Napoli Pride 2010

Giu  10
27
di Roberto Strino  
Categoria News

La giornata è incantata. Il sole coesiste con la pioggia ed il clima è mite. Le strade del centro storico di Napoli sono incredibilmente sgombre e l’odore dell’asfalto torna in primo piano rimpiazzando quello del monossido di carbonio.

La folla che da inizio al Gay Pride è composta dai reduci della sera prima, quelli confluiti nel capoluogo campano passando dalla stazione direttamente alla Roboterie, ovvero festa gay-oriented di musica elettronica nella facoltà di architettura della Federico II, che ha fatto da preambolo alla marcia di oggi. Una folla stanca (infoltita in modo sostanziale da persone provenienti dalla capitale), e provata dallo sciopero dei mezzi che ha ibernato la città.

Il motivo del raduno nel capoluogo campano è Alemanno. Ebbene il sindaco di Roma ha organizzato un gay pride impacchettato delegando l’organizzazione ad una associazione gay di destra. Conseguentemente la popolazione omosessuale ha boicottato l’evento e ha scelto Napoli come luogo di questa manifestazione di impegno sociale.

Un trionfo. Migliaia e migliaia di persone. Sembra ieri che i napoletani hanno cominciato a vedere apparire per le loro strade le campagne contro l’omofobia, ma dopo l’organizzazione di un evento di questa portata tutta la città sembra cambiata. La pioggia continua a dominare l’atmosfera a braccetto con il caldo, spalmando in giro una cappa afosa di umidità, ma la giornata è tutto fuorché grigia. Alla fine del tunnel, quando i carri si fermeranno dopo aver fatto tappa a piazza del plebiscito, Boy George accoglierà a braccia aperte la folla esultante sulla spiaggia post-industriale di Bagnoli, ponendo un giusto sigillo trionfale a questa giornata fuori dal comune.

“Notti del Mediterraneo”

Giu  10
21
di Gianni Tortoriello  
Categoria News

Dal 30 giugno al 04 luglio prossimo a Tangeri, nel magnifico scenario del “Palazzo delle Istituzioni Italiane di Tangeri” (vasto complesso immobiliare con un estensione di 3 ettari) di proprietà dello Stato italiano, che comprende il Palazzo dell’ex Sultano Moulay Hafid, una chiesa, un Ospedale italiano, un campo da calcio e ampie aree verdi, si svolgerà la 10^ edizione delle “Notti del Mediterraneo”. L’evento organizzato in partnership col wilaya di Tanger-Tétouan, il Consiglio regionale, la Città di Tangeri e le cooperazioni culturali spagnole, francesi ed italiane, nelle cinque notti musicali, trasporterà il pubblico in un viaggio tra Oriente ed Occidente tra Europa ed Africa, attraverso una vera odissea musicale e visuale che condurrà dal Magreb nell’Iran e del Libano nel Mali, passando dall’Andalusia.
Alle notti del mediterraneo parteciperà il chitarrista e cantante internazionale Habib Koité conosciuto per il suo modo di a suonare la chitarra da tuning su una scala pentatonica e giocando sulle corde aperte.
L’evento ha previsto oltre a rappresentazioni dell’arte del Flamenco, tradizionale danza e musica dell’Andalusa, le cui radici affondano nella cultura dei Mori e degli Ebrei, con la partecipazione del gruppo Choni Cia Flamenca, anche un’esposizione di foto ed una programmazione di film musicali in partnership con la Cineteca di Tangeri.

Gianfranco Avolio

Il Mulino dei matti

Giu  10
20
di Claudia Barbarino  
Categoria Teatro

Il Mulino Pacifico di Benevento si trasforma in un ospedale psichiatrico. Noi del pubblico ci troviamo all’esterno, nell’ampio cortile, finché due infermiere non ci invitano ad entrare. Così inizia “Il Mulino dei matti”, la rappresentazione teatrale di Michelangelo Fetto, regista, presidente e direttore artistico della Solot Compagnia Stabile di Benevento. La piece, che è rientrata nella rassegna “Tutti pazzi per il teatro” (organizzata dal Centro di salute mentale di Puglianello), affronta il tema delicato della malattia psichica. Muovendoci insieme agli attori da una stanza all’altra (lo spettacolo, infatti, è di tipo itinerante, sono ammessi solo venti spettatori per volta) possiamo constatare cosa succedeva nei manicomi (o “lager”, come li definisce il regista) prima che venisse promulgata la legge Basaglia: gente in pigiami lisi, spaventata, maltrattata moralmente e fisicamente. I personaggi raccontano le loro storie funeste. Non mancano riferimenti letterari, quindi ad E. Allan Poe (Il rumore del cuore) o a Dino Campana (Il canto della tenebra), ma anche a fatti realmente accaduti riportati da vari articoli giornalistici. Grande attenzione viene dedicata a Franco Basaglia: un’attrice sciorina la sua biografia, sottolinea il merito che questi ha avuto nell’aver portato all’introduzione in Italia della legge 180 che prevede un rinnovamento delle metodologie di  cura nelle cliniche psichiatriche. Un malato mentale, curato nella maniera più opportuna, servendosi anche dei metodi più inaspettati come l’arte, la pittura, la musica, può essere in grado di esaltare le proprie qualità umane e quindi di recuperare i rapporti con il resto della società. Una delle scene più tristi e coinvolgenti è di certo quella in cui un paziente viene sottoposto ad elettroshock dalle austere infermiere. Ecco però che all’improvviso i malati si levano contro le due carnefici, torturandole, in qualche modo prendendosi la loro rivalsa. “I matti” di de Gregori (suonata e cantata dagli attori stessi) fa da colonna sonora prima dell’ultimo applauso. Gli attori, giovani e molto capaci, che hanno dato vita ai vari personaggi: Lucia Caporaso, Rosita Cavillo, Serena De Rienzo, Enzo Fallarino, Noemi Francesca, Claudia Maio, Leopoldo Maio, Carlo Oropallo, Nietta Nives Panella, Cosimo Ricciolino, Vincenzo Romano, Chiara Saccone ed Irene Scocca. Michelangelo Fetto risponde a qualche nostra curiosità.

Da cosa è scaturita l’idea di rendere “i matti” protagonisti di uno spettacolo teatrale?

È un pallino che avevo da parecchio tempo. Inoltre stanno revisionando la legge 180; si parla ancora di elettroshock quando si sa che da un punto di vista medico non porta risultati. Nonostante questo, forse verrà riapplicato. Questi malati vengono raggirati, come succede spesso anche a chi è affetto da malattie non mentali. Il fatto è che ogni elettroshock ha un costo, e quindi ogni volta che viene praticato, si guadagnano soldi.

Una cosa che ha colpito è il tono drammatico con cui sono state recitate alcune barzellette sui matti.

Le barzellette sui pazzi è la cosa che più mi fa andare in bestia. Sono come le barzellette sugli Ebrei. La gente ride, ma quando in televisione vede le immagini di malati legati ad un letto in preda alla disperazione, cambia canale, non vuole vedere. Allora, ho voluto raccontarle in modo drammatico. E il pubblico è spiazzato: qualcuno sorride, qualcuno ride, altri restano seri. La barzelletta è come l’ultimo atto d’accusa.

 

Herta Muller a Napoli

Giu  10
15
di Marilisa Belli  
Categoria News

La libreria Feltrinelli di Napoli (via Santa Caterina a Chiaia) in collaborazione con il Goethe Institut, ospiterà Herta Muller ad un anno dal conferimento del Nobel per la letteratura, in occasione dell’uscita in Italia dell’ultimo romanzo della scrittrice tedesca di origine rumena, “L’altalena del respiro”, forse il più bello, visti i primi entusiastici commenti. La trama scava nell’ombra della “grande” storia, nella fattispecie la Seconda Guerra, quella storia e le sue ombre che nel ‘900 sono state spesso sacrificate sull’altare dell’ideologia e che solo di recente abbiamo imparato a conoscere e cercare (basti pensare ad esempio al quadro del partigianesimo di Gianpaolo Pansa, alla strage polacca di Katyn cui invece una sfortunatissima coincidenza ha dato vasta risonanza). Nella convulsione di un centroeuropea liberato dal nazismo, la nuova Romania filosovietica paga il proprio precedente filonazismo con la deportazione della minoranza tedesca in campi di lavoro in Ucraina nei quali essa è costretta, utile capro espiatorio, a contribuire al sogno di grandezza economica dell’Unione Sovietica. Un racconto di prigionia, dunque, ma scritto da una donna e dallo stile fortemente caratterizzato, nel quale il senso doloroso di questa esperienza che ha riguardato anche la madre della Muller, viene ricostruito e trova espressione nella figura del giovane Leo, immagine del poeta Oscar Pastior, anch’egli vittima a cui la morte nel 2006 ha impedito di essere coautore del romanzo.

I Frattali, geometrie della natura

Giu  10
14
di Angela Marino  
Categoria Società

Al Museo di Paleontologia dell’Università Federico II di Napoli, Gianni D’Anna inaugura la sua personale: “I frattali geometrie della natura”. “I Frattali” è un breve percorso espositivo ospitato dal succitato museo, sito del complesso dei SS. Marcellino e Festo, e divide lo spazio, oltre che con la collezione permanente, anche con una collezione di conchiglie messe a disposizione dallo stesso d’Anna, i cui interessi spaziano dalla concologia alla malacologia, all’entomologia per non dire, naturalmente, della geometria frattale. L’arte frattale, che trasforma i risultati di funzioni matematiche frattali in immagini (in genere con l’ausilio del computer) viene adoperata dall’artista D’Anna, per realizzare dipinti, sculture, collage, fotografie e patchwork. Guardando uno dei suoi dipinti da una certa distanza, sembra quasi di trovarsi davanti ad un Pollock: macchie su macchie di colore che si fondono alla vista come gli schizzi che il grande artista dell’espressionismo americano faceva sgocciolare sulle enormi tele, con la tecnica che lo ha reso famoso, il dripping. Invece, accostandosi e osservando i particolari si nota  il fenomeno ottico (ma non solo ottico) che è alla base dell’arte frattale: la ripetizione di un’unità minima, che si dilata, si ingrandisce, si rimpicciolisce, ma conserva la propria forma, anzi. E’ identica alla forma dell’insieme più grande cui appartiene. Il principio dell’auto-somiglianza (self-similarity) è la legge fondamentale del frattalismo. La farfalla, suggestiva icona della teoria del caos, è indagata da D’Anna nella struttura delle sue ali e rappresentata in collage, installazioni, sculture; nuovo segno in un codice che parla il linguaggio della natura, che non si limita ad imitarla. La interpreta. L’arte frattale si fa portavoce di un’istanza che è tutta postmoderna: quella di ridefinire il caos, di reinterpretare la realtà in un’esperienza artistica profonda, che si avvale delle metodologie moderne, come la computer-grafica. D’Anna, con i suoi studi e le sue ricerche è l’esponente napoletano di questo movimento che in Italia si sviluppa lungo quello che si può definire l’asse Roma – Napoli e che, pur essendo una  delle avanguardie dell’arte contemporanea meno evidenziate dalle istituzioni, trova invece con questa personale l’interesse e l’attenzione lungimiranti della Regione e del Comune.

Napoli Film Festival: i vincitori

Giu  10
12
di Francesca Bianco  
Categoria Cinema

Guia Jelo e Carlo Del Giudice

Si sono spenti da poco i riflettori sul Napoli Film Festival, la kermesse che per pochi giorni ha trasformato Napoli nella capitale del grande schermo. Tanti i concorsi, tanti i film in gara ma pochi i vincitori. Per il Concorso Europa Mediterraneo si è aggiudicato la vittoria In the land of wonders di Dejac Sorak. Il film ha convinto la giuria perché affronta tematiche complesse come le conseguenze di una guerra nella vita quotidiana. Si evince inoltre dalla pellicola una perfetta sintonia tra sceneggiatura, regia, fotografia e cast. Per il Concorso Nuovo Cinema Italia, la Giuria (composta da studenti universitari) ha premiato Stare Fuori di Fabiomassimo Lozzi “in virtù dell’accuratezza formale e dell’originalità contenutistica” e ha segnalato Guia Jelo come migliore attrice della pellicola. Tra i tanti corti in gara invece si aggiudica il Vesuvio Award Intercambio per la migliore regia di Antonello Novellino e Antonio Quintanilla “per la capacità di raccontare con una narrazione incalzante l’orrore di una quotidianità condizionata dal conflitto”. Per la sezione dedicata ai documentari (Concorso SchermoNapoli Doc) ha ricevuto il Vesuvio Award Corde di Marcello Sannino “per aver trasferito la fascinazione della boxe in fascinazione cinematografica senza dimenticare di documentare la realtà della vita del protagonista”. Il film narra infatti del difficile destino del pugile Ciro Pariso. Il premio come miglior cortometraggio è stato assegnato a Festa di Maurizio Petti Rosaria De Cicco “per aver trovato una metaforica relazione tra la citazione di Totò nel film Totòtruffa e l’opera d’arte di Luciano Caruso Festa, sviluppando una storia che riflette la situazione politico-sociale contemporanea”. Non mancano le scuole che quest’anno hanno partecipato numerose al concorso SchermoNapoli Scuola, ma solo i ragazzi del Liceo Scientifico “Emilio Segrè” di Marano hanno portato a casa il prezioso Vesuvio Award per il cortometraggio Ciao, cm v@? di Salvatore Gatti, “per aver affrontato con una narrazione ricca d’ironia il tema della comunicazione tra le nuove generazioni”.

IL PALIO DEI TRAMPOLI

Giu  10
11
di Gianni Tortoriello  
Categoria News

Il 12 ed il 13 giugno 2010 tra bancarelle, botteghe artigiane, musiche e balli, ristoro e sfilata storica si svolge a SCHIETI di URBINO (PU) si svolge il PALIO DEI TRAMPOLI. La storia vuole che l’antico castello di Schieti fosse il crocevia tra Pesaro e Urbino e il Montefeltro. Tale passaggio era d’obbligo sia per i fornaciai di calce e mattoni sulla sinistra del fiume sia per i solfatari delle miniere sulla destra che per i carbonai che vendevano la loro merce. Il paese abbracciato da un’ansa del Foglia, veniva attraversato con i trampoli proprio i trampoli. nella stagione estiva, diventavano strumento di gara da corsa fino al centro del Castello. Tale gara ha dato poi origine ad una festa paesana detta “Palio dei sampp” (Palio dei Trampoli). Il 13 giugno si effettua il Palio dei Trampoli di Schieti di Urbino, che consiste nella sfida dei cinque rioni del paese: Cà Matteo, Cal Cioppo, Lago, La Villa e Castello che si contendono il trofeo gareggiando fino al centro storico del borgo medievale di Schieti, con l’occasione viene realizzato un mercatino di artigianato locale, con rievocazioni storiche, mostre, esibizioni di artisti di strada, tamburini, sbandieratori e la costruzione dei trampoli.

Pronti al Peggio

Giu  10
10
di Roberto Strino  
Categoria Tv

E’ possibile una televisione diversa? All’inizio di un’era che si promette digitale, il mercato sta impostando l’offerta su pay tv, film on demand e una moltitudine di reti private che sanno più di appendici di quelle mainstream che di vere realtà a se stanti. Ma le possibilità sono aumentate anche per chi fa le cose a livello amatoriale. Infatti le telecamere digitali, che offrono una buona qualità di ripresa a costi bassi, e la rete telematica, stanno permettendo a tanti filmaker, web-developer e creativi di dare vita a veri e propri piccoli miracoli mediatici.
In Francia, qualche anno fa, nacque LaBlogothèque, un blog video dove un regista di videoclip semi-professionista si è divertito e continua a divertirsi invitando band di fama internazionale a suonare con strumenti acustici nei posti più bizzarri di Parigi, dai vicoli ai bistrot, tra la gente che mangia. Pitchfork, il colosso editoriale elettronico, ha subito riprodotto il format trasfigurandolo in Pitchfork Tv.
Ma questa volta non dobbiamo preoccuparci di essere rimasti indietro.
Indicizzato via internet nella lingua di Dante, ProntiAlPeggio ci presenta una serie di programmi brillanti e dissacranti costruiti tutti intorno alla musica e a chi le sta dietro. Ogni rubrica corrisponde a un modo di affrontare un argomento in maniera laterale e innovativa: La rubrica iPodCasino “mette” letteralmente in testa un paio di cuffie a personaggi di varia estrazione, tra dj, musicisti, giornalisti, e li sfida ad indovinare canzoni del passato o le hit del momento. 48ore mette alla prova  i musicisti proponendogli di scrivere e registrare un pezzo in soli due giorni, dando così una visuale privilegiata sull’aspetto della produzione musicale. PiazzaDelight cattura le band in performance unplugged, e Fossifigo, forse l’idea più rivoluzionaria, mostra la vita dei musicisti dietro le quinte, mostrando al pubblico che spesso, invece di fare le rockstar anche nel tempo libero, devono guadagnarsi il pane con qualcos’altro.

LA FESTA DELLA MARINA

Giu  10
8
di Gianni Tortoriello  
Categoria News

Il 10 giugno 2010 la Marina Militare a Napoli celebra la data in cui si ricorda l’anniversario dell’affondamento della Corazzata austriaca “Szent Istvan” (Santo Stefano) avvenuta nel 1918 dovuto alla coraggiosa impresa di due piccole imbarcazioni della Marina Militare che ottennero nel Mar Adriatico un risultato di grande importanza nei confronti degli avversari. L’azione svoltasi presso l’isola di Premuda, un’isola della Croazia, in Dalmazia con una superficie di 9 km², è una delle più esterne dell’arcipelago zaratino ed ospita una popolazione di circa 57 abitanti. Il 10 giugno 1918 i due MAS, (motoscafo armato silurante o motoscafo anti sommergibile) era una piccola e veloce imbarcazione usata come mezzo d’assalto dalla Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale. il numero”15″ e numero “21″ al comando rispettivamente del Capitano di Corvetta Luigi Rizzo (capo sezione) e del Guardiamarina di complemento Giuseppe Aonzo, attaccarono la potente la formazione navale austriaca. L’impresa evitò la pericolosa azione militare della flotta austriaca prevista nel Canale d’Otranto. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, darà il via alla Festa Nazionale della Marina Militare. L’evento, che ritorna nella città partenopea dopo 5 anni, prevede la visita alle navi militari Cavour e San Marco, la presenza nel Golfo della nave scuola Vespucci e del più moderno sommergibile della Marina italiana, la mostra a Palazzo Reale, un concerto della Banda, la marcia in via Caracciolo e la parata dei mezzi militari nel Golfo. Nel corso della cerimonia, gli incursori della Marina effettueranno un lancio col paracadute in mare e gli Harrier dell’aviazione di Marina imbarcata sorvoleranno il lungomare Caracciolo.

Gianfanco Avolio

InCanto d’Africa

Giu  10
7
di Claudia Barbarino  
Categoria Società

Un pezzo d’Africa al Cineclub Vittoria di Casagiove (Caserta). L’I.C. “Ruggiero” e l’associazione CasertaMusica nell’ambito del Circuito Scuole Aperte della regione Campania promuovono InCanto d’Africa, un’ iniziativa didattica educativa con lo scopo di sensibilizzare i giovani all’uguaglianza tra i popoli attraverso l’arte e la musica. Il progetto nato da un’idea di Angelica del Vecchio, insegnante e scrittrice di libri per bambini, e Angelo Agnisola, presidente dell’associazione CasertaMusica, prende forma di un libro, un video musicale e un documentario dal nome InCanto d’Africa, un viaggio lungo un sogno. Prima di passare alla visione del documentario, Agnisola prende la parola, «Non dirò molto, quando si parla di beneficenza si corre sempre il rischio di cadere nella retorica: lascerò parlare le immagini». E le immagini infatti sono più eloquenti di tante parole. Il documentario, con la regia di Angelo Mozzillo, testimonia l’esperienza che volontari casertani vivono in Senegal. Accolti dal centro d’accoglienza Les Enfants d’Ornella (a Kelle, fondata da Severino Proserpio e sua moglie Ornella), si trovano qui per girare un video musicale. Ragazzini senegalesi e casertani vengono chiamati ad incidere una canzone la cui direzione musicale è affidata al maestro Emilio di Donato, il quale, durante la serata, esibisce entusiasta alcuni strumenti musicali tipicamente senegalesi, come la kora e la lira africana. Scorrono così filmati che mostrano i bei paesaggi del continente nero con la loro natura incontaminata, ma scorgiamo anche la parte moderna del Senegal, quella più occidentale, al centro di Dakar, dove c’è «persino un centro commerciale», dice la voce narrante. E poi la gente, i bambini, il loro entusiasmo, la loro energia. Immagini queste che portano una ventata di allegria, nonostante le condizioni difficilissime in cui versano tanti giovani africani che si vedono negare ogni giorno i propri diritti. «L’idea di intercultura che vogliamo divulgare nella scuola» interviene Adele Vairo, dirigente del I.C. “Ruggiero”, «deve far capire ai giovani che mentre noi siamo a scuola, in Africa si vivono situazioni inimmaginabili. Alcuni codici, tipicamente appartenenti al mondo della pre-adolescenza e dell’adolescenza,  come il rap o il fumetto, possono essere utili mezzi di avvicinamento di paesi culturalmente così distanti». La serata prevedeva anche un momento prettamente musicale da parte di giovani senegalesi che purtroppo per motivi burocratici non hanno potuto partecipare. «Vorrei poter fotografare la stupidità di coloro che hanno promulgato quelle leggi per le quali stasera i bambini africani non sono potuti venire qui a cantare» protesta Nicola Tranquillo, sue le fotografie del libro e sua la cura audio del cortometraggio. Il viaggio interculturale non finisce con la conclusione del documentario: ci aspetta un delizioso buffet di crostate e di dolci senegalesi! Intanto, è possibile acquistare il testo InCanto d’Africa, un viaggio lungo un sogno il cui ricavato va interamente al centro Les Enfants di Ornella.

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