Napoli: Nicolas Pascarel
C’è la possibilità per ognuno di noi di concederci una pausa dalla realtà ed immergerci nell’atmosfera nostalgica e in continua sospensione di Cuba. Appena il 28 Giugno ha avuto luogo l’inaugurazione della mostra fotografica intitolata “Antes de la noche” presso Largo Baracche, una piazza riqualificata da poco dallo stesso sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, come una piazza restituita ai bambini dei Quartieri Spagnoli. Già dal titolo ci è consentito avere delle aspettative confermate dalla location insolita, un rifugio antiaereo sfruttato durante i bombardamenti avuti luogo nel corso dei due conflitti mondiali. La mostra riunisce 47 scatti lungo corridoi stretti caratterizzati da soffitti a volta ed ha un grande merito, ossia quello di omaggiare tre grandi fotografi che fanno dell’ Havana il loro sfondo magico e silenzioso.
Nicolas Pascarel, Luis Pinto, Olivier Leger sono accomunati dalla voglia di rendere la fotografia non solo la descrizione di un attimo, come fece il genio di Cartier Bresson in un epoca in cui c’era il tempo di “far conoscere”forse anche per la mancanza effettiva di efficaci mezzi di trasporto. Nell’attuale società dell’immagine, veloce, efficiente, quanto superficiale, questi artisti si propongono il compito di raccontare e sembrano riuscirci al meglio.
Nicolas Pascarel è l’anima del progetto. Nato a Parigi nel 1966 ma di adozione partenopea da almeno dieci anni, è Presidente di un agenzia “FotoAsia”per la quale hanno collaborato anche il portoghese Pinto e il francese Leger. Sono suoi i primi scatti che si apprezzano all’inizio del percorso fotografico. Sulla scia della tendenza di considerare la fotografia come narrativa, Pascarel mostra al pubblico la storia di Gilberto, famoso compositore di bolero negli anni ’50-’60 conosciuto e apprezzato in tutta l’isola che con il sopraggiungere della vecchiaia si trasforma in un ottantenne affetto da asma cronica che sostiene le sue necessità con appena 65 pesos ( pari all’incirca a tre euro mensili). Dalle immagini così emerge con violenza il disagio di una vita che non è più cucita addosso al suo protagonista, la sporcizia degli ambienti di chi ha deciso di non appartenere più a nessun tangibile spazio reale. Gilberto si ciba solo dei suoi sogni spezzati, ascolta esclusivamente i brani che ha inciso, vive nella tenace speranza di essere rilanciato nel mondo della musica.
Ritroviamo la stessa speranza negli occhi dei pugili ritratti da Luis Pinto. L’artista di origini portoghesi,
accompagna a seguire le opere di Pascarel e mostra una spiccata abilità nel narrare le aspettative di gloria che si celano dietro i muscoli contratti dei suoi protagonisti. Scatti in movimento e scelte precise su quali parti privilegiare nelle messe a fuoco caratterizzano le immagini di Pinto. Lo sfondo è sempre l’Havana che acquisisce uno spazio compositivo preponderante con l’ultimo artista, il francese Olivier Leger, il quale completa la mostra e fa del Malecom al tramonto il retroscena privilegiato di immagini appartenenti alla normale quotidianità: una Chrevolet 57, un uomo e una donna che discutono vicino la loro automobile una volta essere arrivati sul ciglio della strada che affaccia sul mare, una giovane figura femminile che osserva lo schermo del suo cellulare mentre una macchina le sfreccia davanti a tutta velocità. La lunga distesa di cemento del Malecom assume quasi la stessa tonalità del crepuscolo. I protagonisti sono assorbiti in colori densi, immobili. Dominano incontrastate le scale dei grigi e dei blu.
Si è detto che l’ulteriore intento complessivo della mostra fosse anche quello di prolungare la sensazione dell’imminenza di qualcosa che sta per arrivare a cambiare tutto, di prolungare un attimo di resistenza prima che sopraggiunga il buio. Propositi e messaggi riusciti per fotografi che di certo lasciano incolumi dall’oscurità dell’indifferenza.
var addthis_config = {"data_track_clickback":false,"data_track_addressbar":false,"data_track_textcopy":false};
var addthis_product = 'wpp-265';












