Napoli Film Festival in arrivo
24 Maggio, 2010 di Francesca Bianco
Categoria News
È partito sabato 8 maggio, il primo passo del Napoli Film Festival 2010 che si svolgerà dal 5 all’11 giugno a Castel Sant’Elmo, ovvero la maratona di produzione cinematografica Schermo Napoli Quick che, dopo la prima edizione sperimentale del 2009, vedrà in gara dieci giovani registi campani. Nell’arco di 50 ore le troupe iscritte hanno realizzato un cortometraggio della durata di 5’, affrontando tutte le fasi del processo di creazione cinematografica. La sezione quest’anno ha messo alla prova i giovani autori su un tema comune, il Museo del ‘900 a Napoli che è stato inaugurato da poche settimane nelle sale del carcere alto di Castel Sant’Elmo. I registi hanno scelto una delle opere esposte nelle sale del museo, e dall’arte hanno tratto l’ispirazione per la scrittura della sceneggiatura, la realizzazione delle riprese e il montaggio. Dopo aver visitato il museo i partecipanti sono stati abbinati per sorteggio a una citazione tratta da un film della tradizione cinematografica campana. I cortometraggi realizzati verranno poi mostrati durante il Napoli Film Festival e, in seguito, alla libreria Fnac di Napoli. Assisteremo quindi a Inestricabile, cortometraggio realizzato da Marinella Ioime, e a Festa di Maurizio Petti, seguiranno Art.1 di Enrico Morabito e L’audizione di Nenè di Fabiola Catapano. Per finire poi con Five Times Smile Plus One, Senza Titolo e Rumore, rispettivamente di Loris Arduino, Enzo Pizza e Antonio Avossa. Tutti traggono spunto da un’opera esposta al museo, si va da La Matassa di Francesco Galante a Festa Festa Festa di Luciano Caruso passando per La scultura di Luigi Mainolfi. Ognuno inoltre ha una citazione in abbinamento, si passa così dalla frase pronunciata da Marcello Mastroianni a Massimo Troisi “Abbiamo parlato di tutto per non parlare di niente”(Che ora è di Ettore Scola 1989) fino a quella recitata dal principe della risata in Tototruffa “Lo so dovrei lavorare invece che cercare dei fessi da imbrogliare, ma non posso, perché nella vita ci sono più fessi che datori di lavoro”. Al migliore andrà una targa e il premio Vip Edizioni Grafiche.
Cinema e musica al Lanificio
22 Febbraio, 2010 di Roberto Strino
Categoria Cinema
Nel cuore di Napoli, a due passi da piazza Garibaldi, entrando in un portone di legno con su scritto Lanificio c’è, appunto, il Lanificio 25. Al pari di un Basement newyorchese arredato a loft, il locale ha accolto nel suo grembo, la sera del 21 febbraio 2010, un evento molto pretenzioso, in senso buono, per la quotidianità napoletana. Dopo la conclusione del festival “O’Curt”, è stato proiettato il cortometraggio “Nata iurnata”, della regista francese Sung-A Yoon. La proiezione, durata circa un quarto d’ora, ha narrato del ripetitività delle giornate vissute nel capoluogo campano, che spesso sfociano nella sensazione di vuotezza totale, sentimento espresso appieno dall’abile regia della giovane filmaker.
Il concept e i testi delle immagini sono basati sull’omonima canzone di Svez, rapper napoletano appartenente alla celeberrima crew dei 13bastardi, che dopo i titoli di coda è salito sul palco e si è esibito, marcando ancor di più il potere delle parole di Nata Iurnata, questa volta con un beat aggressivo a metà tra il Dub e l’Hip Hop Old School. Il pubblico ha risposto bene a giudicare dalla folla presente alla proiezione(con caccia alle sedie libere), ma non sono mancati commenti negativi, durante e alla fine del corto. La domanda che sorge spontanea è: possono esistere serate del genere, dove la cultura e il mondano vanno a braccetto, anche se non supportate da un festival o usate come trampolino di lancio di un locale per vendere consumazioni? Il clima della Francia del ‘68, dove i registi salivano sulle uscite art nouveau delle metropolitane e raccoglievano il silenzio degli ascoltatori decantando nuove prospettive filmiche, dove i poeti sbarravano i cancelli delle università ad appoggiare il seme del coinvolgimento sulle bocche dei ragazzi, potrà mai essere visto, nel suo caos genuino, in un altro tempo e in un altro luogo, magari in uno dove il caos non è mai stato genuino, come la città di pulcinella?
Sala Buia
28 Ottobre, 2008 di Barbara Carrer
Categoria Cinema
“Ma tu quanta luce possiedi?”
“Quanta basta per accarezzare i fiori e farli sorridere quando mi guardano”
“Io guardo te e vedo sorridere i fiori…”
Non si tratta, come potrebbe sembrare, di un dialogo tra innamorati, ma di uno scambio di emozioni tra due protagonisti insoliti e apparentemente inconciliabili: il Buio e la Luce.Ce lo racconta in modo profondo, garbato e a tratti struggente, Barbato De Stefano nel cortometraggio “Sala buia” di cui è regista, produttore, sceneggiatore e interprete insieme a Cristina D’Alberto, Bianca Galvan e il giovane Giuseppe De Stefano, fratello dell’autore. Quest’ultimo, dopo gli studi di recitazione all’Accademia “Mario Riva” e il debutto in teatro nella Compagnia Italiana di Operetta, ha collaborato come assistente alla regia alle ultime produzioni di Vincenzo Salemme “La vedova allegra” al teatro dell’Opera di Roma e “Bello di Papà”. E’,tuttavia, con “Sala Buia”che il giovane artista campano si accosta al cinema e lo fa nel modo più completo: da autore. Presentata con grande successo in anteprima il 15 maggio a Roma e riproposta nell’ambito dell’”Isola del Cinema”, l’opera dalle forti influenze teatrali , si caratterizza per il suo essere delicata, slegata dalla dimensione temporale e lontana dai ritmi stile flash-back tipici del Corto. Un brusco risveglio alla realtà, senza tuttavia staccarsi dalla dimensione poetica, in un finale inaspettato che fa riflettere…
Come nasce l’idea di questa storia non convenzionale?
Nasce da un moto di indignazione per l’immobilismo e l’apatia della nostra società: non è possibile che chi è in grado di saltare, cantare, recitare non lo faccia. Ho scritto il soggetto in una delle tante tratte in treno, anche se sono convinto che l’idea, come sosteneva Michelangelo, fosse già lì, bastava avere la sensibilità per coglierla
Ha da subito pensato ad un cortometraggio o l’idea si è modificata in divenire?
Prima avevo ipotizzato una poesia, poi ho capito che poteva essere sviluppata diversamente, quindi ho realizzato i dialoghi e pensato ai ruoli
Perché “Sala Buia”?
E’ un termine che appartiene al gergo teatrale, ambito che amo, in cui ho trascorso molto tempo e che mi fa sentire a casa. Con questa formula il direttore di palco comunica al responsabile di sala di spegnere le luci perché lo spettacolo sta per iniziare. Il momento clou del Corto è proprio quello in cui il teatro si oscura e il Buio prende coscienza della propria fragilità e si spaventa di se stesso
Un giovane con talento e un progetto da realizzare come il suo è costretto ad autoprodursi?
Avevo un forte desiderio di realizzare il mio sogno e, poichè i fondi mi erano stati negati in quanto ancora sconosciuto nell’ambiente, ho deciso di autoprodurmi. Il timore più grande era quello che mi rubassero l’idea dal momento che ne avevo parlato con parecchi addetti ai lavori
Il loro commento?
Sostenevano che l’idea non avrebbe funzionato, che mancavano i tempi incalzanti tipici del Corto e la struttura per una sceneggiatura, ma io lo volevo esattamente così: un climax lento, come un suono che arriva all’improvviso, da lontano, un divenire in crescendo…
Quindi un cortometraggio atipico, fuori dagli schemi…
Infatti. Più che un corto è un piccolo film.
Come spiega l’incontro e l’empatia tra due entità considerate antitetiche come il Buio e la Luce?
E’ la Luce che viene a contatto con il Buio( infatti solo lei si presenta); non potrebbe essere il contrario perché a lui, il concetto di luce non interessa. Attraverso la personificazione della luce terrena lui scopre la propria fragilità e ne ha paura; per questo quando la sala si fa oscura lui, per la prima volta, ha paura di se stesso. Con il Buio ho voluto rappresentare la razionalità che prende il sopravvento sull’anima
Cosa lega queste due entità?
Non è amore perché il buio non lo contempla, solo la Luce. Lui è turbato da lei e ne sente la presenza, si stabilisce un legame perché lei lo mette in contatto con la sua emotività
Come nasce il suo rapporto di stima e amicizia con Vincenzo Salemme?
Ho conosciuto Vincenzo perché ero stagista al teatro dell’ Opera, abbiamo legato subito e mi ha proposto di assisterlo nella regia di “Bello di Papà”…per poco non mi veniva un colpo per la felicità: era il mio mito!
Un aneddoto che vi riguarda?
Mentre ero assistente alla regia ho annotato su dei fogli tutti gli insegnamenti e i consigli che impartiva nel corso delle prove. Alla fine delle repliche glieli ho consegnati, è rimasto piacevolmente stupito
Gli insegnamenti più preziosi?
Rispetto, disciplina, umiltà
La soddisfazione più grande?
Oltre agli applausi di tre minuti alla prima del corto, la chiamata di Salemmme che si complimentava per il mio lavoro. Sapendo che lui non è tipo da dispensare elogi, ho ricevuto una grande forza
Progetti futuri?
A settembre 2008 la fiction “Provaci ancora prof. 3″ per la regia di Rossella Izzo.
Parteciperò poi a parecchi congressi per la SMA (atrofia muscolare spinale) , problema affrontato nel mio cortometraggio che sta diventando uno spot… Sono legato molto alle famiglie dei malati e spero di donare luce a tutti i bambini affetti da questa forma in particolare al mio amico Alessandro Magnani.




