Le Coincidenze
«Le Coincidenze» è un libro che ci ha colpito: vai a capire come s’ intersecano le vite di un ragazzino grasso che fa l’assaggiatore in una pasticceria, un fotografo costretto sulla sedia a rotelle, un boxeur che ha dissipato il proprio talento, un rugbista grande e grosso ma un po’ testone, un prete che la domenica gioca a basket, un operaio della Fiat tornato a casa dopo una vita passata al Nord, una prostituta che si mette nei guai.
Ivan Polidoro, nato a Napoli, dopo essersi diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’amico, si laurea in Lettere. E’ prima attore, poi regista, poi scrittore per il cinema e per il teatro e ora arriva il suo primo romanzo.
Lo abbiamo intervistato per voi per cercare di capirlo e conoscerlo un po’ di più.
«Le Coincidenze» perché, qual è il messaggio che ha voluto trasmettere al lettore per catturarlo?
«Le coincidenze fanno parte della vita e sono, o almeno rappresentano, nel romanzo le occasioni che abbiamo per cambiarla. A volte sono proprio le coincidenze a darci una scossa, a farci rendere conto dei nostri errori, delle nostre dimenticanze».
Il libro è un romanzo intessuto sui vari racconti che lo compongono o un’antologia?
«È decisamente un romanzo. Un romanzo a episodi, autonomi, che si intrecciano, e dunque coincidono. E un romanzo raccontato da diversi punti di vista».
Di sicuro nel libro sono raccontate tante vite, qual è il fil rouge che le unisce?
«Sì non c’è un protagonista assoluto, ma ottanta personaggi che si muovono in una realtà piccolissima. Il collante di questi 27 episodi è lo sport, inteso come metafora della vita, come illusione di gloria spesso vanificata».
Prima regista e ora scrittore, quali sono le differenze del racconto per immagini e quello scritto?
«Riuscire a trasmettere quelle immagini su carta. Voglio che il lettore veda e senta quello che scrivo».
L’emozione è sicuramente il volano che fa si che si realizzino opere artistiche nelle loro varie forme: quale emozione l’ha ‘ispirata’ per la stesura del libro?
«Volevo descrivere, afferrare, la normalità. In tutte le sue forme, che poi sono quelle quotidiane».
C’è un bel po’ d’Italia nel suo libro, non solo quella metropolitana ma anche quella della provincia del nord come del sud… allora l’Italia è davvero una ed unita a differenza di quanto invece ci vogliono trasmettere oggi?
«Sì, assolutamente. Con le dovute differenze, ma è un paese unito».
Comprate il mio libro perché…
« Perché sono vite semplici che le racconti in un attimo, è che ci metti una vita a viverle. Tutto lì.».
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