In mostra a Venezia “Roma e i Barbari”
Categoria Arte
1700 opere per testimoniare la nascita di un “nuovo mondo”
I barbari, un popolo calato dall’estremo Nord d’Europa e dalle steppe eurasiatiche, iconograficamente dipinti come esseri primitivi assolutamente sprovvisti di arte e cultura, un’immagine insomma la loro tinta per lo più di soli aspetti negativi, eppure … un “popolo-tassello”. E sebbene dunque a loro imputabili sono sanguinosi conflitti ed incommensurabili lutti, è pur sempre da tener ben presente il ruolo che gli stessi ebbero nel “costruire” la nostra civiltà. Una fusione quella tra romani e barbari che, nell’alternarli alle vittorie e dunque rendendoli ora l’uno ora l’altro vicendevolmente sottomessi, ha generato un meccanismo di ibridazione attraverso continui commerci ed intrecci di alleanze. Sicchè, in ultima analisi, al merito dell’assetto dell’attuale Europa riconosciuto alle origini greche, romane ed ebraico-cristiane, è da sommarsi senz’altro anche quello delle origini barbare. Ed è proprio tale integrazione ad esser oggetto della mostra che dal 26 gennaio al 20 luglio 2008 si terrà presso Palazzo Grassi a Venezia. Una mostra finalizzata all’elogio di quella affascinante miscela di usi, costumi e culture che ha dato luce ad un “nuovo mondo”, ma che non da meno richiama gli incessanti conflitti attuali frutto anch’essi delle medesime problematiche di convivenza. Un periodo di circa 1000 anni riguardante un vasto territorio raccontato attraverso 1700 opere, alcune delle quali considerate veri e propri “tesori nazionali”. Tale è ad esempio il “Cofanetto di Teodorico” che, per la prima volta dopo 1400 anni, lascerà l’abbazia di Saint-Maurice in Svizzera per esser ospite a Venezia. Esposti al pubblico per la prima volta saranno anche dei reperti frutto di recenti scoperte, come il “Piede monumentale in bronzo di Clermont-Ferrand” o la “Lancia da parata di Cutry”. E agli oggetti archeologici faranno seguito anche i documenti manoscritti rari come il “Book of Mulling” e gli “Evangeliari di Saint-Vaast” e di “Marmoutier”, ed alcuni dipinti mostranti l’intrecciarsi dei rapporti fra il popolo romano e quello barbaro. Una mostra, a cura di Jean-Jacques Aillagon, per ripercorrere la storia d’Europa alla luce di una, sì, difficile ma indubbiamente “utile” coesistenza di popoli.





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