Il teatro e la città
Categoria Teatro
Per la presentazione della terza edizione del Napoli Teatro Festival questa grande macchina internazionale ha previsto quattro incontri dal titolo “Il teatro e la città”, in collaborazione con un nuovo soggetto istituzionale: l’Università degli Studi. La terza stagione del festival che vede da anni ormai Napoli come sede fissa dei suoi spettacoli, esordisce dunque con una presentazione che ha come tema principale il rapporto tra la città, così controversa, piena di contraddizioni e insieme così adatta ad essere palcoscenico e il teatro. Il primo dei quattro incontri, svoltosi presso la sede della Facoltà di Lettere e Filosofia e condotto da Francesco De Cristofaro, è stato luogo di dibattito sul ruolo della città come spazio scenico. Il festival, infatti, avrà come sedi – oltre a quelle istituzionali dei più noti teatri Napoletani come il Teatro Mercadante o il Teatro San Carlo – anche cornici singolari come il Real Albergo dei Poveri, il Maschio Angioino, il Real Orto Botanico; la kermesse si muoverà tra musei, gallerie, piazze e perfino spazi inconsueti e densi di vita come le fermate d’autobus. Napoli diventa luogo dell’azione scenica, ma ne è essa stessa protagonista, ospitando tra le sue strade, nelle sue piazze, delle performance che in nessun altro luogo si caricherebbero di una tale suggestione. In programma appuntamenti che soddisfano tutti i gusti: si va da perfomance della durata di tre minuti ad altre di nove ore, dai classici scespiriani a contenuti di grande modernità. Tra tutti, la punta di diamante di questa stagione 2010 è “Romeo e Giulietta”, per la regia di Alexander Zeldin. Nell’offerta c’è anche “Bizzarra” un’autentica soap opera a puntate di Raphael Spregelburd diretta da Manuela Cherubin, una teatro-novela che sperimenta la contaminazione dei linguaggi televisivo e drammatico, e che mette in contatto due città, Napoli e Buenos Aires; e ancora “Football football”, lavoro del regista serbo Haris Pasovic che ci regala uno schizzo del mondo calcistico fatto di danza e musica. Con il suo straordinario contributo al festival quest’anno Napoli è di nuovo la primadonna.
La Sagra del Vino di Casarsa
Categoria Senza categoria
La 62° edizione della Sagra del Vino di Casarsa, tradizionale festa di primavera (organizzata dalla Pro Casarsa della Delizia insieme al Comune casarsese, alla cantina La Delizia e con il contributo di istituzioni, sponsor e associazioni locali) ha valorizzato anche quest’anno il territorio vino. L’inaugurazione ufficiale è avvenuta il 24 aprile, alla presenza dell’on. Paolo Russo presidente della commissione agricoltura della Camera. Il Salone dei Vini, l’enoteca della Sagra gestita dalla stessa Pro Casarsa, ha staccato tagliandi per oltre 2000 degustazioni.
Il 2 maggio, l’evento ha visto in scena, nel teatro comunale Pier Paolo Pasolini, il concerto di Antonella Ruggiero (la voce indimenticabile della formazione originale dei matia bazar, a cui dà il suo nome d’arte di allora: matia) . Il 3 maggio si sono svolte la seconda edizione della “Maratonina Terre e Città del Vino” e la 36ma “Marcia del Vino” . La gara competitiva su strada a carattere regionale open (Alpe Adria) riservata alle categorie Juniores/Promesse/Seniores/Amatori e Master, maschili e femminili sulla distanza di km. 21,097. Il percorso della gara della “Maratonina Terre” che ha toccato i territori comunali di Casarsa della Delizia, Arzene, Valvasone e San Martino al Tagliamento ha visto, con un’avvincente testa a testa Fulvio Peruzzo, Fabio Bombardella e Mauro Della Torre; la vittoria di Fabio Bombardella in 1′17”08
Gianfranco Avolio
Un eroe volante
Categoria Teatro
Un’intera sala ricoperta di volantini, sulle poltrone, sul palco, sembrano un tutt’uno con il pavimento dell’Auditorium del teatro Bellini. Su ognuno vi si legge: “Roma, anno VIII dal delitto Matteotti. Chiunque tu sia, tu certo imprechi contro il fascismo e ne senti tutta la servile vergogna. Ma anche tu sei responsabile con la tua inerzia”. Gli stessi volantini, nel numero di 400.000 la sera del 3 ottobre del 1931 sono stati lanciati su Roma da un piccolo aereo guidato da un grande uomo, un poeta, Il Poeta volante. È con questo titolo che l’associazione omonima presenta lo spettacolo scritto e diretto da Angelo Ruta, nell’ambito della rassegna Nuovi Sentieri Sguardo Contemporaneo. Uno spettacolo che vede un solo attore in scena: il bravissimo Pietro Pignatelli che ci narra con un monologo a più voci il coraggio di un uomo dimenticato dalla storia, ovvero l’intellettuale antifascista Lauro De Bosis. L’attore parte dal ricordo di Esterina, un’anziana donna che ha vissuto bambina quella notte del 3 ottobre, vide il poeta volante che sembrava tagliare i palazzi di Roma tanto volava basso, e conserva ancora come una reliquia uno dei volantini piovuti dal cielo. E con un crescendo si va dal presente al passato per tornare di nuovo al passato, tra musiche e video dell’epoca che con tanta suggestione accompagnano l’interpretazione di Pignatelli e scandiscono i salti temporali. Serpeggia l’inerzia di un’Italia assopita da dieci anni di regime e il silenzio di un re che si fregia solo dei suoi titoli. La stessa inerzia che De Bosis voleva combattere. Così la sera del 3 ottobre del 1931 decollò da Marignane verso Roma con un piccolo aereo, lui inesperto pilota, dopo aver compiuto la sua missione su Roma, a corto di carburante sprofondò nel Tirreno, come Icaro le sue ali si sciolsero e il poeta volante si addormentò cullato dalle onde. Una storia vera, bella, che impressiona a saperla quasi dimenticata. Il coraggio di un uomo che ha lottato per la libertà perché (come recita Pignatelli nel suo monologo) “era convinto che senza la libertà di coscienza non c’è poesia…E lui era un poeta”.
Signore e signori: Niccolò Fabi
Categoria Musica
Sembra arrivare in punta di piedi. Sciarpa e cappello lo rendono quasi irriconoscibile. Ma i suoi occhi grandi e chiari lo tradiscono. «Sì, è lui», sentiamo dire da alcune ragazze accanto a noi, «E’ Niccolò». Di lì a poco si svolgerà il concerto di Niccolò Fabi, organizzato dall’associazione CasertaMusica con la direzione artistica di Angelo Agnisola. Siamo proprio sotto al palco del Black Cat (Caserta). Ad aprire il concerto, ci pensa Marco Saltatempo, giovane cantante e musicista casertano, che presenta il suo disco d’esordio, Saltatempo. Poi, è la volta di Fabi. Eccolo elegante in camicia e cravatta con i suoi capelli tanto ribelli e famosi! Sono soprattutto i brani tratti dal suo ultimo lavoro, Solo un uomo (2009) quelle che ci vengono proposte. “La promessa” dà inizio al suo spettacolo, una promessa d’amore raccontata con l’originalità che contraddistingue le canzoni di Niccolò: “I nostri libri mescolati insieme intrecciano e fondono le nostre storie”. Anche “Fuori e dentro”, “Solo un uomo” sono espressione della sensibilità del cantautore sempre attento a scandagliare la psicologia dell’essere umano spesso perso nelle sue paure, nelle indecisioni, nelle ansie. Ci vengono presentati anche i vecchi successi come “Oriente”, “È non è” e “Milioni di giorni”. E in un momento di pausa dei suoi musicisti Emanuele Brignola (basso), Andrea di Cesare (violino) e Fabio Rondinini (batteria), rimasto solo sulla scena, l’artista coinvolge la platea esortandola ad intonare un ritornello che la prima volta viene, in verità, maluccio: «Vabbè, ripetiamolo: ma solo per sicurezza come con le fotografie”!, canzona (è proprio il caso di dirlo!) con delicatezza. E così dà il via a “Il negozio d’antiquariato”, una riflessione sulla vita: “Raro è trovare una cosa speciale nelle vetrine di una strada centrale. Per ogni cosa c’è un posto”. Con la sua band, continua con “Attesa inaspettata”, finalmente una “seconda vita” quando magari si era già smesso di sperare; “Aliante” un invito al sogno e a volare con esso. E mentre esegue le sue canzoni, Niccolò cambia abilmente marcia musicale divertendosi a suonare Bob Marley ed eccoci ad ascoltare “Get up, stand up”. Il concerto prosegue, fino ad arrivare all’ultimo pezzo, Rosso, che dice con ironia della donna amata, che al suo funerale, rifiuta di vestirsi a lutto per indossare un bel vestito rosso. Ringrazia di cuore il pubblico di Caserta, Niccolò. A sorpresa il cantautore romano si rende disponibile a parlare coi suoi fans. Entriamo in gruppetti di quattro o cinque persone nel suo camerino. Lui è affabile e cortese, firma autografi e si scattano foto a iosa. Un vero successo quello di Fabi qui a Caserta tanto che si è deciso di raddoppiare il concerto. Stasera l’artista ci concede il bis, ancora al Black Cat, con la partecipazione straordinaria di Roberto Angelini che lo accompagnerà alla chitarra.
Alter Ego al Lanificio25
Categoria Arte
Ispirato a “La Serve” di Genet, in scena al Lanificio25 dal 23 al 25 Aprile, lo spettacolo “Alter Ego” ha attirato l’attenzione del pubblico napoletano.
La performance, della durata di 55minuti circa, è frutto della collaborazione tra il teatro studio HYPOKRITES, diretto da Enzo Marangelo, e la Compagnia Von Sacher-Masoch, fondata dalla talentuosa attrice-autrice Federica Palo.
La rappresentazione trasuda di recitazione naturalistica, e i richiami al teatro di Sarah Kane sono evidentissimi. Spazi angusti della mente fanno da teatro alle angosce che accompagnano i passaggi traumatici dell’esistenza, come quella del distacco dall’utero. Le “pieghe” della coscienza sono rappresentate dalla gestualità annaspante sotto il peso della pressione delle luci, e delle presenze deformi che fanno ricordare il teatro più audace di Pippo Delbono.
Numerose eco lynchiane, a partire dal muro di suono graffiante, fino a quasi citare “La Tempesta” shakespeariana, grazie a questo imbuto emotivo che rende statica la volontà umana.
Un’ottima prova teatrale da parte delle attrici ma soprattutto una buona prospettiva di miglioramento per gli eventi del napoletano, che si può dire abbiano trovato un punto di partenza per instaurare una continuità di teatro d’avanguardia con un feedback positivo, a quanto sembra, da parte delle persone, addetti ai lavori e non.
Il Primo amore di Paolo Graziosi
Categoria Teatro
È buio il piccolo palco del Ridotto del Mercadante, ma d’improvviso uno spiraglio di luce dal fondo accompagna l’entrata in scena di un uomo. Ha l’aspetto tipico del barbone, ombrello giallo, vestiti stracciati, è claudicante. Si siede al centro della scena, azzerata ed illuminata solo da pochi fanali, si rigira su di una sedia cigolante, guarda il pubblico ed inizia a narrare la sua storia. È Paolo Graziosi regista ed unico interprete di Primo Amore, un romanzo scritto da Samuel Beckett nel 1945, quando ancora il grande drammaturgo era poco più che sconosciuto. Un testo che non era stato concepito per il teatro, ma che vi si adatta come un interessantissimo monologo dove la voce guida di Paolo Graziosi e la maschera irriverente che assume catturano l’attenzione dello spettatore. Cosa avrà mai da dirci l’uomo di fronte a noi? Ci parla dapprima della sua vita e di come abbia rotto con la sua famiglia dopo la morte del padre e giunge poi a narrarci la storia del suo primo amore. Tra una bevuta e l’altra ci parla di Lulù, una prostituta che lo accoglie in casa, conosciuta nei pressi di una panchina che costeggia il canale cittadino. Apparentemente la storia di un amore, il protagonista dice di scrivere il nome di Lulù anche sugli escrementi di vacca, si interroga sul sentimento che lo spingeva a pensare continuamente a lei, ma in realtà è una storia di solitudine, tanto che l’uomo considera la parola amore sinonimo di esilio. L’impossibilità di amare realmente, il vuoto e l’emarginazione che caratterizza i personaggi di questo racconto fanno sì che del testo si possa avere un risvolto ironico e clownesco. Ciò è principalmente dovuto alla sapienza interpretativa e pantomimica di Graziosi che fa di questo romanzo una piacevole pièce.
I Gatti Persiani
Categoria Musica
Testimonianza filmica di un paese che vuole essere liberato è “I Gatti Persiani” di Bahman Ghobadi. Premio speciale della Giuria al Festival di Cannes, la pellicola narra la tensione della nuova generazione di musicisti iraniani, che vogliono soltanto sdoganare la loro arte in una nazione imprigionata da un governo rigido e marziale. La vicenda è focalizzata principalmente su due ragazzi che tentano di formare una band e scappare alla volta di Londra, ma nel tentativo di trovare altri membri del gruppo e le autorizzazioni a partire, si ritrovano a compiere un itinerario nel girone dantesco della sottocultura musicale che vibra sotto le strade dell’Iran. Concerti segreti, sale prova nei posti più improbabili (fattorie, case diroccate), e continue retate della polizia, che non è mai inquadrata in modo diretto, quasi volendola idealizzare, gonfiandola come una grossa ombra che calpesta l’umanità di questi giovani.
Numerose sequenze musicali sono solo un pretesto per riportare la devastazione socio-culturale che spesso è protagonista nel medio oriente.
Il regista ha girato tutto in pochissimo tempo, senza autorizzazioni, e ha tenuto i diritti del film per se. In modo tale ha potuto farla visionare gratuitamente al pubblico più giovane affinché potesse capire l’allucinante realtà della sua terra.
Una storia di speranza e sconfitta, amara e più cruda del solito, poiché vera.
Il vuoto di Aspettando Godot
Categoria Teatro
Il palco del teatro Mercadante si espande fino a metà della platea trasformandosi in un letamaio, sullo sfondo un albero privo di foglie (reso con l’essenzialità di una scala), regna il silenzio e l’attesa. Il teatro è spoglio e basta a se stesso in occasione della messa in scena di Aspettando Godot, testo di Samuel Beckett, regia di Francesco Saponaro, una produzione del Teatro Stabile di Napoli, in scena fino al 9 maggio. Una scelta di lunga tenitura per il teatro che aveva aperto la stagione con La Tempesta di Shakespeare e la conclude con il capolavoro di Beckett. Entrambi i testi sono accomunati dal senso di vuoto, l’isola de La Tempesta vedeva i protagonisti girare in tondo, allo stesso modo Vladimiro ed Estragone (anche Didi e Gogo) sembrano girare a vuoto in una spirale temporale, si perdono in discorsi spesso apparentemente privi di senso, aspettano un tale Godot, il quale manda a dire che non verrà quel giorno ma sicuramente il giorno successivo ci sarà. Intanto i protagonisti incontrano due uomini: Pozzo, crudele ricco, che si presenta come proprietario della terra dove Didi e Gogo aspettano e che tiene al guinzaglio il suo schiavo Lucky (interpretato egregiamente da Fabio Bussotti), forse l’intellettuale tenuto a bada? Nel secondo atto i due si ritrovano nello stesso luogo e quell’albero spoglio si ricopre improvvisamente di foglie, il tempo è passato, ricordano appena Pozzo e Lucky, meditano di separarsi o di uccidersi e intanto restano bloccati, ancora in quel luogo, ancora in quel tempo a consumare il loro destino di aspettare Godot. La scrittura beckettiana apre la mente a terribili enigmi: il senso della vita, l’assurdità dell’uomo, i rapporti che ci legano (vedi la coppia padrone –schiavo di Pozzo e Lucky) e tanti ancora. Il vuoto, il senso di smarrimento, l’eterno vagare come in un incubo regnano in questo capolavoro riportato in scena grazie alla bravura di Giovanni Ludeno, Peppino Mazzotta ed Elia Schilton. Tante le possibili interpretazioni, ma di certo una sola la verità: questo testo ci parla dell’umanità tutta, dell’assurdità della vita, dell’eterno attendere, non importa cosa, non importa chi.
Radio Hamlet
Categoria Teatro
Immaginate un regista, solo, seduto sul palco a bere e fumare, un uomo di teatro abbandonato dai suoi attori, attirati da ingaggi più retributivi, aggiungeteci il dubbio amletico dell’essere e del non essere, del poltrire e del darsi da fare, del fare teatro per passione o per ricevere consensi, avrete ottenuto l’esordio di Radio Hamlet Studio #3 I study. I work, I play alone, spettacolo di scena all’Auditorium del Bellini per la rassegna Nuovi Sentieri Sguardo Contemporaneo. Lo spettacolo presentato da Italians EdM’08 e ATS Spazio Zero – Teatro dei Cantieri si è aggiudicato la menzione speciale premio Dante Cappelletti ed è stato realizzato dal palermitano Giuseppe Provinzano, che solo in scena tra i costumi che penzolano, ha spogliato il più classico dei plot per rivestirlo di altro, smembrando il testo e isolandone i protagonisti con lo sguardo sempre rivolto alla lezione di Heiner Muller, il drammaturgo di Hamletmaschine. I vari personaggi shakespeariani si susseguono sul palco tramite la singola figura di Provinzano, si va da Laerte a Polonio passando per Orazio. Intanto giungono dalle quinte le voci radiofoniche di Amleto e della regina madre, quest’ultima è l’interprete della lussuria in una messa in scena imbevuta di erotismo e di critica al sistema. Amleto una volta ascoltato dal fantasma del padre il motivo della sua morte realizza l’inganno di suo zio e approfittando di una compagnia di saltimbanchi fa recitare la scena dell’avvelenamento del padre provocando turbamento sul volto del re. Il teatro nel teatro si trasforma qui in un teatro di pupazzi, quelli che rappresentano il re e la regina e che Provinzano fa ballare sulle note di La coppia più bella del mondo, e il pensiero va subito a chi si sente pungolato dalla colpa. Doveva esserci anche un atto successivo, ma come può continuare un dramma se il teatro non riesce più ad aprire le menti?
Linea d’Ombra
Categoria News
Davvero fitto è il cartellone della XV edizione del festival “Linea d’Ombra-Festival Culture Giovani” in programma a Salerno dal 13 al 18 Aprile e quest’anno dedicato al tema dell’Identità attraverso il cinema, la musica e la performing art. Incontri, proiezioni, concerti, installazioni e molto altro per un festival che ha davvero trovato, quest’anno, la formula per contrastare il logorio del tempo: le idee. Si inizia martedi 13 con gli AtferHours che presentano in anteprima campana “il Teatro degli AtferHours”, spettacolo fatto di canzoni alternate a letture da Pasolini, Manganelli e Flaiano, mentre la sezione cinematografica del festival si presenta con una amplissima apertura internazionale alla scoperta di quanto di meglio può offrirci il riconoscimento dell’identità altrui: 6 lungometraggi di registi Inglesi, Polacchi, Irlandesi, Belgi, Olandesi in concorso nella sezione “Passaggi d’Europa”, 25 cortometraggi, anch’essi di provenienza europea, per la sezione “Corto Europa”, un’unica giuria di 300 giovani, tra studenti salernitani e giovani selezionati in collaborazione con le scuole di cinema d’Italia, Belgio e Irlanda. Una particolare attenzione sarà dedicata al cinema rumeno contemporaneo con una nutrita retrospettiva che deve suscitare curiosità, vista la recente assegnazione dell’Orso d’argento ad “If I Want To Whistle, I Whistle” di Florin Serban e che verrà chiusa dal dibattito: “Identità a confronto: Italia-Romania andata e ritorno”. Ad alimentare ancora la sezione ma fuori concorso, è la maratona (per sole 120 persone) con premio in denaro “La notte dei mutanti”: una sfida che dura un’intera notte su film che hanno come tema la mutazione (genetica, sociale, d’identità). Saltando invece all’ambito della performing art, a questo festival approda la forte personalità di Oliviero Toscani che presenterà in una monumentale video-installazione la sua inchiesta fotografica “RazzaUmana/Italia”: un viaggio attraverso tutta la penisola per ricostruire e ri-conoscere le espressioni, le caratteristiche fisico-somatiche, sociali e culturali del nuovo paesaggio italiano. Ma non ci sarebbe Festival Cuture dei Giovani senza musica: ogni sera alla consolle del ClubFestival si alternano dj internazionali, sound designer e giovani artisti salernitani.




