Aut. Trib. di Napoli n. 12 del 15 gennaio 2003|mercoledì, maggio 22, 2013
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Tessere del mio mosaico 

La vita di Vittorio Silvestrini è una vita straordinaria. Professore di Fisica Generale presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Napoli “Federico II”, fondatore dello Science centre Città della Scienza di Bagnoli e, come se non bastasse, presidente della Fondazione IDIS (Istituto per la Diffusione e la Valorizzazione della Cultura Scientifica). Una vita spesa per la ricerca scientifica e per la sua comunicazione, tanto che nel 2006 il Professore ha vinto il Premio europeo Descartes. Per quanto riguarda il suo ultimo libro, “Tessere del mio mosaico”,  non vuole essere un’autobiografia, ma una sequenza di frammenti fondamentali del proprio vissuto. Dall’infanzia, segnata dalla seconda guerra mondiale, agli anni decisivi della sua formazione presso la Scuola Normale di Pisa, senza tralasciare la vita privata e l’incontro con la donna della sua vita, Stefania. Tessera dopo tessera Silvestrini intreccia, con sapiente maestria, le vicende personali e professionali con la storia politico-culturale del nostro Paese. La narrazione, fluida e scorrevole, si avvale di un linguaggio chiaro e limpido. Mi verrebbe da dire che la sua è un’esposizione che risente del metodo scientifico, ma tanta è, invece, la poesia. E’ il racconto di una vita, che si legge tutto d’un fiato suscitando, oltre la stima, la voglia di rimboccarsi le maniche per costruire, che cosa non è importante.
Professor Silvestrini, lei si è ritenuto fortunato perché il suo lavoro l’ha sempre considerato un divertimento e ha ottenuto compensi adeguati ai suoi bisogni. Questa è una fortuna cui la maggior parte dei giovani non crede più. Siamo noi che già partiamo sconfitti, oppure la situazione, rispetto a ieri, è davvero cambiata?
Un po’ entrambe le cose. La situazione è di certo cambiata, ma io noto anche un forte disamore per il lavoro in generale. Non c’è più lo stimolo a fare il proprio mestiere bene e ad amarlo, non c’è la volontà di impegnarsi a prescindere da tutto.
Quali sono i principi etici che hanno guidato la sua vita?
I miei codici etici sono andati cambiando nel corso della mia vita. Nella prima parte di essa, la mia educazione è stata dogmatica e chiusa, questo ha connotato la mia vita in maniera negativa perché avevo la sensazione di non poter cambiare le cose sotto il profilo politico-sociale-culturale e di dover accettare la realtà così come si presentava. Le condizioni dell’ambiente in cui ci si trova sono fondamentali per l’individuo, nella seconda parte della mia esistenza, infatti, gli stimoli nuovi che mi sono giunti mi hanno fatto capire che le relazioni si costruiscono e che la realtà dipende dalla propria volontà personale.
Rileggendo il libro, ha avuto la sensazione di aver mancato qualche tassello? Più in generale, lei ha qualche rimpianto ripensando al passato?
Certamente via via che ci ripenso mi vengono in mente altri momenti importanti, ma direi che questa è una condizione normale e che comunque quello che ho scritto vada bene a rappresentare la mia vita. In generale però non ho la tendenza a guardare al passato. Direi che non ho rimpianti, questa è generalmente una cosa cui proprio non penso mai.
Per quanto riguarda la divulgazione scientifica, l’Italia come si colloca nel contesto internazionale?
L’Italia, a partire dal XX secolo ha fatto sempre meno ricerca e di conseguenza vi è una scarsa attitudine alla divulgazione scientifica. Direi che assolutamente il nostro Paese non può essere considerato un modello e alla stregua del contesto internazionale.
Lei sostiene che bisogna cercare di avere sempre un sogno da realizzare o tanti piccolini. Qual è il suo prossimo sogno?
Sicuramente il mio prossimo sogno in ambito professionale riguarda Città della Scienza. Vorrei che si imponesse come un modello di città virtuosa sotto il profilo della sostenibilità, questo è il mio obiettivo.


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