Stitches, il capolavoro di David Small

Set  10
6
di Roberto Strino  
Categoria Libri

Vignettista di alcune delle testate più importanti d’America (New Yorker, Washington Post) e autore/illustratore di fiabe per bambini (dalle quali sono stati tratti cartoons e musical), David Small ci consegna un autentico capolavoro di sentimento ed immagini. “Stitches – Ventinove Punti” è la storia autobiografica dell’infanzia di Small. Un’operazione andata per il verso sbagliato sfigura un povero bambino, che da quel momento in poi dovrà cavarsela senza metà delle corde vocali, potendosi aggrappare solo ad un filo di voce e ai suoi disegni fantasiosi. Il tutto ambientato in una Detroit cupa, desolata, coperta dalla sua caratteristica cappa di inquinamento. Alle spalle del piccolo David, una famiglia dilaniata da problematiche interne, taciute per anni, che la porteranno allo sgretolamento, quando il nostro protagonista fortunatamente sarà già lontano dalle conseguenze di tutto ciò.

Poi l’impressionante racconto dell’adolescenza di Small, trascorsa nei bassifondi, insieme ad un gruppo di Freak (persone bizzarre, ai limiti della società) che lo fanno sentire meno diverso e più accettato. La descrizione degli inizi della sua carriera è veloce e poco macchinosa, accostata agli spazi dei ricordi e al ritorno delle figure dell’infanzia, che invece pesano come macigni sulla coscienza dell’autore e del lettore. Il ringraziamento finale allo psicologo-amico che lo ha reso cosciente e lo ha salvato, che all’interno dell’albo è rappresentato come un coniglio bianco dalle fattezze umane. E a commuovere, il suo rifiuto alla discesa verso la follia portata dalla lunga sofferenza, discesa evitata dal perdono, l’atto di purificazione ultimo.

Al primo posto dei best seller del New York Times del 2009, edito da Rizzoli Lizard nel 2010 in Italia, Stitches esplora nuovi orizzonti per la graphic novel.

Wu Ming e il nuovo Altai

Apr  10
9
di Roberto Strino  
Categoria Libri

Il collettivo Wu Ming ha presentato il nuovo libro, “Altai”, edito da Einaudi, a Palazzo Corigliano, una delle sedi dell’Università Orientale di Napoli. I Wu Ming ogni anno tengono una moltitudine di conferenze lungo lo stivale, non solo per promozione, ma per stimolare i lettori al dibattito, discutere dei contenuti della loro piattaforma online (wumingfoundation.com), guardandosi sempre bene dal fare propaganda. La loro prima opera, “Q”, si diffuse a partire dal 1999, e da allora ci sono state fortune (dato il volume delle vendite), ma anche assedi veri e propri alla band di scrittori, dovuti alle loro dichiarazioni sul G8 di Genova del 2001. Dopo una breve intervista alla radio libera della facoltà, Wu Ming 1(Roberto Bui) e Wu Ming 5 (Riccardo Pedrini) si sono accomodati nella Sala delle Mura Greche, e hanno dato il via alla presentazione, spiegando quanto questo libro abbia estremamente aiutato la vita stessa della loro formazione, entrata in grave crisi dopo l’abbandono di Wu Ming 3 nel 2008. La crisi è stata superata dopo la stesura del manoscritto, che non è Q2, come erroneamente si è potuto pensare sapendo che la storia è ambientata cronologicamente dopo la fine di Q, ma un’opera diversa nella sostanza dai loro precedenti lavori. Infatti gli ormai quattro scrittori dell’area bolognese, hanno affermato più volte che, non solo non ci sarà mai un sequel di Q, non ci sarà neanche più un libro scritto come Q. La loro nuova sfida è l’introspezione, ma soprattutto superare l’ostacolo di una delle critiche migliori mosse verso di loro, ovvero la completa superficialità dello sviluppo dei personaggi femminili. L’accostamento a Q genera dal fatto che in Altai compaiono dei personaggi di Q. La scelta di quell’epoca e di quei personaggi deriva dall’insoddisfazione degli autori, crescente lungo gli anni, del finale di Q, troppo indulgente verso il protagonista, e inverosimile nell’affresco stereotipato di un’Arabia progressista del XIV° secolo.
La seduta si è conclusa con le domande degli studenti che, dopo averli fatto un po’ innervosire fotografandoli (i Wu Ming non desiderano comparire nelle foto), hanno anche saputo far deragliare il dibattito sulla delicatissima questione della discarica di Chiaiano.

Rock attorno allo schermo

Gen  10
28
di Roberto Strino  
Categoria Libri

In uscita il primo Febbraio, “Rock around the screen” è un volume che descrive la particolare interazione tra la musica rock e il cinema. Tracciando un’anatomia di come questa complicità tra due arti così comunicative si sia evoluta attraverso gli anni. Guide in quest’avventura, saranno Vincenzo Esposito(docente di storia del cinema e critica cinematografica, nonché direttore dell’Italian Film Festival di Stoccolma) e Diego Del Pozzo(giornalista e critico). Ad arricchire di particolari questo viaggio, ci sono poi i saggi di alcuni fondatori di Pigrecoemme, la scuola di cinema napoletana spesso protagonista di “azioni culturali” come questa, come Corrado Morra(docente di sceneggiatura), Rosario Gallone(regia cinematografica e televisiva), e Giacomo Fabbrocino.

Titoli di coda del libro: interviste a cura di Fabio Maiello, tra cui una a Carlo Verdone.

Sicuramente una pubblicazione da non perdere per gli appassionati, organizzata da veri esperti del genere.

Uniti Noi Restiam’!

Gen  10
18
di Roberto Strino  
Categoria Libri

La Marsilio, pionieristica casa editrice (qualche anno fa ha fatto sbarcare in Italia The Last Days, capolavoro ipercensurato di Andrew Masterson), porta alla luce un nuovo frutto di estro anticonvenzionale. Colpevoli lo scrittore Simone Sarasso, già autore di Confine di Stato  e Settanta, e il disegnatore Daniele Rudoni.
United We Stand è una Graphic Novel visionaria e lungimirante nelle intenzioni. Il progetto è di creare una continuity  sul web, con tanto di prolegomeni, spin-off,
narrazioni tangenziali e colonna sonora, per rendere l’opera a 360° e interattiva, dal momento che la storia al di fuori del book cartaceo è proseguita da altri autori, che potenzialmente si andranno a moltiplicare in un immediato futuro.
Il plot attinge ispirazione a piene mani dall’epopea fantapolitica V For Vendetta, di Alan Moore, dato che tratta di un violento colpo di stato, attuato da forze militari sconosciute, che mette sotto scacco lo stivale subito dopo l’elezione del primo Premier donna della storia della Repubblica Italiana, dando inizio ad una guerra civile. E se questo non fosse già abbastanza, sullo sfondo una Terza Guerra Mondiale che vede come duellanti principali l’America e la Cina. Insomma, un’apocalisse a fumetti.
Storie così, soprattutto made in Italy, non se ne vedono spesso. Anche se la nostra tradizione fumettistica ha avuto già albi che hanno toccato i temi della politica e del grottesco(Sturmtruppen o Paz!, per citarne alcuni), che non hanno mai avuto nulla da invidiare a Doonesbury. Ma forse lontani da un linguaggio alla Watchmen, che forse oggi, è proprio quello che serviva.

Robot: il libro delle macchine

Dic  09
16
di Francesca Bianco  
Categoria Libri

“Robot. Scienza e coscienza delle macchine” è il libro uscito in contemporanea con Futuro Remoto, curato dai giornalisti scientifici Pietro Greco e Cristian Fuschetto (edito da Cuen), raccoglie contributi dei maggiori esperti italiani: ingegneri, informatici, chimici, fisici, ma anche filosofi e sociologi, tutti impegnati a rivelare quest’universo sconosciuto che è la robotica. Il libro è diviso in due sezioni: “La scienza dei robot” e “La coscienza dei robot” a delineare il fatto che non si affrontano solo problemi legati alla tecnologia, ma anche problematiche sociali ed etiche. La prima parte è un’affascinante descrizione dei passi in avanti fatti dalla robotica in questi ultimi anni. Apprendiamo che siamo circondati da robot!Ci sostituiscono ormai nei compiti più difficili e arrivano dove noi non possiamo. C’è Asimo, il robot androide, ci sono i robot industriali, ormai antichi. C’è il robot marziano, quello sottomarino e c’è la macchina molecolare, il nanorobot. Ci sono anche i robot chirurgo e soldato. Alcuni sono dotati di una certa “libertà”. Ma verrà mai un robot capace di arrivare allo stato massimo di libertà: ovvero avere coscienza? Alcuni giurano che è solo questione di tempo e che futuristiche civiltà dove uomini e macchine convivono (per ora solo dominio della fantascienza) potrebbero essere il nostro vero domani. Altri sostengono che il libero arbitrio e le condizioni legate all’evoluzione fanno dell’uomo un essere unico. Ma se anche i robot evolvessero? Bisognerebbe creare delle regole di “comportamento”. Da queste considerazioni nasce la roboetica, una nuova disciplina che si propone di studiare le complesse relazioni tra umani e macchine. Allora in attesa di avere come vicini di casa una famiglia di robot evolviamoci al pensiero che presto non saremo più soli (uomini).

Un futuro con i robot

Dic  09
16
di Francesca Bianco  
Categoria Libri

Abbiamo incontrato Cristian Fuschetto uno degli autori del libro “Robot. Scienza e coscienza delle macchine”,  a cui abbiamo fatto qualche domanda

Nella postfazione del libro lei parla di una “darwinizzazione dei robot”( secondo i criteri della selezione naturale anche i robot si evolvono). Ma ad evolvere è la loro “mente artificiale”, oppure si evolverà anche il loro “spirito” fino a considerarli sempre più simili a noi?

La “darwinizzazione dei robot” è forse uno degli aspetti più affascinanti dell’attuale robotica. Lo scopo della Robotica Evolutiva è proprio quello di evolvere dei robot così come Darwin ci ha spiegato che evolvono gli organismi biologici. La Robotica Evolutiva si basa infatti sulle stesse leggi dell’evoluzione darwinina: riproduzione, mutazione, selezione. Si è capito che per costruire dei robot intelligenti è più utile affidarsi alle leggi della vita, e quindi lasciare un po’ di spazio anche al caso, che non programmarli fin dall’inizio in ogni minimo dettaglio. Se l’evoluzione della vita procede per “tentativi ed errori”, perché non fare lo stesso anche per la vita artificiale? Si è capito che l’intelligenza è un fenomeno “impuro”, è cioè un processo che nasce dal basso delle esigenze materiali di adattamento di un organismo all’ambiente. E’ per questo che per la comprensione della mente e anche dello spirito i robot sono molto più utili dei computer. I primi hanno un corpo, mentre i secondi hanno solo un cervello. Da qui a dire che i robot potranno avere un’intelligenza simile alla nostra ce ne passa, ma se consideriamo che solo cinquant’anni fa ci si interrogava ancora sulla possibilità di creare delle macchine intelligenti e ora quelle macchine ci battono sistematicamente nei tornei di scacchi, non è poi così azzardato pensare a un futuro di coesistenza tra uomini e robot.

Perché l’uomo è così ossessionato dalla perfezione tanto da ricreare un essere che gli somigli ma che sia migliore di lui? Cosa c’è nei robot che ispira così tanto il mondo della cultura, il cinema e la letteratura?

Uno dei padri della filosofia moderna, il napoletano Gianbattista Vico aveva capito che la verità di una cosa la si può realmente comprendere solo se si è in grado di riprodurre la cosa in questione. Ecco, in questo senso si può dire che attraverso la costruzione dei robot intelligenti proviamo a comprendere la verità di noi stessi. Credo che l’aspirazione alla creazione di un uomo artificiale non è altro che l’aspirazione alla più autentica conoscenza di sé da parte dell’ homo sapiens. Il cinema e la letteratura hanno capito benissimo questo meccanismo e il più delle volte riescono a rappresentare in modo fantastico (è proprio il caso di dirlo) questo gioco di specchi tra natura e artificio, tra presente e futuro.

Un libro di disegni e di memorie

Nov  09
18
di Francesca Bianco  
Categoria Libri

Il Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) ha fatto da cornice alla presentazione del libro “Ritratto di paesaggio che scompare: appunti di viaggio e schizzi di un architetto fuori luogo” di Salvatore Iodice e della mostra omonima. Una bici, un taccuino, una penna e tanti viaggi fatti fin dal 1992: sono questi gli ingredienti di questo libro di disegni e di memorie, dove l’autore(un architetto campano) ha condensato ricordi ed emozioni e le ha impresse per sempre con la sua penna a china.

… Continua

Avatar-il libro

Nov  09
17
di Marilisa Belli  
Categoria Libri

È programmata per il 25 novembre prossimo l’uscita in contemporanea mondiale del libro “L’universo di Avatar. Genesi del capolavoro di James Cameron” (ed. il Castoro), l’unica pubblicazione ufficiale legata al tanto atteso film, firmata da Lisa Fitzpatrick con una prefazione di Peter Jackson e una postfazione dello stesso Cameron. Questo corposo libro è il frutto di quelle incursioni sul set (come quelle di Dana Goodyear per il New Yorker), che hanno consentito di conoscere un po’ di quel lungo e silenzioso lavoro protrattosi per più di 4 anni (ma 14 dal concepimento del progetto). Così ci vengono svelate alcune curiosità della produzione, come l’uso di macchine messe a punto dallo stesso Cameron per la ripresa in 3D, ma soprattutto, attraverso le 100 immagini che corredano il libro, conosciamo personaggi e ambienti che danno vita all’universo immaginativo di questo regista, specchio delle più nascoste realtà naturali ( ad esempio le impressionanti visioni notturne del pianeta Pandora, con piante e creature bioluminescenti, ricordano certi documentari sulla vita degli abissi marini, di cui Cameron è un appassionato). Ed ecco quindi rivelarsi il nodo nevralgico, quello che fa di Cameron non o non solo un “nerd tecnologico” ma un “narratore molto emotivo” come lo definisce Spielberg: il realismo, la credibilità della rappresentazione della ecologia aliena e dell’espressione di sensazioni e sentimenti, credibili quanto quelli di attori in carne ed ossa. Questa esigenza ha reso necessaria la lunga attesa della tecnologia adatta, anche se l’ambizioso progetto di regalare al pubblico un’esperienza totalmente 3D, è destinata a scontrarsi con un incontrovertibile dato tecnico: la carenza di sale attrezzate, il cui adeguamento alla nuova tecnologia, anche se sembra imporsi come il nuovo standard ( la 20th Century Fox ha messo in cantiere ben 30 pellicole in 3D), procede a rilento viste la necessità di un alto investimento iniziale e l’aumento dei costi di gestione. Intanto, prima dell’uscita ufficiale fissata per l’Italia al 15 gennaio,  un’anteprima del film verrà proiettata in occasione della rassegna Capri – Hollywood (27 dic-2 gen ), mentre entusiastici sono i commenti seguiti alle proiezioni delle prèmiere presso eventi nazionali e internazionali. A dimostrazione del fatto che, forse, questo film deve essere solo visto per essere giudicato o che forse l’attesa si è prolungata troppo, i commenti degli internauti hanno cominciato invece ad essere un po’ scettici e disincantati.

Il Racconto nel Cassetto

Nov  09
8
di Marilisa Belli  
Categoria Libri

L’associazione culturale napoletana ALI ha dato il via alla VII edizione del concorso letterario nazionale per scrittori emergenti “Il racconto nel cassetto”( iscrizioni fino al 31/12/2010), … Continua

Il Piccolo Principe

Ott  08
11
di Antonio Canitano  
Categoria Libri

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Il Piccolo Principe arrossisce, e’ un bambino che non risponde alle domande, ma a qualcuno arrossisce. “E quando si arrossisce,significasi, vero?” dice Antoine de Saint-Exupe’ry. E’ una sfumatura d’acquerello sulle guance, un tocco intimo, impudico e pungente che vale come una conferma.
Il Piccolo Principe e’ un racconto autobiografico. Durante tutta la sua vita Saint-Exupe’ry conservo’ questa particolarita’, di arrossire invece di rispondere quando gli si presentavano situazioni di leggero imbarazzo. Fatto cosi’ raro in un adulto che in piu’ e’ un uomo, tenace residuo dell’ infanzia.