Noi che invochiam pietà
Categoria Teatro
Presentata dall’ Associazione Caserta Promuove, il pubblico del Teatro Civico 14 di Caserta assiste alla tragedia “La ballata dell’angelo ferito”, con la drammaturgia firmata dal regista napoletano, Davide Iodice. Sulla scena, proprio di fronte agli spettatori, un flipper. C’era un modo migliore per dare inizio al dramma? Il flipper come classica metafora dell’esistenza, dove la pallina è l’uomo sballottato dagli eventi. Gente travolta dalla vita e dalla morte è al centro della rappresentazione. È Charles Bukowsky, attraverso la voce e il corpo di Piergiuseppe Francione, ad introdurre i disgraziati: «I reietti si sono affezionati a me… », recita l’energico attore. E allora ecco che ci vengono ricordati fatti come il matricidio di Novi Ligure, la vicenda tanto discussa di Eluana Englaro, l’attacco alle Torri gemelle, e le vittime diventano “gli angeli feriti”. Gli endecasillabi di Guido Ceronetti, nella poesia edita da Repubblica e dedicata ad Eluana, sono la fonte di ispirazione del dramma. Il jazz spesso malinconico fa da sottofondo. Vengono in aiuto, così, le musiche e i versi di Tom Waits e quelli di Fabrizio de Andrè eseguiti dai musicisti Antonio Galano (tastiere, voce, flauto traverso, percussioni) e Antonio Moschese (percussioni e fiati). Il “Santo” sovversivo di Allen Ginsberg e “Lo scricchiolare” di Bukowsky presentano “La ballata del bravo infermiere”: Franco, che conduce una vita più o meno normale, finisce i suoi giorni morto ammazzato da rapinatori. “Little man” di Waits enfatizza il momento. E poi “La ballata della pornodiva”, la quale, come un inusuale re Mida, sembra trasformare in porno tutto ciò che tocca, fino a quando ne viene trovato il cadavere, e la pornodiva finisce per far notizia «più morta che viva». Di nuovo Ceronetti, per non dimenticare gli Elettra ed Oreste di Novi Ligure. Suggestiva la danza isterica sul palcoscenico dell’angelo sul “tralalalalla tralallaleru” de “La ballata dell’amore cieco” che pare essere stata composta proprio pensando ai due giovani assassini. “Il vampiro delle Torri gemelle” avvolto nella bandiera americana è per ricordare la tragedia dell’11 settembre. Si continua raccontando la tragica fine di Carlo Giuliani, fino a quando irrompe l’ “Urlate, urlate…” della ragazza «nutrita a forza in corpo che giace/Io Eluana grido per non darvi pace». E mentre lei grida «the world keeps turning» (il mondo continua a girare) come tristemente ci rammenta Waits. Ogni momento dello spettacolo porta alla riflessione sugli orrori del mondo, dove il male è sempre in agguato pronto a sferrare un attacco. Parte di un pezzo di un Vasco disperato chiude la rappresentazione, e chissà se mai ci saranno «domani luminosi, dove i muti canteranno e taceranno i noiosi».
Vita da una natura morta
Categoria Arte
Dopo Castel Sant’Angelo e San Pietroburgo, ora sono gli appartamenti storici del Palazzo reale di Caserta a vantare l’esposizione degli ultimi capolavori di Ettore de Conciliis. La mostra dal titolo “Ettore de Conciliis. Opere 1982-2010” è organizzata da Il Cigno Edizioni in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Caserta e Benevento. A disposizione del pubblico, circa una quarantina di dipinti: la natura, con le sue ampie campagne, i suoi alberi maestosi, i suoi fiori leggeri e vivaci, ne è la protagonista. «Dopo una pittura incentrata su temi sociali e politici», spiega Lucia Bellofatto, direttrice del complesso vanvitelliano, «l’artista sposta la sua attenzione dalla realtà alla natura, anticipando, grazie alla sua sensibilità, una tematica che sarà molto discussa negli anni successivi, cioè la salvaguardia dell’ambiente naturale». L’artista, originario di Avellino, inizia la sua carriera nel 1965, dipingendo per la chiesa di san Francesco della sua città un murale in cui tratta i temi importanti, come la pace e la guerra, «e che testimoniano la fiducia e la speranza di miglioramento che de Conciliis nutriva», continua la Bellofatto, che cita ancora come esempio di una pittura impegnata, il Memoriale di Portella della Ginestra, murale del genere “land art”, realizzato in Sicilia nel 1980. La continua e attenta osservazione del reale porta de Conciliis ad esplorare spazi sempre più nuovi, ad avviare una ricerca che gli fa guardare il mondo in maniera più contemplativa e gli fa cogliere tutto ciò che di bello la realtà circostante, persino quella più quotidiana, quella scontata, apparentemente senza poesia, può offrire. «Un pittore non può fare la rivoluzione coi pennelli, ma può comprendere e difendere la natura e la sua bellezza; anche la bellezza degli uomini, di quegli uomini che lottano per un mondo migliore», ci dice il maestro. Prima di entrare nel vivo della mostra, possiamo osservare Piazza San Pietro, datata 1970-75, quindi fuori dai nuovi lavori. È questa, come si preoccupa di chiarirci de Conciliis, un’opera sperimentale, e perciò soggetta a polemiche: fu, infatti, commissionata dal Vaticano e poi dallo stesso rifiutata perché colpevole di fondere il tema sacro con quello sociale. Procediamo ed eccoci a contemplare i recenti capolavori, suddivisi in Campagna romana, Notte e Fiumi. Siamo nel bel mezzo di un campo soleggiato, quando guardiamo Colore ambra nella campagna romana, immersa negli ultimi caldi raggi di sole della giornata; o quasi ci sembra si sentire la frescura portata dalla pioggia, ammirando Pioggia sul Tevere. Di grande fascino le scene notturne: Luna, stelle e colline; Luci di sera; Notturno in argento. Incantevoli, tra gli altri, L’intensità dei riflessi e Trasparenza e riflessi in cui la natura dà un inconsapevole e meraviglioso spettacolo di se stessa specchiandosi nell’acqua. Impressionante quanto realistico sia Crema in una ciotola nera, lo spettatore si sente quasi autorizzato a toccare il cucchiaino per accertarsi che si tratta di un dipinto. Passaggio silenzioso, con l’assenza di movimento, la staticità degli elementi, il silenzio quasi ce lo fa avvertire: proseguiremmo in punta di piedi, oltre i pilastri, verso il sentiero. E ancora, Covoni verso sera, Casa abbandonata (in foto), Campo incolto e molti altri ognuno con il suo universo fatto di colori e di pennellate veloci, pronte ad eternizzare la bellezza appena scorta in cui ci si potrebbe piacevolmente perdere.
Una festa per la poesia!
Categoria Società
L’UNESCO ha dichiarato che il 21 marzo è la Giornata mondiale per la poesia, una giornata in cui celebrare quell’emozione continua che da secoli accompagna la vita dell’uomo. A Napoli l’associazione culturale L’ancora di Partenope ha voluto celebrare questa giornata particolare a distanza di una settimana nella bellissima Sala della Loggia del Maschio Angioino. L’evento è stato condotto dal prof. Gaetano Coppola, poeta, giornalista e responsabile unico della sezione cultura della suddetta associazione. Il prof. Coppola ricorda commosso la poetessa Alda Merini, scomparsa da pochi mesi, una delle più belle figure nel panorama letterario del secolo scorso. È a lei che è dedicata questa giornata! Dopo l’introduzione del prof. si susseguono i suoi giovani allievi, piccoli fiori nel giardino della poesia, che leggono i versi scritti dalla loro stessa penna. Il pomeriggio è allietato dagli stacchi musicali etnici e dalla voce di Filippo Filetti che rende omaggio ad un altro grande poeta scomparso, Fabrizio De Andrè. La voce profonda di Filippo Faletti, oltre che cantante giovane scrittore e regista, ci offre la possibilità di ascoltare un inedito intitolato “I poeti” scritto con la collaborazione di Fabio Cotta. Il momento più toccante della serata c’è stato con l’interpretazione di Anita Buono, che legge con incredibile partecipazione emotiva le poesie di Alda Merini, poesie in cui si affronta anche il tema della follia naturale contrapposta a quella follia artistica che ha mosso la sua produzione. Numerosi gli ospiti che hanno letto le loro stesse produzioni in versi, poesie in vernacolo, poesie che parlano della vita e di Dio e si conclude con una delle poesie più antiche della tradizione italiana, il Cantico delle Creature di S. Francesco, a testimoniare che l’interesse per la poesia è ancora vivo e guarda sia al passato che al futuro.
Il teatro dei linguaggi audiovisivi
Categoria News
Il Trip (via Martucci), spazio polifunzionale dedicato all’arte, ha ospitato un incontro aperitivo con i protagonisti del Napoli Teatro Festival. Ad introdurre l’incontro tra un bicchiere di prosecco e luci soffuse di candele è Alfonso Amendola, docente in linguaggi audiovisivi presso l’Università degli Studi di Salerno. Si affronta giusto il tema dei linguaggi audiovisivi e di come questi divengano parte essenziale del racconto presentato in scena. Questa tematica accomuna tre dei lavori che verranno presentati il prossimo giugno in occasione della terza edizione del Festival. Lisa Ferlazzo Natoli regista di Ascesa e rovina della città di Mahagonny, var.1 passaggio a Napoli, sottolinea come il lavoro di riscrittura del testo di Bertolt Brecht sia partito dalle didascalie stesse del testo per svilupparsi da diapositive ad immagini in movimento: “così facendo la tecnologia del videoproiettore diventa l’ultimo attore”. Le immagini scandiscono quindi la scrittura scenica ed è importante anche la scelta della location, ovvero l’Albergo dei poveri, uno spazio storico che racconterà la nascita e la dissoluzione di una città, Mahagonny, confrontandola con la città di Napoli. Les Adieux, spettacolo tratto da un libro di Arianna Giorgia Bonazzi, ci propone tramite gli ologrammi l’apparizione di frammenti di memoria, in modo da “cercare di suscitare allo spettatore ciò che il libro suscita al lettore”. Così spiega il regista Benedetto Sicca, che con la collaborazione di Marco Farace ha cercato di far conciliare immagini stereoscopiche ed attori reali. “La tecnologia permette allo spettatore di poter spaziare con la fantasia e spesso non si distingue subito ciò che è rappresentato da ciò che è proiettato” introduce così José Pedro Pizarro, direttore della compagnia cilena TeatroCinema, e analizzando il lavoro fatto con lo spettacolo L’uomo che dava da bere alle farfalle, anticipa che il pubblico potrà viaggiare con le immagini in un mondo pieno di luce, “alla scoperta dell’enigma della vita” che è il motivo trainante dello spettacolo.
L’Arte della Felicità
Categoria Società
Fermiamoci a pensare: essere felici, e quindi vivere, può essere un’arte, cioè qualcosa che sia frutto di capacità ma anche di applicazione, qualcosa che non avviene per caso e si esaurisce in un momento, ma che sia una dimensione raggiungibile dell’esistenza e prodotta da noi stessi? È questa la consapevolezza che anima la manifestazione napoletana “L’Arte della Felicità” (17 al 28 marzo), quest’anno dedicata al grande tema del Potere: un macro tema anno per anno diverso, utile a ricomporre le singole esperienze della realtà, della vita e di noi stessi, per giungere ad una conoscenza e ad una consapevolezza stabili, che possano orientare i nostri comportamenti e il nostro approccio alla vita. A giudicare dall’affluenza di pubblico agli incontri programmati, affatto specialistici, la voglia di capire o anche soltanto di ricevere consigli di saggezza pratica, è tanta: più saloni occupati per i discorsi di sabato 20 al museo Pignatelli Cortes (solo uno dei diversi luoghi di questa manifestazione) in cui si sono avvicendati lo psichiatra e psicoterapeuta Luigi Baldascini e il filosofo Remo Bodei. Bagno di folla soprattutto per il primo che ha attirato l’attenzione con l’intervento dal titolo accattivante, “Giochi di potere nei rapporti di coppia”: curiosità, quindi, ma anche voglia di sapere cos’è che muove i nostri comportamenti, nell’ascoltare del rapporto giochi di potere/maturità emotiva e di questa con l’ansia, oppure delle dinamiche psicologiche familiari. In quest’ottica il potere esercitato ha radici psichiche ed inconsce, è inversamente proporzionale alla maturità emotiva raggiunta ma è anche quel superiore potere (equilibrio, consapevolezza, migliore qualità della vita) frutto di una crescita emotiva, raggiunta con un serio lavoro su noi stessi. Si scopre così che la felicità è frutto di comportamenti, scelte consapevoli quotidiane, attenzione verso se stessi e chi ci circonda; è insomma un duro lavoro. Di natura diversa l’intervento di Remo Bodei dal titolo “Volpi e leoni. Astuzia e violenza nell’esercizio del potere politico”: centro è il Potere esterno all’individuo, che regge le società e pertanto in grado di influenzare la qualità della vita dei singoli. Una escursione storica attraverso la letteratura politica che riflette su e il Potere, da Machiavelli, Guicciardini, a Gracian e Accetto ed altri, in cui alla progressiva perdita di ogni spinta ideale nella teorizzazione politica (la politica come ragion di Stato) corrisponde il nascondersi, il dissimularsi del vero volto del Potere/Politica, una cortina di oscurità squarciata solo dalla luce dei Lumi con la legittimità di una pubblica discussione politica. Ma a partire da questo punto emerge un’immagine di opposizione continua tra opacità e trasparenza, in cui vero ago della bilancia è la società, un’opinione pubblica che meriti di partecipare al dibattito pubblico, vigile nonostante la naturale, istintuale quasi, fiducia verso chi incarna l’autorità politica. D’altro canto lo stesso Mussolini, come ci dice Bodei, ebbe a stupirsi della credulità degli Italiani.
L’Audace Bonelli
Categoria Fumetto
In occasione della celebrazione dei settanta anni dall’acquisto delle Edizioni Audace, attuale Sergio Bonelli Editrice, il PAN, Palazzo delle Arti di Napoli espone la collettiva “L’Audace Bonelli – l’avventura del fumetto italiano”, aperta dal 19 marzo al 9 maggio 2010. La mostra, che rientra nel più vasto progetto VisioNa è stata promossa dall’Assessorato alle Politiche Giovanili e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli oltre che dal Comicon, Salone internazionale del fumetto, ma si configura come un evento dal carattere nazionale al quale la città di Napoli ha offerto ospitalità. Alla conferenza di presentazione alla stampa e al pubblico, a Palazzo San Giacomo, era presente lo stesso Sergio Bonelli: ripercorrendo le tappe del cammino che ha condotto dal dopoguerra la casa editrice milanese a diventare una delle più importanti d’Italia, ha spiegato che la sua è una azienda a conduzione familiare, la cui fortuna è dipesa intermante dalla fiducia della propria famiglia nelle potenzialità della nona arte. Una fiducia ben riposta: gli albi Bonelli hanno dato vita a personaggi come Dylan Dog, Julia, Zagor, vere e proprie icone della letteratura fumettistica. Lo stesso sindaco Jervolino, pure presente alla conferenza, ha esaltato la funzione educativa del fumetto, che parla una lingua amata e compresa dai più giovani. La mostra espone centotrenta tra le tavole originali che hanno fatto la storia della casa editrice, per un totale di ottanta disegnatori. Sono inoltre previsti incontri, dibattiti e sedute di autografi. L’iniziativa ha incontrato inoltre il favore e la simpatia del capo dello Stato che all’”Audace Bonelli” ha conferito una medaglia, intendendo così riconoscere la dignità del fumetto, e premiando, con l’oggetto della mostra, l’iniziativa imprenditoriale e lo straordinario intuito editoriale di Sergio Bonelli.
L’”Happy Family” di Salvatores
Categoria Appuntamenti, Cinema, Copertina
Dopo un periodo decisamente dark (Io Non Ho Paura, Quo Vadis Baby, Come Dio Comanda), Gabriele Salvatores torna con un film tragicomico dalle mille sfumature.
Dalla commedia si passa velocemente ad un registro grottesco, dal noir al fiabesco tramite espedienti narrativi metatestuali molto interessanti. Un buon viaggio su una montagna russa architettata per uscire fuori dai canoni standard dell’intrattenimento. Molte citazioni e strizzatine d’occhio, perlopiù a registi moderni. La storia, tratta da un lavoro teatrale di Alessandro Genovesi, ricorda molto i film di Charlie Kaufman, con piani dialogici che si incrociano trasversalmente, tracciando percorsi psicanalitici spesso dimostranti l’inettitudine del pensiero profondo degli esseri umani immersi nella stessa mischia urbana, senza mai toccarsi l’uno con l’altro. Bellissimi excursus della Milano d’oggi, patria concettuale del regista. Le sequenze finali trasudano il Woody Allen di “Harry a Pezzi”. L’impasto di Salvatores ricorda “Il Fantastico Mondo di Amélie”, ma si sbilancia di più, forte delle sue precedenti e riuscitissime sperimentazioni (è uno dei pochi che ha tentato di internazionalizzare efficacemente le pellicole e i plot made in Italy), come “Nirvana”, per citarne uno.
Dell’intenzione di slegare questo lavoro dalla “tradizione” nostrana, ennesima prova è la colonna sonora di Simon&Garfunkel. A proposito di questo il regista ha raccontato che durante una telefonata con gli artisti, questi ultimi hanno timidamente confessato di essere lusingati, trattandosi del secondo film in cui vengono scelti per la colonna sonora, dopo il Laureato.
La pellicola è godibile nella sua novità, felice e banalotta nella storia, e può stancare chi ha sedimentato troppo nella superstizione di “squadra che vince non si cambia”.
Ricordando Giuseppe Patroni Griffi
Categoria Copertina, Teatro
In occasione della messa in scena di Persone naturali e strafottenti con Vladimir Luxuria, Daniele Russo, Maria Luisa Santella e Timothy Martin, al teatro Bellini si è tenuto un interessantissimo Convegno sull’ Opera di Giuseppe Patroni Griffi, drammaturgo, scrittore, regista teatrale e cinematografico scomparso ormai da 5 anni. Il prof. Pasquale Sabbatino, coordinatore del master in “Letteratura, Scrittura e Critica teatrale” della Federico II, introduce l’incontro lanciando un appello, quello di colmare il vuoto editoriale che c’è intorno all’opera di Patroni Griffi: “c’è poco in commercio rispetto alla sua vasta produzione”. Il prof. introduce gli illustri ospiti del convegno tra cui Giorgio Albertazzi che racconta di essere stato il primo a offrire a Patroni Griffi, che lui chiama affettuosamente Peppino, la sua prima regia teatrale e dimostrò una grande sapienza tecnica. Il prof. Paolo Bosisio, docente di storia del teatro e dello spettacolo e curatore di un’ edizione che raccoglie tutte le opere di Griffi, lo etichetta come “poeta dei giovani”, sottolineando quanto personalità quali Pirandello ed Eduardo De Filippo abbiano fatto ombra a Patroni Griffi, che vanta lo stesso testi di livello alto. Il prof. ricorda i tre elementi che hanno fatto grande il maestro: la parola ovvero l’uso di un italiano raffinato, la musica che ha avuto sempre grande spazio nelle sue opere e la luce usata anch’essa come un linguaggio. Inoltre le sue opere non possono considerarsi realistiche in quanto “non rappresentava storie ma faceva parlare i personaggi”. Commovente la testimonianza di Raffaele La Capria, scrittore e sceneggiatore italiano, che ha condiviso con Patroni Griffi gli anni dell’adolescenza e le prime esperienze romane: entrambi napoletani che hanno guardato alla propria città da lontano. Conclude il convegno un’altra testimonianza toccante, quella di Aldo Terlizzi, il figlio adottivo, che sottolinea quanto sia stato un autore coraggioso e anticonvenzionale, e Persone naturali e strafottenti ne è una chiara dimostrazione. La ciliegina sulla torta c’è stata con la proiezione di un breve filmato tratto dal documentario In memoria di un signore amico realizzato da Rocco Talucci, una sintesi di testimonianze di colleghi e amici del maestro.
Abbiamo incontrato Vladimir Luxuria che in questo spettacolo interpreta il travestito Mariacallàs, a cui abbiamo chiesto di soddisfare qualche curiosità:
Quando questo testo fu rappresentato per la prima volta creò molto scandalo. Come è stato riadattato il testo di Patroni Griffi? Che cosa deve aspettarsi lo spettatore?
“Il regista ha scelto di non edulcorare, di non censurare lo spettacolo e di lasciarlo così com’è sempre stato. È uno spettacolo forte, altro che Quentin Tarantino, c’è sangue, violenza, parolacce, insomma un linguaggio molto crudo, quindi non bisogna aspettarsi lo spettacolo comico e rassicurante. Ci sono alcune scene in cui credo che il pubblico rimarrà abbastanza colpito. Mi auguro però che non ci si fermi solo al momento dello shock ma che segua una riflessione su quello che Patroni Griffi voleva dire”
Chi è il personaggio di Mariacallàs?
Ho riletto la biografia di Maria Callas e ho capito perché Patroni Griffi ha scelto questo nome. Maria Callas non si è mai sentita una donna completamente realizzata, lo stesso dramma lo vive Mariacallàs quando capisce che non troverà un uomo che possa farla sentire una donna sentimentalmente appagata, e allora diventa cattiva, volgare, si imbruttisce.
Cos’ha dato Luxuria a questo personaggio?
Sicuramente tanta amarezza.
Sono diventato etero!
Categoria Teatro
L’amore di una mamma si sa non conosce confini, spesso si fa soffocante e opprimente, ma quello di Isabella per il proprio figlio Marco travalica i confini dell’inverosimile. Che colpo al cuore per lei scoprire che Marco, gay da sempre, accettato da tutti, si sia riscoperto eterosessuale, e innamorato per giunta di una donna! Non può sopportare l’idea di una nuora, un’altra donna nel cuore del suo bambino! L’operazione “Salvare Marco” che dovrà riportare il figlio sulla “retta via” dell’omosessualità è solo apparentemente il motore di Sono diventato etero, commedia musicale scritta e diretta da Lorenzo De Feo presentata dall’Associazione culturale Millelire per la rassegna Nuovi Sentieri Sguardo Contemporaneo. Per l’occasione il palco dell’Auditorium del Bellini è stato allestito con una scenografia semplice (curata da Filippo Paris), un unico ambiente, la casa di Marco dove si svolgono i fatti e dove mamma Isabella ha deciso di trasferirsi insieme al migliore amico di Marco, Dodo, di questo segretamente innamorato. Gli attori creano un ritmo incalzante e la commedia è piena di colpi di scena, segreti mai svelati, giochi di spionaggio che renderanno intricata la vicenda, il tutto però si scioglierà in un finale a sorpresa che lascia il pubblico meravigliato. Susanna Cantelmo è perfetta nel suo ruolo di madre-padrona consumata da un amore troppo egoistico, è forse la sintesi di tante mamme di oggi. Alessandro Cassoni è in fondo un figlio che si ribella alla dittatura materna, un gay modello che con la sua ultima battuta lascia il pubblico di stucco. Antonio Lupi è Dodo l’amico che sta prima da una parte e poi dall’altra, disposto a mentire per amicizia, il classico gay innamorato dell’amore. Se poi alla bravura recitativa degli attori si accompagna quella canora allora il risultato è di certo apprezzabile. Le canzoni allegre ed orecchiabili sono state composte per l’occasione da Loriana Lana e vengono cucite addosso ai personaggi in modo da esaltarne le ragioni sentimentali. Uno spettacolo a metà tra la commedia dell’equivoco e quella musicale, che pur nella sua apparente paradossalità ha molto di realistico.
Sputa la Gomma
Categoria Copertina, Teatro
Pochi oggetti sul palcoscenico del Sancarluccio: una sedia, un paio di cestini e un pallone da basket. Stasera è di scena Sputa la Gomma di e con Pierpaolo Palladino, regia di Manfredi Rutelli. Un solo attore in scena, un monologo, una storia autobiografica! Che ci fa un attore trentenne in difficoltà economiche in una scuola media romana? È Lorenzo, neo professore di recitazione, che è stato inviato nella periferia romana per dirigere un laboratorio teatrale con ragazzi normodotati e con disabilità. Ragazzini che provengono da famiglie disagiate, poco dialoganti con le istituzioni, piccoli teatranti che hanno bisogno di trovare quella fiducia necessaria per mostrarsi e mettersi in gioco. Il rapporto con i piccoli attori si presenta già da subito difficile, da professore diventa “domatore” di un branco di masticatori di chewing gum e non sarà facile per Lorenzo affrontare le proprie paure e sfatare quelle dei suoi piccoli allievi, insegnare loro ad essere un gruppo, ad avere fiducia gli uni degli altri. Lorenzo andrà alla ricerca di un codice, un modo per comunicare con i ragazzi, per poterli scoprire ogni giorno di più, un linguaggio che permette di poter ascoltare e sentire, di poter continuare quel viaggio che li condurrà al “saggio finale”. E cosa c’è di più vicino a loro, di più romanesco delle poesie del Belli da portare in scena? Apparentemente un monologo, questo spettacolo permette di poter immaginare spazi e di costruire con la fantasia i personaggi che vengono disegnati grazie alla simpatia e alla versatilità di Pierpaolo Palladino. Lo spettatore potrà vedere nella mente i volti dei ragazzi, sentire le loro ansie e simpatizzare con il maldestro insegnante, che da docente finisce per imparare.




