Corto al TRIP
Categoria Società
In una Napoli in cui mancano serie occasioni di riflessione e dibattito tra gli addetti di una macchina produttiva come quella artistica, il TRIP (via Martucci) ne ha riunite diverse figure, per un incontro dal titolo “Lo spettacolo breve”. La riflessione intorno a questa vera e propria forma di teatralità è stata sollecitata dal critico teatrale e giornalista Stefano de Stefano, moderatore dell’incontro, che dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno per primo ha sondato il campo, individuando una serie di iniziative di “cortometraggio teatrale” sparse nel tempo, ma che riunite consentirebbero di delineare una vera e propria tendenza: dalla rassegna La Corte della Formica – nata nel 2005 significativamente su idea di Lucio Allocca, attore di teatro dalle ampie frequentazioni con cinema e tv – al progetto “Museum” della Libera Scena Ensemble, da “Fuori luogo” del Volver Cafè al minifestival “Stazione d’emergenza” fino agli spettacoli brevi ospitati al Penguin e al Teatro de Poche. Sottolinea de Stefano come brevità sia soprattutto condensazione: stesse caratteristiche strutturali dello spettacolo tradizionale; “si può non essere lunghi per fare dell’ottimo teatro”. Il corto teatrale ha dunque una propria specificità e nobiltà, se conserva quest’anima e la capacità di cogliere e rappresentare nodi nevralgici, anche quando riassume testi più ampi come quelli letterari. Questo è quanto avviene in Museum il cui direttore, Lello Serao, mette in guardia sui rischi connessi a questa operazione, quasi necessaria però se si vuole avere testi di qualità, che interessino il pubblico d’oggi, ma senza drammaturghi. E qui appare l’ombra: l’insostenibilità dei costi di produzione che ha drasticamente ridotto le compagnie stabili e quindi la formazione di drammaturghi e di maestranze in grado di crescere con esse. Ecco quindi il ruolo e la presenza di Giovanna Cassese, direttrice dell’Accademia di Belle Arti. Data la crisi, lo spettacolo breve consente di intercettare nuove fasce di pubblico per il teatro? Forse sì per Lello Serao e Guglielmo Mirra (direttore del Teatro Diana), visto un pubblico sempre più sollecitato da esperimenti di coinvolgimento e spiazzamento (vedi Museum). Ed ecco il pubblico, il grande assente/presente a questo incontro. Le incertezze, di conseguenza, non tarderanno a farsi sentire: quale pubblico e in quale teatro? L’attore Marco Mario de Notaris, se considera la brevità sia come forma dell’espressione delle piccole realtà “underground”, sia come forma proprio dell’avvicinamento del teatro maggiore al pubblico, anche giovanile, d’altro canto non può non considerarla una forma embrionale che trova nel teatro canonico un suo superiore completamento: “come l’arancio che lascia intravedere l’aranceto”. Interpretate come una diminutio, queste posizioni suscitano la reazione della curatrice artistica e docente universitaria Loredana Troise, che con i giovani ci ha a che fare: “non si può ridurre per soddisfare i capricci del pubblico né considerare la brevitas preparatoria allo spettacolo canonico” perché ha dignità e autonomia. Da queste posizioni si delineano i due punti più dibattuti: il pubblico, che pare susciti sempre quel misto di voglia di conquista e superiorità dell’arte teatrale; i produttori, in allerta per la crisi ma ancora poco aperti al fitto tessuto di scrittori, compagnie (come risulta dall’intervento dell’attrice Tiziana Tirrito) i cui nomi sono sconosciuti al grande pubblico ma in grado forse d’interpretare i bisogni profondi di una nuova realtà. Chiaro in questo senso è Gianni Mantovani, responsabile dei rapporti con le università del Teatro San Carlo: i teatri devono collaborare per ricercare idee innovative.





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