Fatto di cronaca: fatto di tragedia

Dic  09
31
di Francesca Bianco  
Categoria Copertina, Teatro

Punta Corsara (progetto di impresa culturale promosso dalla Fondazione Campania dei Festival) ha presentato al teatro San Ferdinando “Fatto di cronaca di Raffaele Viviani a Scampia” a cura di Arturo Cirillo. Il testo è rimasto sostanzialmente identico all’originale ‘O fatto ‘e cronaca di Viviani del 1922, una storia che si consuma attraverso un climax discendente, da una festa pacchiana ai luoghi della miseria. È il giorno di San Giovanni e su di un terrazzo si festeggia l’onomastico del padrone di casa. Tra gli  invitati vi sono parenti e vicini di casa che spettegolano sulla relazione tra Clara, la figlia di Don Giovanni, e Alfredo. Canti e balli vengono bruscamente interrotti! Nel bel mezzo della quadriglia, guidata da Scemulillo, irrompe il marito di Clara, Arturo. Tutti gli ospiti vanno via in religioso silenzio e imbarazzo, solo Scemulillo resta e sarà l’unico testimone di un tragico incidente. La storia si sposta dalla terrazza al vicolo, popolato dalle voci dei suoi abitanti che intimano a Scemulillo di dire come sono andati i fatti. Ma al momento di svelare la verità alla polizia, la paura, le chiacchiere omertose del vicolo gli fanno perdere la testa ed ecco che il rifugio per lui sarà la pazzia. Nella sua testa si ripeterà incessantemente la scena della terrazza, la polizia sarà il suo incubo e lui stesso diventerà il capro espiatorio di una società ipocrita. Con questa messa in scena si conclude il percorso triennale di formazione ai mestieri dello spettacolo dei ragazzi corsari, che sono stati guidati da attori di talento quali Salvatore Caruso, Rosario Giglio ed Emanuele Valenti. Le musiche composte da Francesco De Melis danno una patina di malinconia che si accompagna alla tragicità della scrittura di Viviani, i testi delle canzoni sono quelli originali  e creano mistiche suggestioni durante gli snodi critici del dramma.

Radio PAN

Dic  09
29
di Angela Marino  
Categoria Società

Foto di Giuliano Longone

PAN è il palazzo delle arti fortemente voluto per la città di Napoli, che opera nel tessuto sociale del capoluogo campano proponendo un’offerta culturale davvero a trecentosessanta gradi. Arte e comunicazione si sposano quasi per assunto: arte è comunicare e comunicare l’arte è divenuto,ormai, vitale per la trasmissione della conoscenza. Ecco perchè abbiamo realizzato e vi proniamo un’intervista a Stefano Perna, curatore di Radio Pan. … Continua

Un varietà d’altri tempi

Dic  09
28
di Francesca Bianco  
Categoria Copertina, Teatro

Al teatro Bellini di Napoli approda uno spettacolo d’altri tempi: Gran Varietà. Già dal titolo è chiaro l’intento dell’autore e regista Gabriele Russo: quello di riportare a teatro un genere che la televisione ha rubato, e mescolare passato e presente riportando in scena una tipologia di spettacolo appartenente agli anni trenta/quaranta, facendo esibire però una combriccola di quasi tutti giovani.  Ambientazione alla Moulin Rouge, macchiette, canzoni, balletti, sketches e tanti costumi coloratissimi: questi gli ingredienti del Gran Varietà. Un genere che ha fatto scuola ai più grandi artisti del passato, da TOTò a Nino Taranto. A capo del Gran Varietà di Gabriele Russo vi è un presentatore –clown non proprio espertissimo, che ci rivela di aver fatto una sensazionale scoperta, ovvero che la parola “varietà” può essere anagrammata in “varie” ed “età”, e poi ancora in “arte” e “verità”, a raccogliere quindi un invito intrinseco a far rivivere un genere un po’ dimenticato adatto a tutti. Il clown ammette che avrebbe dovuto fare un altro mestiere e lascia ai fenomeni del suo “baraccone” (dove c’è di tutto, dalla subrettona al sarto effeminato) il compito di divertire il pubblico. Seguono quindi balletti sgangherati e sketches esilaranti. Con Carlo Vitale e Marcello Romolo si va dalla comicità più tradizionale a quella più demenziale e quindi più vicina a noi. Una leggerezza ed una freschezza che non sfocia mai in volgarità anche quando nel mirino del comico vi sono le bassezze maliziose. Insomma una comicità d’altri tempi ritornata in auge per le feste  e accompagnata dalla musica rigorosamente dal vivo, protagonista con canzoni di repertorio, balletti e “passerelle”. Non c’è un attimo di pausa, il ritmo è incalzante e tutto sembra un gioco comico assurdo e demenziale che trova un suo perché nella scelta di pezzi di repertorio “rivisitati” in una nuova chiave.

Risucchiati dal vortice della Taranta

Dic  09
24
di Claudia Barbarino  
Categoria Musica

Non appena la musica inizia, o meglio, non appena il “Taranta sound”sprigiona le sue prime note, le austere navate del duomo di Caserta Vecchia sembrano vibrare. Luogo di certo non solito per dare il via ad una vivacissima “Tarantella Tosta”, il brano che apre il concerto dell’Orchestra Popolare Casertana con Eugenio Bennato. Uno dei tanti eventi musicali all’interno della rassegna “Festa … Continua

Al PAN i linguaggi contemporanei

Dic  09
24
di Marilisa Belli  
Categoria Società

A poco più di quattro anni dalla fondazione, il museo Pan di Napoli ha ospitato l’ultimo dei tre Forum sulla Documentazione e i linguaggi del Contemporaneo, progetto triennale elaborato dal Centro di Documentazione, l’altra faccia di una struttura che si propone non solo come sede di esposizione ma anche di raccolta e memoria, in particolare delle vicende dell’arte contemporanea a Napoli dagli ultimi quarant’anni. … Continua

Tra storia e coscienza

Dic  09
22
di Claudia Barbarino  
Categoria Arte

Il Palazzo Reale di Caserta ospita C’est ici que l’on prend le bateau, la nuova mostra di Ernesto Tatafiore, inserendola nella collezione permanente Terrae Motus, voluta dal gallerista napoletano Lucio Amelio, che raccoglie oltre settanta lavori dedicati al terremoto dell’Irpinia del novembre 1980. Promotori dell’iniziativa: la Regione Campania e la soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Caserta e Benevento. E’ la dirigente della Soprintendenza, Paola Raffaella David, a prendere per prima la parola all’incontro di presentazione alla mostra. Il perno del suo discorso è di certo la valorizzazione del prodotto artistico a Caserta, scopo non facile da perseguire, sia per l’insufficienza di fondi da parte del Ministero dei Beni culturali sia per la mancanza di partecipazione da parte dell’imprenditoria privata. L’attenzione della soprintendenza si concentra, prima di tutto, sulla cura della Reggia, del suo parco, della piazza antistante, dell’Acquedotto carolino; e poi su Terrae Motus e i tesori culturali che custodisce. Si giunge, dunque, ad analizzare le opere di Tatafiore. L’artista napoletano (che è uno dei primi a partecipare alla costruzione della collezione Terrae Motus) è stato definito da Achille Bonito Oliva, un “neo-illuminista”, poiché sempre attento a studiare il nesso tra storia e coscienza, tra universale e particolare. Ci introduce alla mostra un corridoio sui cui lati possiamo ammirare un ingrandimento di un’opera (l’originale è della grandezza di 60×20 cm) sulla Rivoluzione francese, in linea con l’idea del terremoto. La tematica della Rivoluzione francese, ma anche napoletana o russa, è sempre presente nella sua arte, perché detentrici di sconvolgimenti, di trasformazioni spesso irreversibili. In molte delle sue opere, si mettono in luce personaggi come Robespierre. «Poteva essere considerato un diavolo o un santo», spiega l’artista. Una frase chiave che ci fa capire quanto il relativismo sia alla base dell’arte di Ernesto Tatafiore, che non si lega alle idee, ma le mette continuamente in discussione. Tra i nuovi capolavori, Robespierre punta in alto, in cui il rivoluzionario è rappresentato mentre scaglia un dardo verso il cielo. O ancora più provocatorio, un quadro rappresentante un piccolo Robespierre, situato, non a caso, tra i due enormi ritratti della regina Maria Isabella e il re Francesco I. Il rivoluzionario visto, chiaramente, come una spina nel fianco dei grandi della storia. Anche altri personaggi sono coperti da insolite vesti: Lenin è immaginato come un produttore di caldaie, perché «coi suoi discorsi scaldava i cuori del popolo russo», così si esprime Tatafiore; Trotsky come un armatore; Dante, che canta i suoi versi non solo a Beatrice. C’è sempre una sorta di inquietudine nei lavori dell’artista che per i loro colori accesi, le scritte, i giochi di parole, gli anagrammi spiazzano totalmente l’osservatore. Di fronte ad un Tatafiore «la prima volta guardiamo il personaggio; la seconda, scorgiamo l’ironia e il paradosso, e i volti acquistano un significato nuovo», ci chiarisce Mario Franco, curatore scientifico della mostra. I suoi eroi hanno il volto rosso fuoco, una tinta forte, messa ancora più in risalto dal fondo dorato. Così anche gli splendidi corpi femminili, in Historia Mater, Robespierre et Libertè, Trittico Robespierre poeta, Levitèacrilico, Vertu. Spinti dalla curiosità, abbiamo chiesto al maestro perché tante volte la donna nelle sue rappresentazioni. «Perché la figura femminile contiene un elemento di mistero». Ci spiega la difficoltà dell’artista di riuscire a comprendere a pieno persino la sua stessa opera, ci parla dell’«illusione di poter capire l’immagine», di arrivare al suo nucleo, alla sua essenza. Un’ immagine che è sospesa, che dice e non dice, nel suo paradossale gioco di finzione e realtà. Non mancano nella nuova mostra i riferimenti ai protagonisti del Futurismo (il 2009 è l’anno del centenario di tale corrente artistica, ndr): Nuvolari futurista, Canzone dell’elmetto futurista. Il Futurismo concepito come velocità, movimento, cambiamento, progresso. Tatafiore cita Depero, Boccioni, Majakovskij. Molto particolari, inoltre, Rumore collina, Dublino, Perché trattare. Queste alcune delle opere che consistono in strutture in ferro e in bronzo create dal maestro, ognuno delle quali provoca un rumore diverso dall’altro. Il rumore del terremoto, della rivoluzione in senso lato e delle loro conseguenze, a livello sociale, geografico, artistico e umano.

“L’Esperienza dell’Arte” : “Radioaktivitat”

Dic  09
21
di Angela Marino  
Categoria Società

Il terzo giorno de “L’esperienza dell’arte”, terzo forum internazionale  sulla documentazione e i linguaggi del contemporaneo, ha esplorato  le qualità e le modalità espressive artistiche del medium radiofonico. Stefano Perna, direttore  di Radio PAN, ha aperto i lavori. … Continua

La magia di Canto di Natale

Dic  09
21
di Francesca Bianco  
Categoria Teatro

In occasione dell’allestimento di Canto di Natale la piccola sala de Il Pozzo e il Pendolo si è trasformata in un salotto ottocentesco con tanto di plaid per gli spettatori e di piccole delizie da sgranocchiare. Così come Charles Dickens aveva fatto nel lontano 1840, raccontando lui stesso nei salotti della nobiltà londinese la storia che aveva scritto per venir fuori da una situazione economica precaria, si cerca di ricreare le suggestioni di quella magnifica esperienza che impressionò persino la regina Vittoria. … Continua

Los impoliticos

Dic  09
21
di Francesca Bianco  
Categoria Arte

La terza giornata del Forum internazionale sulla documentazione e i linguaggi del contemporaneo si è conclusa con la presentazione della mostra, dal titolo Los impoliticos, curata da Laura Bedier. … Continua

Una vita di passioni

Dic  09
21
di Francesca Bianco  
Categoria Società

Un compleanno davvero speciale quello di Furio Scarpelli! Nel novantesimo della sua nascita l’inaugurazione di una mostra in esposizione nel foyer del teatro Bellini, nell’ambito della nona edizione della rassegna Venite Pastores. La mostra dal titolo le Passioni di Furio, consta di una selezione di disegni, bozzetti originali e stampati d’epoca, ritratti, acquerelli, … Continua

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