Tra storia e coscienza
22 Dicembre, 2009 di Claudia Barbarino
Categoria Arte
Il Palazzo Reale di Caserta ospita C’est ici que l’on prend le bateau, la nuova mostra di Ernesto Tatafiore, inserendola nella collezione permanente Terrae Motus, voluta dal gallerista napoletano Lucio Amelio, che raccoglie oltre settanta lavori dedicati al terremoto dell’Irpinia del novembre 1980. Promotori dell’iniziativa: la Regione Campania e la soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Caserta e Benevento. E’ la dirigente della Soprintendenza, Paola Raffaella David, a prendere per prima la parola all’incontro di presentazione alla mostra. Il perno del suo discorso è di certo la valorizzazione del prodotto artistico a Caserta, scopo non facile da perseguire, sia per l’insufficienza di fondi da parte del Ministero dei Beni culturali sia per la mancanza di partecipazione da parte dell’imprenditoria privata. L’attenzione della soprintendenza si concentra, prima di tutto, sulla cura della Reggia, del suo parco, della piazza antistante, dell’Acquedotto carolino; e poi su Terrae Motus e i tesori culturali che custodisce. Si giunge, dunque, ad analizzare le opere di Tatafiore. L’artista napoletano (che è uno dei primi a partecipare alla costruzione della collezione Terrae Motus) è stato definito da Achille Bonito Oliva, un “neo-illuminista”, poiché sempre attento a studiare il nesso tra storia e coscienza, tra universale e particolare. Ci introduce alla mostra un corridoio sui cui lati possiamo ammirare un ingrandimento di un’opera (l’originale è della grandezza di 60×20 cm) sulla Rivoluzione francese, in linea con l’idea del terremoto. La tematica della Rivoluzione francese, ma anche napoletana o russa, è sempre presente nella sua arte, perché detentrici di sconvolgimenti, di trasformazioni spesso irreversibili. In molte delle sue opere, si mettono in luce personaggi come Robespierre. «Poteva essere considerato un diavolo o un santo», spiega l’artista. Una frase chiave che ci fa capire quanto il relativismo sia alla base dell’arte di Ernesto Tatafiore, che non si lega alle idee, ma le mette continuamente in discussione. Tra i nuovi capolavori, Robespierre punta in alto, in cui il rivoluzionario è rappresentato mentre scaglia un dardo verso il cielo. O ancora più provocatorio, un quadro rappresentante un piccolo Robespierre, situato, non a caso, tra i due enormi ritratti della regina Maria Isabella e il re Francesco I. Il rivoluzionario visto, chiaramente, come una spina nel fianco dei grandi della storia. Anche altri personaggi sono coperti da insolite vesti: Lenin è immaginato come un produttore di caldaie, perché «coi suoi discorsi scaldava i cuori del popolo russo», così si esprime Tatafiore; Trotsky come un armatore; Dante, che canta i suoi versi non solo a Beatrice. C’è sempre una sorta di inquietudine nei lavori dell’artista che per i loro colori accesi, le scritte, i giochi di parole, gli anagrammi spiazzano totalmente l’osservatore. Di fronte ad un Tatafiore «la prima volta guardiamo il personaggio; la seconda, scorgiamo l’ironia e il paradosso, e i volti acquistano un significato nuovo», ci chiarisce Mario Franco, curatore scientifico della mostra. I suoi eroi hanno il volto rosso fuoco, una tinta forte, messa ancora più in risalto dal fondo dorato. Così anche gli splendidi corpi femminili, in Historia Mater, Robespierre et Libertè, Trittico Robespierre poeta, Levitèacrilico, Vertu. Spinti dalla curiosità, abbiamo chiesto al maestro perché tante volte la donna nelle sue rappresentazioni. «Perché la figura femminile contiene un elemento di mistero». Ci spiega la difficoltà dell’artista di riuscire a comprendere a pieno persino la sua stessa opera, ci parla dell’«illusione di poter capire l’immagine», di arrivare al suo nucleo, alla sua essenza. Un’ immagine che è sospesa, che dice e non dice, nel suo paradossale gioco di finzione e realtà. Non mancano nella nuova mostra i riferimenti ai protagonisti del Futurismo (il 2009 è l’anno del centenario di tale corrente artistica, ndr): Nuvolari futurista, Canzone dell’elmetto futurista. Il Futurismo concepito come velocità, movimento, cambiamento, progresso. Tatafiore cita Depero, Boccioni, Majakovskij. Molto particolari, inoltre, Rumore collina, Dublino, Perché trattare. Queste alcune delle opere che consistono in strutture in ferro e in bronzo create dal maestro, ognuno delle quali provoca un rumore diverso dall’altro. Il rumore del terremoto, della rivoluzione in senso lato e delle loro conseguenze, a livello sociale, geografico, artistico e umano.
Futuro Remoto: una finestra sulla robotica
4 Dicembre, 2009 di Francesca Bianco
Categoria Società
“Un robot non può danneggiare l’Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’Umanità riceva danno”. La Legge Zero di Asimov auspicava la totale simbiosi tra uomo e robot. Lo scrittore russo però non negava la possibilità di un totale sovvertimento della legge in un Futuro Remoto. Con questo titolo Città della Scienza apre una finestra sull’affascinante e (ancora oscuro) mondo della robotica. Read more




