Impossibili: un coro tragicomico
Categoria Teatro
Roma, quartiere San Lorenzo, la piccola sala Pintor ci accoglie come un piacevole salotto dove gli attori ricevono e chiacchierano con il pubblico, dove tra una mousse al limone e un pezzo di torta attendi l’inizio dello spettacolo e solo alla fine (se sei stato veramente bene) puoi deciderne il prezzo. Qui è di scena Impossibili, testo di Rosa Masciopinto e Giovanna Mori (al secolo Opera Comique) affidato alla bravura di sei attori: i Fools. Sei artisti in un solo coro, sei voci che si condensano in due personaggi appena percettibili: Lui e Lei, aprono una finestra e seguono una stella, un desiderio, uno scopo, due italiani che si imbattono in altri italiani o in mostruosi “tipi” che ti diranno sempre “non c’è nessun problema”. Uno spettacolo dove si sventola il tricolore e si affrontano quei temi scomodi che pesano sulla coscienza di ognuno di noi. Si va dagli italiani fieri di essere tali solo quando alla tv ci sono i mondiali, al pellegrinaggio che “come ogni anno” si fa verso la madonnina che lacrima salsa di pomodoro passando per l’esilarante chattata pseudo-erotica la quale ironizza sul sesso virtuale, una scenetta che non poteva non esaurirsi intonando “Non esiste l’amor”. Un riso amaro segue ai frammenti spezzettati e apparentemente senza logica che ci mostrano gli attori in scena. Lo stile è sincopato e onomatopeico, i Fools, ovvero, Valeria Berdini, Giulia Nervi, Luigi Orfeo, Stefano Sartore, Martina Spalvieri e Jessica Ugatti (giovani attori diplomati all’Accademia Silvio D’amico) adoperano solo due strumenti: corpo e voce. La scena è vuota, ma piena di loro, gli oggetti di scena ridotti al minimo, eppure il ritmo è incalzante. L’attenzione del pubblico non si spegne e contempla la tecnica originalissima che si fonde con un sostrato “classico” (la tradizione musicale italiana, intonata grazie all’aiuto del Maestro di coro Lee Colbert, musicista e vocalist argentina). L’Italia un mosaico di contraddizioni è l’input dello spettacolo e in attesa che cambi (se mai cambierà) possiamo farci quattro risate (e altrettante riflessioni) nell’assistere a questa affabulazione tragicomica.





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