Linea d’Ombra
13 Aprile, 2010 di Marilisa Belli
Categoria News
Davvero fitto è il cartellone della XV edizione del festival “Linea d’Ombra-Festival Culture Giovani” in programma a Salerno dal 13 al 18 Aprile e quest’anno dedicato al tema dell’Identità attraverso il cinema, la musica e la performing art. Incontri, proiezioni, concerti, installazioni e molto altro per un festival che ha davvero trovato, quest’anno, la formula per contrastare il logorio del tempo: le idee. Si inizia martedi 13 con gli AtferHours che presentano in anteprima campana “il Teatro degli AtferHours”, spettacolo fatto di canzoni alternate a letture da Pasolini, Manganelli e Flaiano, mentre la sezione cinematografica del festival si presenta con una amplissima apertura internazionale alla scoperta di quanto di meglio può offrirci il riconoscimento dell’identità altrui: 6 lungometraggi di registi Inglesi, Polacchi, Irlandesi, Belgi, Olandesi in concorso nella sezione “Passaggi d’Europa”, 25 cortometraggi, anch’essi di provenienza europea, per la sezione “Corto Europa”, un’unica giuria di 300 giovani, tra studenti salernitani e giovani selezionati in collaborazione con le scuole di cinema d’Italia, Belgio e Irlanda. Una particolare attenzione sarà dedicata al cinema rumeno contemporaneo con una nutrita retrospettiva che deve suscitare curiosità, vista la recente assegnazione dell’Orso d’argento ad “If I Want To Whistle, I Whistle” di Florin Serban e che verrà chiusa dal dibattito: “Identità a confronto: Italia-Romania andata e ritorno”. Ad alimentare ancora la sezione ma fuori concorso, è la maratona (per sole 120 persone) con premio in denaro “La notte dei mutanti”: una sfida che dura un’intera notte su film che hanno come tema la mutazione (genetica, sociale, d’identità). Saltando invece all’ambito della performing art, a questo festival approda la forte personalità di Oliviero Toscani che presenterà in una monumentale video-installazione la sua inchiesta fotografica “RazzaUmana/Italia”: un viaggio attraverso tutta la penisola per ricostruire e ri-conoscere le espressioni, le caratteristiche fisico-somatiche, sociali e culturali del nuovo paesaggio italiano. Ma non ci sarebbe Festival Cuture dei Giovani senza musica: ogni sera alla consolle del ClubFestival si alternano dj internazionali, sound designer e giovani artisti salernitani.
Film di Donne
15 Marzo, 2010 di Marilisa Belli
Categoria Copertina, Società
Esiste un modo femminile di fare cinema? È quello che ci si è chiesto con la conclusa rassegna napoletana di film e cortometraggi “Festival Film di Donne 2010”, organizzata dalla Fondazione Rive Mediterranee in collaborazione con il Grenoble, il Goethe Institut e la Mediateca Santa Sofia (9-12 Marzo). Read more
Nuovi Sentieri del teatro contemporaneo
21 Gennaio, 2010 di Francesca Bianco
Categoria News
Torna all’auditorium del teatro Bellini la rassegna dal titolo “Nuovi Sentieri Sguardo contemporaneo”. Uno sguardo che spia il panorama teatrale emergente, per scoprire i fenomeni della nuova drammaturgia. La rassegna in nove anni è cresciuta fino a diventare un importante punto di riferimento per le giovani produzioni. Il Bellini ci offre una ventata d’aria fresca con ben quattordici spettacoli che accompagneranno il pubblico dal prossimo fine settimana fino a maggio. Il primo spettacolo in programma è Il caso di Dorian Gray, una reinvenzione drammaturgica della celebre opera di Wilde, presentato da una compagnia dell’ Aquila, un simbolico ponte ad aprire la rassegna. Si continua con la compagnia Le Pecore Nere che presentano Nun è peccato, con Sogno d’amore presentato da Gloriababbi teatro e Hospitality Suite presentato da CRASC. Ci sarà anche Un mondo perfetto, vincitore del 49° premio Riccione e Sabbie presentato dalla Fondazione Teatro di Napoli, la storia di un incontro- scontro su di una spiaggia, dove unico spettatore della vicenda è il mare. L’associazione culturale Millelire presenta Sono diventato etero! Una brillante commedia musicale divenuta un caso a Roma e che di certo continuerà a far parlare di sé. Non mancherà la danza con lo spettacolo Legami- Relazioni in diretta presentato da Bordeline Danza, e il cinema. Con La settimana corta, si aprirà infatti una finestra sul cinema indipendente italiano con la proiezione di circa quaranta cortometraggi, un occhio di riguardo per i registi campani che saranno presentati con almeno un cortometraggio al giorno. E ancora spettacoli con Beyond Therapy (diretto da Woody Neri), Radio Hamlet (che attinge da Shakespeare e da Müller), Mi faccio una cooperativa-Forse una farsa di Tato Russo, Il poeta volante presentato dall’associazione omonima e Per il vostro bene presentato da Zocotoco Produzioni. A concludere la rassegna Libera Scena Ensemble con La sala del convegno, omaggio a Francesco Cangiullo, scrittore, poeta e pittore che aderì al Futurismo.
Napoli nella storia del cinema
11 Gennaio, 2010 di Francesca Bianco
Categoria Cinema
La biblioteca Benedetto Croce al Vomero è stata teatro di un interessante incontro sul tema “La grammatica del cinema” promosso dall’associazione culturale Artemision nell’ambito del ciclo di eventi Parole d’autore. L’incontro curato dal giornalista Edoardo Gennarini è un singolare percorso nella storia del cinema partenopeo, dalla prima volta che il Vesuvio e il golfo debuttavano al di là della macchina da presa, (era il 1898 e i fratelli Lumiere girarono alcune scene a Napoli) fino alle opere più recenti. Un cinema inteso come “scrittura” profondamente influenzata dai “modi partenopei”. Questo viaggio affronta alcune tappe significative: il primo film muto girato a Napoli ,“Assunta Spina” (1915), prodotto dalla prima casa di produzione partenopea (la Partenope film). Fino ad arrivare al 1928, con il “Il cantante di jazz”(primo film sonoro) nascono nuove figure professionali, come il direttore della fotografia. Il racconto di Gennarini, continua tra i video dell’epoca d’oro del cinema partenopeo: il Neorealismo. Periodo in cui il teatro popolare presta i suoi personaggi al cinema: personalità del calibro di Eduardo De Filippo e Totò. Nel periodo immediatamente successivo approda il cosiddetto Neorealismo rosa, una sorta di anticamera della commedia all’italiana. Ancora negli anni ’60 film significativi sono “Le quattro giornate di Napoli” (1962) di Nanni Loy, dove la storia osservata dal basso cambia prospettiva, e “Le mani sulla città” (1963) di Francesco Rosi, Leone d’oro a Venezia, una denuncia di chi ci governa, film ancora attualissimo. Negli anni ’70 approda il genere “poliziottesco” (quel genere che proprio non riesce ad essere il vero poliziesco all’americana) con “Napoli violenta”. Negli anni ’80 la commedia all’italiana sparisce a causa della crisi che vede contrapposta al cinema la televisione commerciale, restano i piccoli autori. Un piccolo grande è Massimo Troisi, con la sua prima pellicola “Ricomincio da tre” mette d’accordo critica e pubblico, entrambi apprezzano la forza comica che deriva dalla sua straordinaria carica umana. Negli ultimi lavori degli anni ’90 (“L’amore molesto” di Mario Martone e “L’uomo in più” di Paolo Sorrentino)vi è una Napoli diversa, fredda e negativa.
Il ‘Reggio Calabria Film Fest’
22 Aprile, 2009 di Gianni Tortoriello
Categoria Cinema
Giornata d’apertura per la quinta edizione del Reggio Calabria FilmFest, retrospettiva sul cinema italiano voluta dall’Amministrazione comunale, diretta da Gianluca Curti ed organizzata dalla Minerva Pictures. Sino al 25 aprile, in riva allo Stretto, anteprime, proiezioni, incontri con gli artisti, dibattiti con il pubblico ed ospiti importanti. Sarà il teatro Francesco Cilea ad accogliere i protagonisti della kermesse, che tra l’altro è caratterizzata da momenti dedicati ai giovani come i vari confronti tra studenti ed addetti ai lavori ed il concorso CortoRaro che premierà tre cortometraggi. Read more
Scaparro: sinergia tra cinema e teatro
31 Ottobre, 2008 di Gianni Tortoriello
Categoria Cinema
‘Mi auguro che il mio film contribuisca a far sì che cinema e teatro in Italia si alleino in un progetto di mutua assistenza. Viviamo in un periodo ‘buietto’ ma io resto ottimista e le due forme d’arte, senza fare confusione di linguaggi, si devono dare una mano’. E’ il desiderio espresso da Maurizio Scaparro, regista dell’ultimo film presentato al Festival internazionale del film di Roma fuori concorso, ‘L’ultimo Read more
Sala Buia
28 Ottobre, 2008 di Barbara Carrer
Categoria Cinema
“Ma tu quanta luce possiedi?”
“Quanta basta per accarezzare i fiori e farli sorridere quando mi guardano”
“Io guardo te e vedo sorridere i fiori…”
Non si tratta, come potrebbe sembrare, di un dialogo tra innamorati, ma di uno scambio di emozioni tra due protagonisti insoliti e apparentemente inconciliabili: il Buio e la Luce.Ce lo racconta in modo profondo, garbato e a tratti struggente, Barbato De Stefano nel cortometraggio “Sala buia” di cui è regista, produttore, sceneggiatore e interprete insieme a Cristina D’Alberto, Bianca Galvan e il giovane Giuseppe De Stefano, fratello dell’autore. Quest’ultimo, dopo gli studi di recitazione all’Accademia “Mario Riva” e il debutto in teatro nella Compagnia Italiana di Operetta, ha collaborato come assistente alla regia alle ultime produzioni di Vincenzo Salemme “La vedova allegra” al teatro dell’Opera di Roma e “Bello di Papà”. E’,tuttavia, con “Sala Buia”che il giovane artista campano si accosta al cinema e lo fa nel modo più completo: da autore. Presentata con grande successo in anteprima il 15 maggio a Roma e riproposta nell’ambito dell’”Isola del Cinema”, l’opera dalle forti influenze teatrali , si caratterizza per il suo essere delicata, slegata dalla dimensione temporale e lontana dai ritmi stile flash-back tipici del Corto. Un brusco risveglio alla realtà, senza tuttavia staccarsi dalla dimensione poetica, in un finale inaspettato che fa riflettere…
Come nasce l’idea di questa storia non convenzionale?
Nasce da un moto di indignazione per l’immobilismo e l’apatia della nostra società: non è possibile che chi è in grado di saltare, cantare, recitare non lo faccia. Ho scritto il soggetto in una delle tante tratte in treno, anche se sono convinto che l’idea, come sosteneva Michelangelo, fosse già lì, bastava avere la sensibilità per coglierla
Ha da subito pensato ad un cortometraggio o l’idea si è modificata in divenire?
Prima avevo ipotizzato una poesia, poi ho capito che poteva essere sviluppata diversamente, quindi ho realizzato i dialoghi e pensato ai ruoli
Perché “Sala Buia”?
E’ un termine che appartiene al gergo teatrale, ambito che amo, in cui ho trascorso molto tempo e che mi fa sentire a casa. Con questa formula il direttore di palco comunica al responsabile di sala di spegnere le luci perché lo spettacolo sta per iniziare. Il momento clou del Corto è proprio quello in cui il teatro si oscura e il Buio prende coscienza della propria fragilità e si spaventa di se stesso
Un giovane con talento e un progetto da realizzare come il suo è costretto ad autoprodursi?
Avevo un forte desiderio di realizzare il mio sogno e, poichè i fondi mi erano stati negati in quanto ancora sconosciuto nell’ambiente, ho deciso di autoprodurmi. Il timore più grande era quello che mi rubassero l’idea dal momento che ne avevo parlato con parecchi addetti ai lavori
Il loro commento?
Sostenevano che l’idea non avrebbe funzionato, che mancavano i tempi incalzanti tipici del Corto e la struttura per una sceneggiatura, ma io lo volevo esattamente così: un climax lento, come un suono che arriva all’improvviso, da lontano, un divenire in crescendo…
Quindi un cortometraggio atipico, fuori dagli schemi…
Infatti. Più che un corto è un piccolo film.
Come spiega l’incontro e l’empatia tra due entità considerate antitetiche come il Buio e la Luce?
E’ la Luce che viene a contatto con il Buio( infatti solo lei si presenta); non potrebbe essere il contrario perché a lui, il concetto di luce non interessa. Attraverso la personificazione della luce terrena lui scopre la propria fragilità e ne ha paura; per questo quando la sala si fa oscura lui, per la prima volta, ha paura di se stesso. Con il Buio ho voluto rappresentare la razionalità che prende il sopravvento sull’anima
Cosa lega queste due entità?
Non è amore perché il buio non lo contempla, solo la Luce. Lui è turbato da lei e ne sente la presenza, si stabilisce un legame perché lei lo mette in contatto con la sua emotività
Come nasce il suo rapporto di stima e amicizia con Vincenzo Salemme?
Ho conosciuto Vincenzo perché ero stagista al teatro dell’ Opera, abbiamo legato subito e mi ha proposto di assisterlo nella regia di “Bello di Papà”…per poco non mi veniva un colpo per la felicità: era il mio mito!
Un aneddoto che vi riguarda?
Mentre ero assistente alla regia ho annotato su dei fogli tutti gli insegnamenti e i consigli che impartiva nel corso delle prove. Alla fine delle repliche glieli ho consegnati, è rimasto piacevolmente stupito
Gli insegnamenti più preziosi?
Rispetto, disciplina, umiltà
La soddisfazione più grande?
Oltre agli applausi di tre minuti alla prima del corto, la chiamata di Salemmme che si complimentava per il mio lavoro. Sapendo che lui non è tipo da dispensare elogi, ho ricevuto una grande forza
Progetti futuri?
A settembre 2008 la fiction “Provaci ancora prof. 3″ per la regia di Rossella Izzo.
Parteciperò poi a parecchi congressi per la SMA (atrofia muscolare spinale) , problema affrontato nel mio cortometraggio che sta diventando uno spot… Sono legato molto alle famiglie dei malati e spero di donare luce a tutti i bambini affetti da questa forma in particolare al mio amico Alessandro Magnani.
In Treatment
15 Ottobre, 2008 di Simona Custagliola
Categoria Tv
La HBO dopo successi come Sex and the City, I Soprano e Six feet under propone una serie oltremodo insolita, lontana dai canoni e dagli stereotipi di cui sono pieni i palinsesti televisivi.
La prima serie, in onda già dal 21 Settembre su Sky, consta di 43 episodi giornalieri nei quali si assiste alle sedute psicanalitiche di cinque personaggi diversi guidati nell’esplorazione del proprio inconscio dallo psicoanalista Paul Weston (Gabriel Byrne). Il lunedì è di Laura, giovane anestesista alle prese con i suoi problemi affettivi e palesemente innamorata di Paul; il martedì tocca ad Alex, pilota della marina traumatizzato dalla sua esperienza in Iraq dove ha ucciso anche dei bambini; il mercoledì viene analizzata Sophie, sensibile e problematica adolescente con manie suicide; il giovedì è il turno di Jake ed Amy, coppia in crisi provata da anni di tentativi di concepimento di un figlio; il venerdì è lo stesso Paul, terapista sempre in bilico tra fedeltà all’etica professionale e coinvolgimento soggettivo nei confronti dei suoi assistiti, a sottoporsi all’analisi affidandosi a una sua vecchia amica e collega: Gina.
Giorno dopo giorno, seduta dopo seduta, il pubblico impara a conoscere e a identificarsi nei problemi di ogni paziente e del loro terapista destreggiandosi tra complessi edipici, sensi di colpa, complessi di inferiorità, narcisismi ed altre problematiche emotive e psicologiche mai trattate banalmente e mai rese poco fruibili. In effetti, il segreto della buona riuscita di questa serie televisiva sta proprio nell’utilizzo dei dialoghi e nella sceneggiatura minuziosamente curata: ogni personaggio, infatti, è affidato ad uno sceneggiatore diverso che ne descrive i tratti mentali e biografici in modo coerente e lineare affinché il tutto risulti chiaro ed uniforme allo spettatore. La regia di Rodrigo Garcia e la scena sono trattate in modo solo apparentemente semplicistico: per circa mezz’ora si osservano due attori che dialogano ripresi in continui primi piani, lo spazio piccolo e limitato è quello dello studio dai colori e dall’arredamento quasi alienanti. Il ritmo è lento e regolare e i colpi di scena sono dati semplicemente dalle rivelazioni dei pazienti tramite il mirato, logico e magistrale uso delle parole. La colonna sonora è quasi inesistente. Tutto ciò, fa sì che il pubblico può facilmente immedesimarsi negli stati d’animo di chi parla. In Treatment diventa, così, la prova che, nonostante l’assenza di azione comunemente intesa, un tipo di narrazione fatta di elementi ben amalgamati può rendere un prodotto ugualmente ed estremamente avvincente, facendo risultare impossibile per lo spettatore non appassionarsi alle vicende dei protagonisti.
Visite Guidate nei Luoghi del Cinema Partenopeo
14 Ottobre, 2008 di Antonio Canitano
Categoria Cinema
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E’ stato presentato presso la sala conferenze dell’ex Ospedale Pace a Napoli (via Tribunali 227) “Le location che abbiamo in Comune” , progetto organizzato da Campania Movietour in collaborazione con la Mediateca S. Sofia dell’Assessorato alle politiche giovanili del Comune di Napoli e con la IV Municipalità. Attraverso una serie di visite guidate, l’iniziativa Read more
I Corti dal Mondo
14 Ottobre, 2008 di Antonio Canitano
Categoria Cinema
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Nell’ambito della Rassegna Stabile “I Corti dal Mondo” l’Associazione Zephir, in collaborazione con il Centro Europeo Studi di Nisida, ha inteso promuovere degli incontri\dibattiti che, partendo dal tema della devianza minorile, propongono degli spunti di riflessione e di conoscenza delle attività culturali ed artistiche che hanno per protagonisti i minori. Read more




