Riccardo ama Riccardo
2 Febbraio, 2010 di Claudia Barbarino
Categoria Teatro
Riccardo duca di Gloucester è solo. Solo sulla scena a fare i conti con se stesso e le sue malefatte. Così Oscar de Summa, giovane e capacissimo attore e regista, presenta il Riccardo III, tratto dall’omonimo dramma storico di Shakespeare, al Teatro civico di Caserta. «Coscienza codarda, perché mi tormenti?» Le sue parole sono scandite dai rintocchi del bastone che sostiene il suo corpo menomato. Per lui, che è zoppo e storpio, a corte non c’è posto: «Io deforme, truffato dalla maligna natura, io non posso». Lui non può. E per questo, soffre e invidia. È ossessionato dall’idea di possedere la corona che gli permetterà finalmente di vivere la vita che vuole. Brama la corona, e per ottenerla non si esenta dal mettere in atto una serie di crimini orrendi. Elimina il fratello maggiore, Giorgio, duca di Clarence. L’altro fratello, Edoardo IV re d’Inghilterra, saputa la notizia della fine di Giorgio, muore di crepacuore. Fa uccidere il ciambellano di corte, lord Hastings. Non ha pietà nemmeno dei nipotini, eredi al trono. È un Riccardo consumato dalla passione e dal desiderio di indossare la corona che, finalmente, riesce ad ottenere. E dopo i nemici, sarà il turno dei fidati a perire sotto il colpo delle sue pazzie. De Summa mette sulla scena i dialoghi fittizi con gli altri personaggi della tragedia. Con Buckingham, ad esempio, che lo ha supportato nella sua scalata al potere. Ottima la pensata del regista e attore di tentare di sdrammatizzare. «Posso chiamarti Bucky?», chiede confidenzialmente Riccardo al suo complice. O il leale luogotenente Ratcliff sembra quasi fare da spalla in una scenetta comica durante la stesura di una lettera da parte di Riccardo alla madre: lo spietato futuro re d’Inghilterra gioca sull’uso della punteggiatura, citando, dunque, la famosa scena della lettera di Totò e Peppino. Grazie alla sua bravura, De Summa passa dal tono ilare a quello tragico con velocità e fluidità. E il discorso è ancora incentrato sulla malvagità del protagonista che alla fine è divorato dai rimorsi di coscienza. I battiti di una campana a morto fanno da sottofondo agli incubi di re Riccardo popolati da tutti quelli a cui ha inflitto dolore. È un uomo, ora, debole, che invoca aiuto, che vuole fuggire da se stesso. E’ una creatura disperata e tormentata che non ha fatto altro che amare la sua stessa persona. «Riccardo ama Riccardo» dirà in preda al delirio. In sogno gli viene predetta la tragica fine. Il re, infatti, cadrà per mano di Richmond durante la battaglia di Bosworth. Le luci e le ombre rendono l’atmosfera particolarmente grave. «E’ la coscienza che ci rende vivi», recita ancora il re, prima che le luci si spengano su di lui. Sulla scena c’è Riccardo, che incarna l’umanità, molto spesso, vittima di se stessa. Il pubblico, costituito per la maggior parte da giovani, ha risposto con applausi calorosi: al genio di William Shakespeare e alla straordinaria performance di Oscar de Summa.
La ‘Gioconda Nuda’ Star Alla Rassegna ‘Il Genio Fiorentino’
22 Aprile, 2009 di Gianni Tortoriello
Categoria Arte
La fortuna e i ”misteri” della Gioconda di Leonardo da Vinci saranno al centro di un grande evento espositivo che dal 13 giugno al 30 settembre a Vinci (Firenze) presentera’ oltre 5.000 immagini fra opere e documenti, compresi dipinti del XVI secolo in mostra per la prima volta, legati alla fama di Monna Lisa. L’anteprima della rassegna avverra’ il 16 maggio, in occasione del festival ”Il Genio Fiorentino 2009”, promosso dalla Provincia di Firenze. Sara’ presentata anche una ”Gioconda nuda”, un’opera attribuita in antico allo stesso Leonardo. Read more




