Italian folktales

Feb  10
3
di Francesca Bianco  
Categoria Teatro

“Un proverbio toscano dice che le favole non sono belle se non ci aggiungi qualcosa. E stasera ci proviamo”. È con queste parole che dal palcoscenico del San Ferdinando John Turturro inaugura la prima napoletana delle sue Fiabe italiane. Un testo liberamente ispirato alle “Fiabe italiane” di Italo Calvino e a quelle di Giambattista Basile e Giuseppe Pitrè. Un patrimonio nostrano che viene arricchito sul palco e soprattutto viene adattato al palco. Non a caso il testo scritto dagli stessi attori quali Katherine Borowitz (moglie di Turturro), Max Casella, John Turturro (interprete e regista) con la collaborazione di Carl Capotorto incastra le varie fiabe in modo da creare una sessione teatrale unica anziché presentarle separatamente. La bellissima scenografia, fatta di massi tra i quali serpeggia un fiume e si nascondono insidie, sintetizza gli ambienti per l’azione e crea insieme alle luci un mondo fatato. Sul palco come in un puzzle si combinano scene di Ari-ari, ciuco mio, butta denari! e Il racconto dell’orco, dove protagonista è Antonio (il bravissimo Max Casella) e Salta nel mio sacco!, che vede come protagonista Francesco (Jess Barbagallo), un ragazzo abbandonato dai suoi fratelli perché storpio, insieme a  La scuola della Salamanca, Il principe Granchio, Le tre raccoglitrici di cicoria (da Calvino),  La vecchia scorticata, I due fratelli (da Basile) e infine La pupidda (di Pitrè) creano un ibrido di letteratura e teatro. La bellezza del primitivo emerge dalle fiabe e viene arricchita di ironia e leggerezza. Gli attori si muovono sicuri e recitano in una pluralità di linguaggi: inglese, italiano stentato (ma che strappa sempre un sorriso al pubblico) e anche dialetto, soprattutto siciliano e napoletano. Ad arricchire il tutto vi sono tanti e tanti proverbi continuamente citati da Richard Easton. La musica eseguita dal vivo dalla Compagnia artistica La Paranza del Geco condensa tutto e accompagna gli attori in canti nostalgici ma anche in sfrenate performance, come quella di Aida Turturro che si lancia in una spassosa interpretazione di O’ Sarracino. E se le favole nel loro mistero raccontano la realtà con un po’ di magia, questa messa in scena racconta un po’ del Bel Paese e del suo patrimonio folkloristico. Certo vederlo portare in scena da un italoamericano fa sempre uno strano effetto: il pubblico si sentirà forse piacevolmente derubato!

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