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		<title>Tano Tango Festival</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Bianco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa succede quando la cultura argentina caliente e solare si sposa con quella partenopea e con la sua intramontabile canzone classica? La risposta può venire dal Tano Tango Festival, a Napoli dal 31 agosto al 5 settembre. Il Festival giunto alla sua ottava edizione è un appuntamento fisso per gli amanti del tango argentino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2835" style="margin: 2px 5px; border: black 1px solid;" title="tanotango" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/09/tanotango.jpg" alt="" width="200" height="200" />Che cosa succede quando la cultura argentina caliente e solare si sposa con quella partenopea e con la sua intramontabile canzone classica? La risposta può venire dal Tano Tango Festival, a Napoli dal 31 agosto al 5 settembre. Il Festival giunto alla sua ottava edizione è un appuntamento fisso per gli amanti del tango argentino o per quelli che semplicemente sono incuriositi dalla cultura argentina. Un gemellaggio tra Napoli e Buenos Aires che si evince anche dal nome del Festival, non a caso l’appellativo “Tano”, contrazione di napoletano, è ancora usato in Argentina per indicare tutti gli immigrati di origine italiana. Un programma fitto di eventi a cominciare dalla serata inaugurale per cui è stata scelta come location il pontile dell’area nord di Bagnoli, una serata in cui sono stati presentati tutti i maestri del festival che hanno danzato a 1200 metri dalla riva circondati dal mare e incorniciati dalla luce del tramonto. In queste sere la frenesia e la sensualità del tango impazzerà tra le strade di Napoli, non a caso alcune delle serate ad ingresso libero avranno come cornici il Roof Terrace &#8216;Le Grand Bleu&#8217; Hotel Mediterraneo ed il Palazzo Reale ma anche il Circolo Ilva di Bagnoli che vanta una splendida terrazza sul mare e che da sempre è sede di una delle serate. Si ballerà fino all’alba con l’accompagnamento del quartetto di <em>Esteban Morgado</em>, uno dei migliori chitarristi di tango al mondo, ma anche con le sonorità di <em>&#8220;Willy&#8221; Della Corte</em> e tanti altri “Musicalizador”. Gli spettatori potranno ammirare le eccezionali esibizioni di alcune delle coppie di tango argentino più famose al mondo, come Alejandra Mantiñan e Horacio Godoy, oppure la coppia &#8220;<em>Los Hermanos Macanà</em>&#8220;, e ancora Lorena Ermocida e Fabian Peralta, ma potranno anche muovere i loro “primi passi” con le lezioni di tango a basso costo messe a disposizione dal festival e tenute dai maestri della <em>Miloga Porteña</em> nella sua sede di Fuorigrotta. <strong></strong></p>
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		<title>Tornare per partire</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 17:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Marino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2826" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/Horizon-line-is-here.jpg" alt="" width="235" height="254" />Se le vacanze sono finite troppo presto e la voglia di viaggiare, la nostalgia dei posti visitati e delle esperienze vissute non ci lasciano pace, allora forse “Tornare per viaggiare”, ovvero “The Horizon line is here” è la mostra che fa per noi.  La collettiva che ha come tema il viaggio è in mostra alla Galleria Umberto di Marino Arte Contemporanea (Via Alabardieri, quartiere di Chiaia), fino al 10 settembre 2010, a cura di Lorenzo Bruni, con opere di: Elena Bajo, Ulla von Brandeburg, Runo Lagomarsino, Pedro Neves Marques e Andrè Romão. Video installazioni, sculture, fotografie e performances ci raccontano il viaggio nella società del “viaggiare liquido”, in cui luoghi esotici, lontani e avventurosi sono a portata di clic, in cui il contatto con altre culture è accessibile, facile, celere. Possiamo vedere una strada o una piazza attraverso una web cam, rintracciare ogni indirizzo con Google map; possiamo essere ovunque, guardare qualsiasi cosa dalla nostra postazione computer e dal nostro Iphone: e allora cosa vuol dire veramente “viaggiare”? A dare una risposta sono questi cinque artisti con le loro opere e con il loro punto di vista. Lo fa Elena Bajo, proiettando un oggetto simile a un meteorite in sala e ricreando uno spazio atemporale che lo spettatore può vivere secondo la propria soggettività; Pedro Neves Marques con “Nothing lasts forever”, ritrae un rematore in barca, in bianco e nero, che continua a remare senza raggiungere mai la meta. Lo slide show di Runo Lagomarsino dal titolo “Contratiempos”, racconta il continente sudamericano prendendo le mosse dall’edificio progettato da Oscar Niemeyer a San Paolo. Andrè Romão e Pedro Neves Marques uniscono il loro talento in quella che forse è l’opera più evocativa: il dialogo di due attori divisi da una parete di plexiglass, richiamo all’usanza dell’antica Grecia di consultare l’oracolo prima di partire per un viaggio. A completare questo percorso di ricerca ci sarà, inoltre, la pubblicazione sul tema, che sarà presentata per il finissage della mostra a settembre.</p>
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		<title>Ricamo contemporaneo</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 16:12:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Marino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2812" style="margin: 1px 5px; border: black 1px solid;" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/Ricamo-contemporaneo.jpg" alt="" width="160" height="160" />Sopra la tela, il ricamo. Così Berend Strik, il versatile artista olandese il cui orizzonte espressivo abbraccia l’architettura, la fotografia, il cinema e non ultima la pittura, dà ai suoi lavori quell’impronta personale e creativa che le contraddistingue. Strik, espone le sue opere in America, Belgio, Olanda e in Italia, dove è la napoletana Galleria Bilndarte, spazio sito nel quartiere di Chiaia, che ha l’onore di presentare la sua personale “Transfixed stiched photographs”, aperta al pubblico sino al 14 ottobre 2010. La mostra, presenta una collezione di tele, in cui sono colori sfumati, neutri a dominare, tranne dove il colore, aggiunto con l&#8217;intervento di ricamo, la fa da protagonista. In alcune tele è solo l’esiguo ricamo a ornare l’immagine di partenza; in altre, si tratta di veri e propri arazzi, dove il tessuto ricopre quasi completamente il disegno. I soggetti scelti sono intimistici: paesaggi, case, dettagli, scene d’interni. Immagini che rimandano a un mondo interiore in cui l’immagine acquisita è rielaborata, interiorizzata, resa unica da un sostrato di memoria e immaginazione. Un risultato, che l’artista di Amsterdam ottiene partendo da uno scatto in bianco e nero &#8211; che nella visione estetica dell’autore rappresenta un momento unico, irripetibile e dunque finito &#8211; vivacizzato da un ricamo. Un ricamo semplice, ottenuto con i classici ago e filo; piccolo, semplice espediente che spezza la bidimensionalità dell’immagine per farne un oggetto tridimensionale. L’uso di questo processo creativo ha origini lontane nella vita personale dell’artista e, come spesso accade nell’arte, spontanee, casuali: egli interveniva con il ricamo, infatti, su vecchie foto, sugli album di famiglia,  per poi perfezionare una tecnica che si adatta come non mai a esaltare il valore della fotografia del momento, della sua fissazione nel tempo e nella dimensione visiva.</p>
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		<title>Terrasonora, tra cuore e tamburi</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 15:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Barbarino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2798" style="border: 1px solid black; margin: 1px 5px;" title="Terrasonora" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/Terrasonora.jpg" alt="" width="288" height="187" />La musica folk campana scuote Santa Maria a Vico (Caserta). I Terrasonora, gruppo di musica popolare contemporanea, si sono esibiti in Piazza Aragona nella serata del 17 agosto in occasione della tradizionale festa dell’Assunta. Molto conosciuta in Italia e in Europa, la band vanta un curriculum ricchissimo: vincitrice di concorso Musicultura 2010 (trasmesso il 14 di questo mese su Rai Uno) col brano <em>“Guardame”</em>; un album di successo <em>“Core e Tamburo”</em>, che ha ottenuto, nel 2008, il <em>″Recommandè Trad Mag Award&#8221;</em> dalla rivista francese &#8220;Trad Magazin&#8221; (Parigi); un nuovo cd bell’e pronto che attende solo di essere prodotto e distribuito. Non si contano, poi, le partecipazioni a rassegne musicali: Afrakà, Rock e Solidarietà, Volpe Show, Movimenti in Libertà, Napoli Parole e Musica, Piazzetta Merola, BengioFestival, ecc. Numerosi i premi di cui i Terrasonora sono stati vincitori; ne citiamo alcuni: vincono — nel maggio del 2000 ― la Prima Edizione del Premio Beniamino Esposito (al teatro Augusteo di Napoli) e il Premio Speciale della Critica, nonché il Premio per la miglior composizione “C.A. Rossi” — nel gennaio 2002 ― al <em>Hit Festival Saint Vincent &#8211; International Pop &amp; Ethno Music</em>. Nel 2005, “Suonare a Folkest” (San Donato Val Comino, Fr); l’European Folkontest (Casale Monferrato, Al), nel 2007. Il ritmo coinvolgente e vitale del folk napoletano, entusiasma la critica e il pubblico. A Santa Maria a Vico, Piazza Aragona è gremita. E’un genere musicale quello dei Terrasonora che non può non piacere tanto è pieno di brio; e se all’inizio dell’esibizione qualche ascoltatore più timido si limita a battere il ritmo col piede, alla fine anche questi si ritrova a zompettare… come morso da una tarantola! Ecco l’effetto stupefacente dei Terrasonora e della bella musica del sud. Tanta allegria, certo; ma non solo. Ciò che rende originali e interessanti gli artisti napoletani è il perfetto equilibrio tra passato e presente: le loro composizioni fanno sì riferimento all’antico retaggio musicale popolare, ma nello stesso tempo, i Terrasonora non si esentano dal raccontare la realtà odierna. Da questo assemblaggio, vengono fuori brani come <em>L’America sta ccà,</em> che è stato finalista a &#8220;Voci per la libertà &#8211; Una canzone per Amnesty 2007&#8243; ― nonchè <em>&#8220;Best of Demo 2008&#8243;</em> per la trasmissione radiofonica &#8220;Demo&#8221; su Radio Rai Uno. Il brano, vivace e a tratti orientaleggiante, è incentrato sul problema attuale dell’immigrazione clandestina. I versi intensi di <em>Guardame</em>, invece, traggono ispirazione dal conflitto israelo-palestinese. Anche dal punto di vista musicale, vi è una perfetta fusione di stili e di ritmi: gli strumenti sono quelli tipici (flauto, tammorra, ciaramella) affiancati da quelli più contemporanei (basso elettrico, tastiere) ― e da altri provenienti da culture esotiche, cajon, darabouka, nay. Altri pezzi eseguiti durante la serata, <em>Ciorta</em> (un’invocazione a Sant’Antuono, spiega al pubblico il musicista Fabio Soriano) e <em>Addà girà ’sta rota</em>, dal sapore scaramantico. Non dimenticano, i Terrasonora di proporre classici del repertorio folk, <em>La rumba degli scugnizzi</em> e <em>La Tamurriata nera</em>, ad esempio; ma anche <em>La gatta cenerentola</em> (Roberto de Simone) o <em>Tarantella</em> (Athanasius Kircher). Molto apprezzata la <em>Tarantell d’a fatic</em> (di Nando Citarella). Sul palco: Antonio Esposito (basso acustico); Gennaro Esposito (chitarre); Raffaele Esposito (tastiere e pianoforte); Francesco Ferrara (voce e castagnette); Gaia Fusco (voce) Antonello Gajulli (percussioni); Fabio Soriano (fiati); Massimiliano Punzo (tecnico del suono). Insieme ai musicisti, anche Antonio d’Ambrosio e Maria Teresa di Stefano per le coreografie. La stampa estera ha parlato molto dei Terrasonora per cui riserva solo parole di lode. Dopo il concerto, non potevo fare a meno di congratularmi con loro e così scambiare qualche parola con Raffaele Esposito (che è anche produttore artistico) e Gennaro Esposito (autore dei brani, oltre che chitarrista).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Qual è la chiave del vostro successo anche al di fuori dell’Italia? </em></p>
<p style="text-align: justify;">Raffaele Esposito: Io credo sia lo spirito che c’è sul palco, l’energia tutta sua che sprigiona questa musica. E poi, la buona sinergia del gruppo. Suoniamo insieme da diciotto anni. A fondare la band, nel lontano 1992, siamo stati io, Gennaro Esposito e Antonio Esposito. Poi, si sono aggiunti gli altri; comunque siamo insieme da moltissimo tempo. Sai, stranamente, qua in Italia, ci apprezzano più da Roma in su che a Napoli. Per carità, io amo Napoli, è da questa città che viene la musica che faccio, ma riconosco che qui veniamo acclamati meno che in altre parti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Parlavate di un nuovo album…</em></p>
<p style="text-align: justify;">R. E. : Sì, ma ora non posso dirti molto, siamo senza produzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Interviene Gennaro Esposito: </em>Noi abbiamo una grande caparbietà nel voler suonare insieme. Il primo cd è stato distribuito dal Centro di Cultura Popolare, ma è tutto auto-prodotto.</p>
<p style="text-align: justify;">R. E. : Pensa, arrivati a Musicultura, si sono messi le mani nei capelli quando ci chiesero: «Ma come siete arrivati qua»? E io ho risposto: «Con tre auto!». (Ridiamo).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Beh, però in ogni modo riuscite a mettere su performance come questa a cui abbiamo appena assistito, a prendervi le vostre soddisfazioni, non è male, è gratificante.</em></p>
<p style="text-align: justify;">R. E. : Ma è anche molto sacrificante. Abbiamo impiegato quasi vent’anni per giungere a Musicultura.</p>
<p><em>Altri concerti in programma?</em></p>
<p>G. E. : Il 19 e 20 novembre a Verona e Ravenna.</p>
<p>Intanto che la band si esibisce per l’Italia del nord, aspettiamo speranzosi un nuovo spettacolo dalle nostre parti… perché a noi i Terrasonora <em>so’ piaciuti assaje!</em></p>
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		<title>Twitter, il nuovo trend</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 15:19:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Strino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/twitter.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2792" style="margin-top: 1px; margin-bottom: 1px; margin-left: 5px; margin-right: 5px; border: 1px solid black;" title="twitter" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/twitter-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /></a>Ormai viviamo nel 21esimo secolo. E ne dobbiamo pagare le conseguenze. Le interazioni sociali sono completamente governate dai nuovi &#8220;flussi canalizzatori&#8221;, ideati da guizzi di genialità sporadica di qualche geek di periferia americana, e successivamente impacchettati per il grande pubblico dalle numerose holding che si diramano fino ad arrivare allo stesso governo statunitense (come nel caso di Facebook). La &#8220;next big thing&#8221; per l&#8217;Italia sarà di certo Twitter, un social network &#8220;vecchio&#8221; almeno quanto Facebook, ma che solo adesso sta acquistando popolarità nella nostra penisola. Il simbolo di Twitter è un uccellino, che sta a simboleggiare la sua funzione ed efficacia nel trasmettere le info dell&#8217;utente. Il sistema è semplice: andamento da microblogging, fatto solo di status personali (ennesima prova della definitiva vittoria della <em>statusphere</em> sulla ormai obsoleta <em>blogosphere</em>), e localizzazione geografica a discrezione dell&#8217;utilizzatore. A scelta, anche eventuali foto da annettere, per condividere con chi ti &#8220;segue&#8221; (preso letteralmente da Twitter), un&#8217;immagine più esauriente del momento che si sta vivendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una rete più istantanea di Facebook, che però si adatta a chi usa smartphones, e non ai convenzionali utilizzatori di laptop (che hanno decisamente un approccio più statico). Adesso c&#8217;è da chiedersi il perché del ritardo di Twitter a proliferare nel nostro paese. Qualcuno potrà dire che in Italia arriva tutto dopo, ma in un mondo dove internet ci porta tutti insieme in un grosso e continuo presente, questa affermazione risulta solo come un alibi. La finora latitanza di questo leggero quanto duttile social network si può imputare ad un intrinseco narcisismo italiano, che predilige l&#8217;amministrazione dei rapporti sociali creando un proprio &#8220;status quo&#8221; fatto di immagini selezionate e ramificando i propri rapporti sempre più a fondo con persone in qualche modo collegate alla propria cerchia virtuale (si pensi a myspace). In più c&#8217;è poco la cultura dell&#8217;informazione da feed, che caratterizza più marcatamente Twitter a scapito di altri &#8220;luoghi digitali&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ragazzo nella media occidentale (Europa continentale e U.K.), è maggiormente soggetto agli spostamenti, alla vita &#8220;on the go&#8221;, espressa a pieno dal modo dire &#8220;going with the flow&#8221; ovvero &#8220;andare con il flusso&#8221;. Inoltre i tweets (strutture alla base di Twitter), fanno da anticamera al concetto di Foursquare, piattaforma che veicola pacchetti di informazioni sull&#8217;utenza tracciando check in e check out dalle zone geografiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si dice che il futuro è arrivato l&#8217;affermazione spaventa, ma a volte spaventa  di più che il futuro è già ieri per chi si è distratto.</p>
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		<title>Positano da Mito</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 15:18:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilisa Belli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 28 Agosto, la seconda edizione del Positano Myth Festival riparte sfavillando: Eleonora Abbagnato, prima ballerina all’Opéra di Parigi, accompagnata da ballerini di rilievo della stessa Opéra, del Royal Ballet di Londra e dell’American Ballet Theatre, si esibirà nello spettacolo, in esclusiva per il festival, “I Miti della Danza, Massine e Nureyev”, a cura di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2788" style="margin: 2px 5px; border: black 1px solid;" title="Positano_Myth_Festival2" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/Positano_Myth_Festival21.jpg" alt="" width="203" height="309" />Sabato 28 Agosto, la seconda edizione del Positano Myth Festival riparte sfavillando: Eleonora Abbagnato, prima ballerina all’Opéra di Parigi, accompagnata da ballerini di rilievo della stessa Opéra, del Royal Ballet di Londra e dell’American Ballet Theatre, si esibirà nello spettacolo, in esclusiva per il festival, “I Miti della Danza, Massine e Nureyev”, a cura di Daniele Cipriani, con Vanessa Gravina, coreografie originarie di Léonide Massine (profondo conoscitore di queste coste), musiche di Satie e costumi a cura di Anna Biagiotti. Più breve rispetto alla passata edizione con 20 eventi concentrati in 8 giorni (dal 4 all’11 Settembre), il festival appare però solo apparentemente toccato da un ridimensionamento dei fondi e mantiene intatta la qualità dei propri multiformi approcci al tema del mito. Numerosi gli incontri che ci aiuteranno a comprendere quel rapporto naturale che lega i luoghi, e la costiera amalfitana col suo mare in particolare, ai miti sia antichi che moderni sotto il nume tutelare del celebre antropologo e mitologista Claude Lévi-Strauss: un video racconto di Luciano De Crescenzo (4 settembre) apre il percorso con le figure mitiche per eccellenza, gli Dei, mentre il 5 settembre ci si muove lungo il Sentiero degli Dei, con la ricerca per parole e suoni della scrittrice Maria Collina e del musicista Luigi Talamo, e con quella, entro il mito del viaggio nell’aldilà, proposta da Gabriele Lavia nel suo spettacolo, tratto da Dostoevskij, “Il sogno di un uomo ridicolo”. Inoltre nella stessa giornata avrà luogo, presso il Museo del Viaggio, il ricco convegno “Isola/isole. Sulla rotta di Odisseo e &#8230; oltre” che riconduce direttamente il discorso sul mito ai luoghi dell’isola e del mare come produttori e soggetti del mito, mentre concluderà la giornata la presentazione del volume “Il mare e il mito. Positano Myth Festival 2009” (a cura di Paola Volpe) che raccoglie tutti i frutti prodotti dalla scorsa edizione. Più artistici sono gli eventi in programma negli altri giorni, come il balletto “Cassandra” con Rossella Brescia, allestito in esclusiva da Luciano Cannito (9 settembre), o la drammaturgia musicale di Stefano Cardi “L’estro mi spinge a cantare” interpretata da Sonia Bergamasco (6 settembre), o l’esposizione della graphic novel della poliedrica Cinzia Leone “Circe: seduzione rewind” (inaugurazione 7 settembre). Se questi sono tutti esempi di una continua rivisitazione del mito, tra di essi non poteva mancare quella particolare rilettura, esistenzialistica, del mito data da Cesare Pavese ne “I dialoghi con Leucò” e che il gioco delle voci di Alessio Boni e Marcello Prayer ripropone nello spettacolo “Di Sangue e di Terra ….”(10 settembre). Concludono il calendario i concerti dell’11 settembre: il Recital di Chopin proposto dal giovane e affermato Hong-Chun Youn e il concerto di Sal Da Vinci dedicato al mito della canzone Napoletana.</p>
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		<title>Archeologia &#8211; atemporale</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 15:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela Marino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia atemporale]]></category>
		<category><![CDATA[Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Castel Nuovo]]></category>
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		<category><![CDATA[Franco Riccardo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2777" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/archeologia-atemporale.bmp" alt="" />Le sale di Castel Nuovo, meglio conosciuto come Maschio Angioino, ospitano la mostra antologica di Sergio Sorgini, artista romano che vive e lavora a Verona, sulla “Archeologia atemporale”. La mostra, che è stata curata da Franco Riccardo, promossa dall’Assessorato alla Cultura e organizzata da Effeerre Edizioni, espone una selezione delle opere dell’artista dagli anni Cinquanta sino a oggi. Si tratta di un viaggio nella vasta produzione del pittore- scultore-illustratore: dai suoi esordi nel mondo del fumetto (“Il Vittorioso”, ” Il Giornalino”, “l’Intrepido”), all’avventura come cartellonista per le grandi case di produzione americane come la Paramount, la Metro Golden Mayer o la Universal, ai più recenti lavori scultorei e pittorici. Di grande interesse è la ricerca sul corpo femminile: le sue donne sono raffigurate nei pastelli e negli oli come feconde matrone, i cui corpi massicci sono morbidamente e plasticamente atteggiati, ma i visi e gli sguardi sembrano assenti, fissi e aperti come quelli delle icone bizantine.  Sorgini, eclettico e camaleontico sperimentatore di tecniche, realizza le vere archeologie con la scultura: ancora le opulente figure femminili, variamente assemblate con pezzi unici, smembrati ma uniti e contigui figurativamente, emblemi, queste donne, delle “ferite della storia”, come il maestro stesso le definisce. Un discorso complesso e articolato nel tempo che ci racconta una storia: quella della contemporaneità e lo fa attraverso i canali e i mezzi più vari. Chi può dire, infatti, se siano più eloquenti le magnifiche sculture dalla bellezza classica o le illustrazioni fumettistiche? In fondo, anche le locandine delle grandi commedie americane datate anni Sessanta ci dicono tanto della nostra storia. E&#8217; prorpio  questa la peculiarità della mostra: parlare tanti, tanti linguaggi diversi.</p>
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		<title>Pompei e le sue lune</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 16:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Bianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2769" style="margin: 2px 5px; border: black 1px solid;" title="pompei e le sue lune" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/pompei-e-lòe-sue-lune.jpg" alt="" width="244" height="355" />Pompei, la città dai mille segreti famosa in tutto il mondo, che ogni anno viene visitata da milioni di turisti viene resa ancora più affascinante dai percorsi de Le lune di Pompei (tutte le sere fino al 16 agosto e fino al primo novembre tutti i week end). Visite notturne agli scavi di Pompei con itinerari completamente inediti di suoni e luci con partenza da Piazza Anfiteatro, vogliono far rivivere al visitatore una civiltà passata attraverso tecnologie multimediali, giochi di luce, suoni e la forza evocativa della Luna. Il percorso parte dalle necropoli di Porta Nocera, prosegue con la visita alla Casa del Giardino d´Ercole, detta anche Casa del Profumiere, continua per via dell´Abbondanza, soffermandosi nella case di Loreio Tiburtino, di Venere in Conchiglia e di Giulia Felice e si conclude nella splendida cornice dell´Anfiteatro con suggestivi giochi di Luce. Il percorso è scandito dalle lune! Sette grandi lune luminose, infatti, segnano il percorso e le soste, creando un&#8217;atmosfera da sogno: la Luna di Morte, la Luna del Successo, la Luna Mitica, La Luna della Vita, la Luna che non C´è, la Luna Illegale e la Luna che si Diverte, sono i motivi guida che narrano la storia, la mitologia e i segreti di Pompei. L’ iniziativa, organizzata dall’Ente Provinciale del Turismo di Napoli, co-finanziata dalla Regione Campania, Assessorati al Turismo e ai Beni Culturali in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei e con il Comune di Pompei, vede la direzione artistica di Francesco Capotorto. Per Dario Scalabrini , responsabile dell’EPT Napoli, ‘’Questa e’ una iniziativa contro il turismo mordi e fuggi. Vogliamo che i visitatori restino a Pompei più di un giorno e che possano abbinare anche un visita diversa agli Scavi. Per la miglior riuscita dell’iniziativa abbiamo coinvolto anche albergatori e commercianti di Pompei, tutta la città è pronta ad una accoglienza straordinaria. Tranne che nei mesi più freddi il nostro obiettivo è rendere possibile visitare tutto l’anno Pompei di notte’’.</p>
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		<title>Carmelì a mammà…</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 16:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Barbarino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Antonello Aprea]]></category>
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		<category><![CDATA[Compagnia del Teatro di Donna Peppa]]></category>
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		<category><![CDATA[San Martino Arte]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2754 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 1px 5px;" title="donnapeppa" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/donnapeppa1.jpg" alt="" width="420" height="176" />San Martino Valle Caudina (Avellino). La rassegna culturale <em>San Martino Arte</em>, voluta e organizzata dal Comune e dalla Pro Loco della cittadina avellinese, è arrivata alla sua XXVIII edizione. Dall’11 al 14 agosto, le serate sono dedicate al cabaret, alla musica, al teatro. Molti gli applausi per la compagnia del Teatro di Donna Peppa, che il 12 agosto ha  portato in scena,  presso l’anfiteatro Luisa Conte, <em>Carmelì a mammà co chi l’hai vista a luna e maggio?</em>, tratta da <em>Nu bambeniello e tre San Giuseppe </em>di Gaetano di Maio con l’adattamento e la regia di Antonello Aprea. La piece in due atti è ambientata nel napoletano, in un paese di campagna. Carmelina (Valeria Minghelli) sogna di fare cinema e col sostegno della mamma, Eleonora ( Teresa Di Rosa), va a Roma a fare un provino per un film ottenendo un suo ruolo. Solo in un secondo momento, si scopre che il film è osé e la signorina ha girato una scena senza veli. Suo padre Pasquale è disperato: tutti in paese sono stati al cinema, anzi al cinematografo, e hanno visto quel film, la gente ne parla, i ragazzini impertinenti si fermano fuori casa dell’uomo a cantare <em>E levate a cammisell</em>. Ma i guai non finiscono qui: la ragazza, tornata dalla capitale, confida a Filiberto (Maurizio Gioia), amico di famiglia, che aspetta un bambino. Ma chi è il papà del pargolo? Nicolino (Gennaro Ascione)? Raimondo (Antonio Nigro)? O Leopoldo (Francesco Giugliano)? In tutto questo marasma la giovane deve tener conto del fidanzato, Giovannino (Antonio Auricchio) emigrato in Germania. I possibili futuri papà, se inizialmente non vogliono saperne di prendere in moglie una donna un po’ libertina, dopo un improvviso ingaggio della ragazza in un film con Marlon Brando, e quindi un favoloso contratto, si ripresentano tutti con tanta voglia di matrimonio. La complicata vicenda procede a suon di battute brillanti, scene comiche, equivoci vari che regalano al pubblico tante risate. Anche qui, come in ogni paese, c’è chi non si fa i fatti propri, come la classica vicina di casa impicciona, Francesca (Alda Orsino), munita persino di binocolo per meglio scrutare negli affari altrui, e sua figlia Vicenzella (Arianna Iacomino), continuamente in cerca di qualcuno che la sposi. Divertente anche Matilda (Enza Ascione), la zia un po’ ingenua e molto sorda di Carmelina, che renderà solo tutto più difficile con i suoi continui fraintendimenti. I personaggi risultano spassosi, interessanti, ben delineati, ognuno con le proprie peculiarità. In modo particolare, Antonello Aprea, ― interpretando Pasquale, tipico brav’uomo che non sopporta che in paese si spettegoli su di lui e i suoi, e che in famiglia si sente rispettato solo dal cane —  e Teresa Di Rosa — che si cala nei panni di una femmina tosta dalla battuta mordace sempre pronta —, sono stati notevolmente applauditi. Il cast, molto ricco, ha visto ancora sulla scena: Veronica Amendola (Silvana); Giuseppe Argento (Guaglione); Cazù (Antonietta Russo); Carmela Maria (Concetta); Patrizia Gammaldi (Masella); Salvatore Majorino (Fiascone); Ileana Rivieccio (Adarella); Giancarlo Sorrentino (Luigino). La compagnia di Torre del Greco (Napoli) riscuote dunque un successo considerevole grazie alla bravura e alla professionalità del suo direttore e dei suoi attori.</p>
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		<title>Viaggio nella canzone partenopea</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 19:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Bianco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2742" style="margin: 2px 5px; border: black 1px solid;" title="la canzone di napoli" src="http://www.mxpress.eu/wp-content/uploads/2010/08/la-canzone-di-napoli.jpg" alt="" width="267" height="200" />Il Chiostro di Santa Maria la Nova nel mese di agosto si trasformerà nella culla della musica classica, anzi della canzone napoletana. Fino al 20 agosto i concerti guidati dalle abili mani del maestro Peppe Napolitano, allievo del grande maestro Sergio Bruni, e dei suoi Nuovi Cantori di Napoli rappresentano un viaggio nella storia della melodia partenopea, famosa e riconosciuta in tutto il mondo. La rassegna dal titolo <em>La Canzone di Napoli</em>, giunta ormai alla XII edizione, è organizzata dall’associazione &#8220;Teatro Stabile della canzone napoletana&#8221; e da &#8220;Enne&#8221; Museo Casa della canzone napoletana e prevede un ricco programma di serate all’insegna della tradizione. La suggestiva cornice del Chiostro di Santa Maria la Nova farà da sfondo a serate romantiche abbracciate dalla tradizione canora della cultura locale e dal ricco repertorio che va dalle villanelle del ’500 alla canzone digiacomiana e postdigiacomiana, da “Era de Maggio” a “La rumba degli scugnizzi”, da “’Tu si na cosa grande” a “Tammurriata nera” e “’O surdato ‘nnammurato”: solo alcuni dei brani eseguiti da Peppe Napolitano (voce e chitarra), accompagnato da Michele De Martino al mandolino e Paolo Propoli alla chitarra. Il maestro ricostruirà, quindi,  il percorso della tradizione canora partenopea nella sua forma più rigorosa libera da dilettantismi e oleografia. “Il nostro progetto”, ha spiegato Peppe Napolitano, “nasce con l’obiettivo di supplire alla mancanza di spazi dedicati alla canzone napoletana durante i periodi di grande afflusso turistico. È il mio piccolo contributo alla promozione della cultura di questa città ed anche una fonte di soddisfazione personale”. La rassegna, quindi,  nasce con l’intento di dedicare uno spazio alla musica napoletana in un periodo in cui Napoli è affollata da turisti, ed è possibile promuovere anche presso di loro l’iniziativa, con la speranza che questo possa contribuire a diffondere in Italia e nel mondo una parte di cultura napoletana.</p>
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