibisce da un lato le illustrazioni degli autori che hanno meglio interpretato lo scrittore – oltre ad autografi e fotografie – e dall’altro, le vignette dedicate a Stefi, il simpatico personaggio creato da  Grazia Nidasio. La rassegna, patrocinata dal comune di Napoli e organizzata dall’Associazione Kolibrì, guida del coordinamento campano omaggio a Rodari, prevede, inoltre, laboratori e incontri creativi con i bambini, che costituiscono l’aspetto più rappresentativo del senso del lavoro e del contributo dello scrittore alla cultura. Il tributo coinvolge dunque direttamene e attivamente i ragazzi, non solo principali destinatari della sua opera ma soggetti della società la cui identità egli intendeva valorizzare, perché il rapporto degli adulti con loro sarebbe stato fondamentale per le dinamiche del mondo. La mostra, tra inediti e prestiti d’epoca, comunica con immediatezza, leggerezza e incisività questo messaggio, sempre però che non si venga distratti dal rumore delle risate  dei ragazzi del laboratorio…

Banchi di Nebbia

Mar  10
1
di Marilisa Belli  
Categoria Arte

Frutto della particolare attenzione che l’associazione culturale Hde riserva all’editoria e all’illustrazione, è la mostra “Banchi di nebbia” in svolgimento fino al 3 Marzo presso la sede dell’associazione. Anzi qui sono esposte “solo” le tante diverse copertine realizzate per il catalogo della ben più ampia mostra in svolgimento a Roma, che vede coinvolti la galleria Tricromia e gli editori/grafici Fausta Orecchio e Simone Tonucci (Orecchio Acerbo ed.); mostra incentrata sull’arte dell’illustrazione, della quale questa napoletana appare come un fortunato riflesso, nel contesto di una generale attenzione a forme di espressione artistica più “nobili” e tradizionali. Intento di entrambe è infatti far conoscere l’attività di quella grande fucina di talenti che è l’Istituto Statale d’arte per la decorazione e l’illustrazione del libro di Urbino (città conservatrice di codici e manoscritti, memoria del suo splendore rinascimentale): Roberto Catani, Gianluigi Toccafondo, Nicoletta Cecconi, Simone Massi sono solo alcuni nomi di docenti ed ex allievi, la cui opera testimonia del ruolo di lancio svolto dalla scuola, nel campo dell’illustrazione e dell’animazione cinematografica, che non a caso vede l’attenzione del noto critico e saggista, vero promotore culturale, Goffredo Fofi. Sua è la prefazione al catalogo che illumina le opere: la poeticità, mai divisa dal figurativismo (per Fofi ascendenze marchigiane o meglio Leopardiane) che è, anzi, proprio recuperato da quest’arte, testimoniano del nostro bisogno di rappresentare noi con i nostri sentimenti, paure ecc. Scopriamo così quanto sia fondamentale la capacità di riconoscere e di interpretare le ansie, i moti d’apertura e di speranza dell’età infantile e di trasformarle in immagini e visioni che conservino elementi di un’espressione infantile. Lo scrittore tedesco Erich Kastner disse che i più si disfano della propria infanzia come di un vecchio cappello e che soltanto chi diventa adulto, riuscendo a restare bambino, può veramente dirsi un essere umano. Ecco perché l’illustrazione non deve essere più associata, almeno non soltanto, alla letteratura per l’infanzia. Luca Caimmi, Sergio Gutierrez, Mara Cerri, Magda Guidi, Virginia Mori, Andrea Petrucci, Marco Smacchia delineano, così, un immaginario fatto di corpi, animali, paesaggi, ambientazioni, reali e irreali dai toni violenti o delicati ed eterei, ma sempre in qualche modo surreali, cogliendo e filtrando in istantanee ciò che di profondo si agita nella realtà, oltre la realtà. Sono questi i nomi di giovani artisti ai quali un’editoria attenta e sensibile ha dato e sta dando la giusta fiducia.

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