Napoli nella storia del cinema

11 Gennaio, 2010 di Francesca Bianco  
Categoria Cinema

La biblioteca Benedetto Croce al Vomero è stata teatro di un interessante incontro sul tema “La grammatica del cinema” promosso dall’associazione culturale Artemision nell’ambito del ciclo di eventi Parole d’autore. L’incontro curato dal giornalista Edoardo Gennarini è un singolare percorso nella storia del cinema partenopeo, dalla prima volta che il Vesuvio e il golfo debuttavano al di là della macchina da presa, (era il 1898  e i fratelli Lumiere girarono alcune scene a Napoli) fino alle opere più recenti. Un cinema inteso come “scrittura” profondamente influenzata dai “modi partenopei”. Questo viaggio affronta alcune tappe significative: il primo film muto girato a Napoli ,“Assunta Spina” (1915), prodotto dalla prima casa di produzione partenopea (la Partenope film). Fino ad arrivare al 1928, con il “Il cantante di jazz”(primo film sonoro) nascono nuove figure professionali, come il direttore della fotografia. Il racconto di Gennarini, continua tra i video dell’epoca d’oro del cinema partenopeo: il Neorealismo. Periodo in cui il teatro popolare presta i suoi personaggi al cinema: personalità del calibro di Eduardo De Filippo e Totò. Nel periodo immediatamente successivo approda il cosiddetto Neorealismo rosa, una sorta di anticamera della commedia all’italiana. Ancora negli anni ’60 film significativi sono “Le quattro giornate di Napoli” (1962) di Nanni Loy, dove la storia osservata dal basso cambia prospettiva, e “Le mani sulla città” (1963) di Francesco Rosi, Leone d’oro a Venezia, una denuncia di chi ci governa, film ancora attualissimo. Negli anni ’70 approda il genere “poliziottesco” (quel genere che proprio non riesce ad essere il vero poliziesco all’americana) con “Napoli violenta”. Negli anni ’80 la commedia all’italiana sparisce a causa della crisi che vede contrapposta al cinema la televisione commerciale, restano i piccoli autori. Un piccolo grande è Massimo Troisi, con la sua prima pellicola “Ricomincio da tre” mette d’accordo critica e pubblico, entrambi apprezzano la forza comica che deriva dalla sua straordinaria carica umana. Negli ultimi lavori degli anni ’90 (“L’amore molesto” di Mario Martone e “L’uomo in più” di Paolo Sorrentino)vi è una Napoli diversa, fredda e negativa.

Napoli in un acquerello:la mostra di Alfredo Beatrice

13 Novembre, 2009 di Francesca Bianco  
Categoria Arte

La biblioteca Benedetto Croce (in via Francesco De Mura al Vomero) ospita in questi giorni alcune opere di Alfredo Beatrice. L’artista irpino condensa in pochi ma significativi lavori una fiabesca interpretazione della città di Napoli. Fedele alla semplicità dell’acquerello riesce a rendere i vicoli e le icone partenopee con sfumature nostalgiche e ricercatezza di tagli particolari. I suoi classici motivi con farfalle e fiori ritornano impressi con colori autunnali. Read more