Radio PAN

Dic  09
29
di Angela Marino  
Categoria Società

Foto di Giuliano Longone

PAN è il palazzo delle arti fortemente voluto per la città di Napoli, che opera nel tessuto sociale del capoluogo campano proponendo un’offerta culturale davvero a trecentosessanta gradi. Arte e comunicazione si sposano quasi per assunto: arte è comunicare e comunicare l’arte è divenuto,ormai, vitale per la trasmissione della conoscenza. Ecco perchè abbiamo realizzato e vi proniamo un’intervista a Stefano Perna, curatore di Radio Pan.
Quando è nata la web radio del PAN? In base a quale progetto?
La radio è nata nel 2009 ed è divenuta operativa più o meno da settembre. Varie sono le linee che, intrecciandosi, hanno dato corpo all’idea di creare RadioPan. La prima riguarda una riflessione che da tempo Marina Vergiani ed io stavamo facendo sulla documentazione delle arti e dei linguaggi del contemporaneo in connessione con le mutazioni che l’idea stessa di “documento” subisce in epoca digitale. Il centro di documentazione del PAN possiede e continua programmaticamente a produrre una grande quantità di documenti di varia natura e la necessità di immaginare nuove e molteplici modalità del loro divenire “archivio digitale” ci ha spinto a elaborare una strategia complessiva e diversificata di cui Radio Pan costituisce parte integrante nonché la prima espressione concreta. C’è poi l’interesse per il suono, in tutte le sue manifestazioni e utilizzi possibili. Il “suono” come qualcosa di più ampio, complesso e articolato della “musica”; una materia espressiva e informativa tutto sommato ancora poco esplorata in un contesto di riflessione e documentazione delle arti dominato dal visuale. Eppure la radio non è “senza immagini”: si tratta solo di un tipo differente di immagini, la cui formazione, elaborazione e ricezione attiva canali percettivi e cognitivi molto diversi. L’attenzione e la riflessione sul suono e sulla sua capacità di fare immagine (tutti i suoni possibili: le voci, i canti, i concerti, le conversazioni, i rumori del traffico, i soundscapes, i drammi sonori, i detriti acustici degli spazi e così via) è al centro dell’attività di Radio Pan: il suono come mezzo, come veicolo di documentazione ma anche come oggetto della sperimentazione, della produzione e della costruzione di situazioni. La radio è la forma mediale più adatta ad un simile progetto, appurato che per “radio” va oggi necessariamente inteso un assemblaggio di tecnologie, linguaggi e modalità di ricezione ibrido, non più identificabile con il medium di una volta, sebbene il legame col passato rimanga fortissimo e vitale. Da questo punto di vista un’altra delle linee di ricerca di Radio Pan è proprio quella di indagare la radio stessa come medium espressivo, come luogo di sperimentazione artistica e linguistica: questo significa sia archiviare, recuperare e rilanciare esperienze del passato – esiste un universo di produzioni ricchissimo e articolatissimo che fuori Italia va sotto il nome di “radio art” e che l’estetica e la storia dell’arte italiana praticamente ignorano (sebbene l’Italia sia stata per molti anni un centro di ricerca di influenza mondiale, basti pensare ad AudioBox di Pinotto Fava) – sia organizzare e commissionare nuovi esperimenti, promuovere e incentivare la produzione di lavori che utilizzino il suono, la trasmissione, la voce, le interferenze, la dislocazione fisica (alcuni degli ingredienti fondamentali del linguaggio radiofonico) come materie espressive.
Ci sono modelli internazionali cui si ispira?
I modelli sono tanti, passati e presenti. I più immediati, se non altro per l’affinità “istituzionale”, sono le altre web radio nate all’interno di musei o centri d’arte contemporanea: mi riferisco in particolare a Radio Papesse di Siena e ArtOnAir, la radio del MOMA/PS1 di New York. Ma le influenze sono tante, sia per quanto riguarda i modelli di programmazione che per la produzione di contenuti. C’è Kunstradio della austriaca ORF, punto di riferimento storico per chiunque sia interessato alle molteplici modalità di fare e veicolare le arti col medium radiofonico. Ci sono ResonanceFM 104.4 di Londra, RadioGrenouille88.8 di Marsiglia, RadioArteMobile di Roma, ma queste sono solo alcune. Anche al di fuori del circolo delle radio che si occupano d’arte ci sono realtà molto interessanti e in grado di re-inventare i modi di fare e fruire la radio: un esempio in questo senso è dublab di Los Angeles, una piccola web radio che nel giro di pochi anni è riuscita a divenire un vero e proprio centro di propagazione e sperimentazione musicale di livello globale, arrivando a contare una comunità di ascoltatori enorme e di scala planetaria. In ogni caso è l’italiana Audio Box (in onda fino alla metà degli anni ‘90 su RadioTre) a rimanere un punto di riferimento fondamentale, per la sua capacità di lavorare in ampiezza e profondità su tutte le virtualità del medium.
Cosa si propone?
Più che cimentarmi in una elencazione necessariamente incompleta (o eccessivamente ambiziosa) di buoni propositi mi limiterò a dire questo: essere un laboratorio per le orecchie e per l’arte dell’ascolto. E non solo tramite la rete, ma anche attraverso la creazione di situazioni acustiche e radiofoniche negli spazi fisici, un po’ come è accaduto durante la giornata dedicata alla radioarte all’interno del Forum di dicembre al PAN, dove si è cercato di lavorare sulle modalità della ricezione radiofonica seppure in una situazione “in presenza”. E – dal momento che siamo in periodo di feste – rinnovare l’augurio di John Cage: Happy New Earl
Qual è la comunità cui si rivolge?
“Il popolo manca” diceva Deleuze ridicendo Paul Klee. Non si tratta, nell’arte, di ripetere e far risuonare delle formule ad una comunità già strutturata, che possa riconoscersi in un insieme di segni, quale esso sia. Niente a che vedere con l’identità (territoriale o culturale che sia) o il rispecchiamento. Ogni impresa artistica si rivolge piuttosto ad una comunità che è “a venire”, da costruire. In questo senso RadioPan non vuole essere l’espressione di nessuna comunità precostituita e non parlare ad alcun “target” individuato secondo le logiche del marketing. Il modello è disseminativo: il segnale è trasmesso e l’archivio fluttua nella rete. Comunità potrebbero formarsi ovunque, perdersi nell’archivio, raccogliere il segnale, assumerlo, ripropagarlo.

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